Clirim Muça, dall'Albania il 'poeta clandestino' & editore multietnico: "Scrivo per combattere le discriminazioni"
Mercoledì, 12 agosto 2009 - 10:25:00
LA POESIA ANCORA DI SALVEZZA - Lentamente, per il poeta clandestino le cose migliorarono. Ma dovranno prima passare cinque infiniti anni di umiliazioni, prima che finalmente Muça riuscisse a regolarizzare la sua permanenza nel nostro paese. Nel frattempo non aveva mai smesso di scrivere, anche nei momenti più neri, consapevole che solo la poesia non l’avrebbe mai abbandonato. L’intellettuale Muça (che lasciando l’Albania fu costretto a interrompere gli studi universitari) passava i pochi momenti liberi nelle immense librerie milanesi, leggendo le raccolte dei nostri poeti. “Adoro Alda Merini, la sua spudorata sincerità, la sua capacità di parlare a tutti. La maggior parte dei poeti italiani, a differenza sua, purtroppo usa un linguaggio incomprensibile al lettore comune”, spiega.
IL RAZZISMO - Negli anni Novanta, agli occhi di gran parte degli italiani, gli albanesi erano visti negativamente come oggi i romeni: lo stereotipo imposto dai media prevedeva che fossero tutti ladri e delinquenti. Anche Clirim Muça è stato vittima del razzismo: “Ci sono stati brutti episodi che mi hanno fatto stare male. Ma ho sempre lottato per integrarmi e per far vedere agli italiani il vero volto degli albanesi!”.
LA LINGUA - Ma la sfida quotidiana del nostro è anche letteraria. “Sin dal mio arrivo a Milano ho deciso di scrivere le mie poesie direttamente in italiano, con cui fin da ragazzo aveva familiarizzato grazie alla televisione. L’Italia, che amo, è la mia seconda patria anche dal punto di vista linguistico”. Su questo passaggio, Muça ha scritto i versi straordinari di “Alla lingua albanese”: “Io, poeta / mesto traditore della lingua dei miei avi, / ho chiuso con lei come se si fosse trattato / di una semplice storia d’amore. / Armato di un’altra grammatica e sintassi, / guido i miei versi nella battaglia / compiaciuto dal ritmo e dai suoni nuovi, / ebbro dalla loro allegria. / Ma a volte mi duole la mia prima lingua / come la gamba tagliata del soldato ferito in guerra…”.
LA CASA EDITRICE MULTIETNICA - Gli anni passano, e nel 2005 Muça avvera un sogno: fonda Albalibri (www.albalibri.com), la sua casa editrice che, a differenza della maggior parte dei piccoli editori italiani (“Ma sarebbe più corretto definirli stampatori…”, sottolinea), non chiede soldi ai suoi autori. “Ho provato per anni a mandare in giro le mie poesie. Rispondevano tutti dicendo che erano belle, ma poi per pubblicarle mi chiedevano duemila euro. Assurdo”. In breve il grande pubblico si accorge del poeta (ormai ex) clandestino. Muça è invitato in televisione (tra le altre, Rai2 e Rai3), nei festival letterari, di lui scrivono i principali quotidiani nazionali, e arrivano pure numerosi premi. “Non mi interessa la gloria. Non scrivo per soldi, ma perché la poesia mi riempie la vita”. E a questo proposito, così Muça recita in “Poesia”: “Poesia, mia gioia segreta / non sono in molti a sapere / le meraviglie della mia anima. / Poesia, mia tristezza, / accresci il dolore / che l’anima deve sopportare”.
FIDUCIA NEL FUTURO - Nelle sue intense liriche, Clirim Muça (che ha pubblicato anche una raccolta di racconti, una di drammi teatrali e una di haiku, oltre a ben cinque di poesie) non racconta solo di clandestinità e nostalgie, ma pure di immersioni catartiche nella natura e, soprattutto, di quanto possa rivoluzionare positivamente un’esistenza l’amore: “Lascia parlare il corpo, / le tue labbra unite alle mie / e leggi il segno della mia mano tremante / mentre t’accarezzo il volto. / Non parlare, ti prego! / Non ora, non questa volta” (da “Non parlare, ti prego!”). Perché è soprattutto grazie all’amore che il poeta clandestino non ha mai smesso di guardare oltre.



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