"Viva il grande Indro e il suo giornalismo civile"
| La lettera del lettore Gentile dott. Perrino, appena dopo aver scritto un pezzo in ricordo del sommo Montanelli, facendo un giro su internet mi sono imbattuto nel suo vecchio “speciale” (articoli + video) in cui raccontava la serata milanese in cui venne presentato “I conti con me stesso” (Rizzoli, 2009). Un servizio completo ed emozionante. Grazie! Con quella chicca di Cesare Romiti a tenere tutti in suspance… Sono rimasto alquanto colpito dalle (buffe) assonanze con ciò che avevo appena scritto. Assonaze sul tema (parlo anch’io della fede di Montanelli, un nodo gordiano..); assonanze sui nomi (Giorgio Torelli, Beppe Severgnini). Soprattutto anch’io apro il mio articolo descrivendo una serata montanelliana. La mia però è del ’94, a Firenze, alla presentazione de La Voce. Per tutti i presenti un’imperdibile show dell’Indro nazionale; per me, ventenne, -complice la passeggiata da Piazza SS. Annunziata alla trattoria Il Latini in compagnia del Nostro- una delle serate più belle della mia vita. Più che le similitudini, mi spinge a scriverle il desiderio di complimentarmi con lei per la passione montanelliana che è venuta fuori dalla sua penna. Si sente che l’ha molto amato. Non siamo rimasti in molti a ricordarlo. Peccato. Bisognerebbe fare di più per farlo conoscere a questi spenti giovani, non trova? E’ così moderno Montanelli, càspita! Sarcastico, a tratti esilarante, "cattivo" ma buono, saggio, più fulminante di un sms. E' così dannatamente cool... Cordialmente Valerio Pece |
Il direttore di Affaritaliani.it, Angelo Maria Perrino, risponde alla lettera di un lettore sul dibattito su Indro Montanelli.
Caro Valerio,
grazie per le sue belle parole. Io non posso definirmi un montanelliano poiché le circostanze della vita hanno voluto che nei momenti caldi di fine anni 70 venissi assunto giovanissimo al settimanale Panorama dove, nonostante il famoso slogan dei fatti separati dalle opinioni, la cultura e i valori erano fieramente di sinistra, l'opposto dei valori del grande Indro di quegli anni e del suo Il Giornale.
Cio' detto, non si può non amare un campione così eccellente della professione giornalistica. Che oggi soffre della mancanza di una qualità di cui Montanelli abbondava, ossia l'autonomia. Insieme con un' idea molto alta del nostro ruolo e peso professionale. E poi, come ho avuto occasione di osservare proprio recentemente quando ho conosciuto in un bar un giornalista che faceva parte di quella squadra, ho sempre ammirato nei montanelliani una grande cultura e una straordinaria diversità, che arricchivano di fascino la loro vis polemica, in forza di una certa, particolarissima visione del mondo. Ecco perché pur non essendo stato un montanelliano, oggi sento nel grande Indro (che mi ha regalato il privilegio di una delle mie prime interviste e che vedevo a pranzo o a cena alla Tavernetta del grande amico Elio) in qualche modo un grande progenitore. E talora, nello scrivere, mi ispiro a lui e alla sua prosa asciutta e sferzante. E quel libro di Montanelli che lei cita, e che, guarda le coincidenze, ho messo sabato sera in valigia contando di rileggerlo in vacanza, mi fa riflettere anche sul ruolo molto politico che egli assegnava a se stesso e al giornale. Anche io ho fondato un giornale, anch'io mi interrogo, invecchiando e crescendo in termini di responsabilità, sulla mia missione, sulla mia funzione civile, e sul mio carisma (ogni uomo ha un carisma, dice S.Paolo). E in questo-ossia nel ruolo primario che il giornale puo' svolgere, specie in momenti politicamente e socialmente confusi come l'attuale, sto intimamente evolvendo e sto diventando sempre più montanelliano.Viva il grande Indro dunque e viva il suo giornalismo civile, la sua ironia, la sua autonomia. La sua bandiera è da rispolverare.
Cari saluti
Angelo Maria Perrino
LO SPECIALE DI AFFARITALIANI.IT



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