La morte attraverso le epoche e le civiltà artistiche
Di Iskra Naydenova Cannizzaro
Il legame sottile tra la vita e la morte rappresentato dai più grandi pittori, scultori e artisti, dalla decadenza medioevale fino all'epoca contemporanea. La paura, la sfida e l'attesa della morte, unica ispirazione di questi artisti. Nella nostra società, caratterizzata dall’orrore della vecchiaia e dalla ricerca di un’eterna giovinezza e bellezza, mostrare la morte sembra quasi fuori luogo. Eppure è uno degli argomenti che da sempre ossessiona il mondo dell’arte e delle scienze: dipingerla e darle forma è l’unico modo per esorcizzarla. Al Museo Maillot di Parigi, Masaccio, Boltanski, Caravaggio, Giacometti, Georges de la Tour, i fratelli Chapman e tanti altri protagonisti dell’arte mostrano la morte attraverso 160 opere macabre con quadri, sculture, fotografie, video e installazioni nell’esposizione ‘C’est la vie! Vanité de Caravage à Damien Hirst’.
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Un percorso storico che mostra come l’idea della morte sia sempre stata presente nelle diverse civiltà: dal medioevo, passando per il XVII secolo, fino ai surrealisti del XX, alla neo pop-art e all’arte contemporanea.
E oggi, tra i teschi ripresi dalle passerelle di moda per stamparli sulle t-shirt e appenderli al collo delle modelle, fino alle ossa e ai simboli della morte indossati dai leader dei gruppi rock-metal, possiamo dire che la morte è ancora viva e vegeta, nonostante si tenti in tutti i modi di allontanarla. L’esposizione è suddivisa in tre periodi. Nel primo, il ‘Tempus Fugit’ degli antichi, i visitatori possono ammirare i mosaici di Pompei caratterizzati dal culto del cranio e le rappresentazioni di danze macabre medioevali. Per un periodo consistente gli artisti del Rinascimento hanno imposto una pausa alla rappresentazione del tempo che passa inesorabilmente, per poi far risuscitare l’idea della morte attraverso la Natura Morta.
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Nel secondo periodo, ‘Dieu est Mort’ dei moderni, il percorso si sviluppa tra le due Guerre e nell’era industriale, con le opere e le allegorie della morte di Pablo Ricasso, Georges Braque e il catalano Miquel Barcelo. L’ultimo periodo, ‘S’en Fout la Mort’ dei contemporanei, propone una visione della ‘fine’ pop-art. I crani di Andy Warhol e i graffiti di Michel Basquiat rappresentano la morte attraverso i colori e la vivacità. Tutt’altro che macabra, l’esposizione sembra essere un inno alla vita, passata e futura, alla filosofia e al pensiero che vanno oltre i limiti, imposti appunto dalla vita. Direttore artistico del Museo Maillot è Patrizia Nitti, che inaugura il suo ruolo proprio con questa prima esposizione.



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