Da Genova a L'Aquila: ecco che fine ha fatto il movimento No-Global

Mercoledì, 1 luglio 2009 - 16:50:00

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Sono passati solo 8 anni, ma il G8 di Genova nel 2001 sembra storia lontana. Dal 19 al 22 luglio per le strade e i vicoli del capoluogo ligure sfilarono circa 220 mila persone: non c’erano solo i black bloc che misero a ferro e fuoco la città, ma soprattutto donne e uomini che volevano manifestare le loro idee e la loro partecipazione ai grandi temi del mondo.

L'IMPORTANZA DEL WEB - E oggi? Che cosa è rimasto di quel vasto movimento, che coinvolse cattolici e laici, centri sociali e suore? Non è scomparso. In questi otto anni si è mobilitato più volte. Oltre alla piazza il movimento ha usato, per le sue campagne, internet. Contro la guerra in Iraq sono scesi per le strade di Roma, il 15 febbraio 2003, 3 milioni di manifestanti; in Val Susa per dire no alla Tav erano 80 mila.

IL G8 DE L'AQUILA - Oggi, alla vigilia del G8 de L'Aquila, il movimento si presenta più frammentato ed eterogeneo, come spiega Donatella Porta. La docente di Scienze Politiche a Firenze ed esperta di movimenti e partecipazione, inizia dal G8 di Genova del 2001: "Credo che abbia lasciato molto in eredità perché ci sono reti che si sono formate a partire da quella esperienza e alcuni modi di intendere e organizzare la protesta sono rimaste esperienze importanti. L'incontro fra diversi gruppi ha creato legami di reciproca fiducia e credo che tutto questo si mantenga.

jovanotti g8
Jovanotti scrive al presidente del Consiglio sul G8 de L'Aquila
C'è un andamento ciclico nella dinamica dei movimenti: in alcuni momenti sono più visibili, in altri meno. Non sappiamo quante persone si mobiliteranno per il G8 dell'Aquila, ma sappiamo già che i gruppi che invitano alla protesta sono inferiori a quelli del Genoa social forum. Tuttavia non si può mai dire: l'esperienza ciclica porta a osservare che, da un'ondata di protesta alla successiva, molte cose si ripetono e contano molto le risorse accumulate nelle ondate precedenti. L'esperienza di Genova, per esempio, ha dato molto alle nuove generazioni mobilitate nell'interesse della politica, come il movimento studentesco dell'Onda, i comitati “No Dal molin” e “No Tav”: tutte risorse che saranno a loro volta importanti per nuove forme di protesta.


Cose Nostre/ G8 di Genova, le verità nascoste
Guarda il videocommento di Affaritaliani.it

"UN MOVIMENTO PIU' ETEROGENEO" - Forme di protesta portate avanti da gruppi in continua mutazione: "Il movimento è molto eterogeneo al suo interno e ha rappresentato una importante spinta al cambiamento in molte realtà storicamente presenti in Italia, tra cui l'Arci ma anche aggregazioni di area cattolica che hanno avuto “contaminazioni” con altre realtà del movimento. Tuttavia, quando l'azione di piazza finisce le differenze vengono a galla e c'è una minore pressione a realizzare una piattaforma comune, quindi si tende a tirare i remi in barca e a fare più leva sulla propria capacità organizzativa.


Genova, otto anni dopo il G8
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Ma germi del cambiamento innescati dal movimento sono ancora attivi. Va osservato che, mentre i precedenti luoghi di protesta erano la politica istituzionale e i partiti, con questi fenomeni più recenti il canale della politica è stato chiuso o considerato come tale, anche perché la condizione del Pd e la frammentazione della sinistra non hanno certo facilitato l'ingresso di nuovi attivisti che, piuttosto, hanno preferito impegnarsi su fronti quali il commercio equo e solidale, la comunicazione alternativa, la formazione e la promozione di stili di vita e di consumo alternativi.

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