Musica/ Da Mogol un inno per l'Italia

Venerdì, 9 gennaio 2009 - 09:51:00


Mogol

Di Giovanni Bogani

Testo di Mogol, musica di Oscar Prudente. E già per questo, non è una canzone qualsiasi. Ma c'è di più. 29 settembre 2008. Un avvocato appassionato di musica, Renzo Gambi, invita ad un incontro al Rotary fiorentino Mogol. A cena, Mogol racconta di aver scritto una canzone dedicata all'Italia. A tavola c'è anche Francesco Cofone: musicista, cantante, ex allievo di Mogol al laboratorio del Cet. Mogol dà all'amico il permesso di rivisitare quella canzone dimenticata.

E' praticamente un inedito. Ed è quasi un possibile inno nazionale alternativo. E' stata suonata nei giorni scorsi, al teatro Comunale di Firenze, durante la festa nazionale della bandiera. Si chiama, semplicemente, "La nostra canzone". Dedicata all'Italia. Un inno al nostro paese, alla sua bellezza, alla sua gente, firmato da Giulio Rapetti, in arte Mogol. Tremila canzoni all'attivo. Un frammento, e di quelli importanti, di storia della canzone italiana. L'ha riarrangiata, con ritmi mediterranei, il cantautore Francesco Cofone, calabrese, 45 anni, tutto il contrario di un cantante "da cerimonia". Uno che ha cantato per anni nelle strade, intorno a piazza Signoria, e che poi per dieci anni ha animato un locale che viveva di cantautori: un Folkstudio in riva all'Arno, da dove sono passati anche Simone Cristicchi e Povia.

Mercoledì 7 gennaio, ecco il concerto per i 212 anni del tricolore italiano, organizzato dal Rotary di Firenze in collaborazione con la banda dell'Arma dei Carabinieri. La banda dei Carabinieri suona benissimo, ottoni levigati e perfetti, come un solo strumento. Ma il momento di maggiore emozione sono i minuti nei quali Cofone presenta al pubblico la canzone di Mogol.

Chitarre in primo piano, ritornello accattivante, parole che possono muovere emozioni profonde. Un inno nazionale "pop", orecchiabile, facile. Da tanto tempo si parla di mandare in pensione l'inno scritto da Goffredo Mameli: del quale nessuno, diciamo la verità, riesce mai a ricordare più di una strofa.

"La canzone – racconta Cofone che canta, suona la chitarra, compone, ha pubblicato un primo disco indipendente e presto ne inciderà un secondo con collaborazioni importanti, tra cui quella con Stefano Bollani – è stata scritta vent'anni fa e non ha avuto fortuna". Mogol la affida ora ad un suo allievo prediletto: "Mi ha davvero commosso sentir dire da Mogol che una mia canzone, 'Il pensiero', dedicata a mia madre, è un capolavoro", ricorda Cofone. Piacerà? Gli ingredienti ci sono tutti, per andare dritto al cuore degli italiani e volare nelle classifiche.

Ecco il testo integrale

Come bella com'è verde la mia terra/ In attesa del bel tempo che verrà/ Con l'inverno sui capelli e l'estate in fondo al cuore/ Lascio andare la mia mente...dove va/ Sono felice...di vedere il mio respiro/ Che diventa nebbia allegra che va su/ Quando i boschi all'imbrunire/ Sono viola e rosso acceso/ Scorgo il sole tra il fogliame che va giù/ Ritornello: Ah Italia...i germogli sopra i rami sono pronti a rifiorire/ Ormai la tua gente è quasi pronta anche se sotto voce ancora canta/ No...non svanire quella nube trasparente resti ancora in mezzo al blu/ Di lassù le autostrade coi trenini di lassù sembra un mondo di bambini/ E giocar col vento caldo e con le vele col profumo delle arance i sogni miei/ Respirare tutti insieme palpitando accanto a voi che sul campo lotterete anche per noi/ Ah Italia...dalle Alpi al mare Ionio corre un brivido nel cuore dentro noi torna vivo il sentimento che alzerà l'entusiasmo come il vento/ Ah Italia...la Sardegna e la Sicilia i gioielli da salvare/ Ormai la tua gente è quasi pronta anche se sotto voce ancora canta/ Ah...Italia...quella primula nascosta gialla gialla esploderà/ Ormai la tua gente è quasi pronta anche se sotto voce ancora canta/ Ehh le montagne..quest'inverno sono azzurre come il cielo sopra il mare/ Dentro noi...torna vivo il sentimento che alzerà l'entusiasmo come il vento/ Ahh volare come aquile reali fiancheggiando le pareti/ Di lassù... le autostrade coi trenini di lassù sembra un mondo di bambini.

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