Il caso editoriale/ D'Avenia, spunta il (presunto) erede di Paolo Giordano...
di Antonio Prudenzano
![]() Roberto D'Avenia |
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'Povero' Alessandro D'Avenia. Nella comprensibilissima ansia editoriale di dare un seguito (come d'altronde sta accadendo per i vampiri, il giallo all'italiana, il noir scandinavo alla Larsson, e come ormai appare inevitabile nell'epoca del trionfo del marketing e delle 'mode' anche quando si parla di letteratura...) al filone 'dei numeri primi', la Mondadori (che, sia chiaro, fa quello che in pratica fanno quasi tutti gli altri editori, e giustamente punta a vendere i libri) si è 'indirettamente inventata' il 'nuovo Paolo Giordano' (l'esordiente che ha firmato il bestseller 'La solitudine dei numeri primi', appunto, presto anche al cinema).
Il 32enne D'Avenia è l'autore di "Bianca come il latte rossa come il sangue", la cui copertina richiama quella del libro cult di Giordano, inutile negarlo.
Perché 'povero' D'Avenia? Perché, anche se il suo romanzo (per tutti i particolari sulla trama leggi sotto, ndr) c'entra oggettivamente poco con quello di Giordano, ormai il paragone è stato lanciato. E difficilmente abbandonerà lo scrittore-insegnante di lettere in un liceo... D'altronde, come evitare il confronto? Belli e giovani entrambi, stesso sottofondo malinconico, stessa attenzione per il mondo dell'adolescenza, Alessandro e Paolo sono destinati a essere accumunati. E non c'è nulla di male, anzi. Giordano, infatti, può anche non piacere a certa critica, ma ha venduto centinaia di migliaia di copie. Non si sa se D'Avenia ce la farà a ripetere l'exploit (buon per lui e per la sua casa editrice, nel caso), noi glielo auguriamo. Ma gli auguriamo pure che i suoi lettori amino (e comprino) il suo romanzo per quello che è, e cioè un libro carico di freschezza, il romanzo di una voce letteraria nuova ed entusiasta, forse un po' troppo buonista, ma senz'altro capace di raccontare con empatia un complesso universo di adolescenti alla costante ricerca di cantori.
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Nel bene e nel male, "Bianca come il latte rossa come il sangue", insomma, è e resta "Bianca come il latte rossa come il sangue". Niente di più, niente di meno. Per un nuovo autore, d'altronde, cosa c'è di più bello di sentirsi giudicato da critica e pubblico solo e soltanto per quello che si scrive, senza inutili paragoni, forzatissimi (se si esclude la copertina...)?
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LA TRAMA - Leo è un sedicenne come tanti: ama le chiacchiere con gli amici, il calcetto, le scorribande in motorino e vive in perfetta simbiosi con il suo iPod. Le ore passate a scuola sono uno strazio, i professori "una specie protetta che speri si estingua definitivamente". Così, quando arriva un nuovo supplente di storia e filosofia, lui si prepara ad accoglierlo con cinismo e palline inzuppate di saliva. Ma questo giovane insegnante è diverso: una luce gli brilla negli occhi quando spiega, quando sprona gli studenti a vivere intensamente, a cercare il proprio sogno.
Leo sente in sé la forza di un leone, ma c'è un nemico che lo atterrisce: il bianco. Il bianco è l'assenza, tutto ciò che nella sua vita riguarda la privazione e la perdita è bianco. Il rosso invece è il colore dell'amore, della passione, del sangue; rosso è il colore dei capelli di Beatrice. Perché un sogno Leo ce l'ha e si chiama Beatrice, anche se lei ancora non lo sa. Leo ha anche una realtà, più vicina, e, come tutte le presenze vicine, più difficile da vedere: Silvia è la sua realtà affidabile e serena. Quando scopre che Beatrice è ammalata e che la malattia ha a che fare con quel bianco che tanto lo spaventa, Leo dovrà scavare a fondo dentro di sé, sanguinare e rinascere, per capire che i sogni non possono morire e trovare il coraggio di credere in qualcosa di più grande.



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