Moda/ "I grandi brand vendono falso made in Italy a prezzi elevati". Il j'accuse di Federico Sangalli ad Affari

Giovedì, 30 aprile 2009 - 12:00:00

Cosa ne pensa di questo momento di crisi economica mondiale, ne risente?
Nell’alta moda io non ho crisi. Nella sartoria  do’ per scontato che tutti sappiano che alta moda è alta sartoria, anche se non è vero, non è così, molti confondono l’alta moda con le grandi griffe. E invece, l’alta moda è l’alta sartoria, il capo su misura fatto a mano, di alto livello, che ha un certo costo. In sartoria, da me c’è molta più richiesta, è un trend in atto dal 2005. Più si aggrava la difficoltà economiche e più crescono le richieste, mentre invece perdo alcune fasce di clientela, quelle che facevano magari una o due cose l’anno, però in compenso la fascia alta è quella che fa tanto di più di prima. Nel prèt –à- porter in generale si sente in giro il terrorpanico dei clienti, ma non vuol dire crisi reale, almeno per me. Anche quando parlo con i buyer, quelli grossi, intuisco che la crisi vera ad alti livelli non esiste.



Quindi la crisi secondo lei non è reale?
No, certo che esiste, la crisi è vera, ma per la middle class che ne è stata distrutta, una crisi cattiva, brutta. Il fatto che da me in atelier ci sia più richiesta testimonia che i ricchi sono sempre più ricchi e i poveri sono sempre più poveri. Ho perso la fascia medio/alta, ed è un segnale davvero negativo. La crisi è dal basso alla middle class ripeto, ma in certi settori, il mio per esempio, è più psicologica che effettiva.

Quali sono le cause delle difficoltà economiche nel settore moda e cosa suggerisce per la ripresa?
Penso che la crisi del comparto non è causata solo dalle condizioni economiche internazionali sfavorevoli ma è dovuta soprattutto ai tanti errori di comunicazione e di scelte strategiche che si stanno pagando gravemente.
Mi spiego. Quello che ho cercato di fare da subito, ma mi sembra che paghi, è stato di cambiare a livello comunicativo nel mio piccolo mondo. I risultati li ho visti molto velocemente, nel giro di 2 anni, ho avuto una esposizione molto elevata, 250 pagine di rassegna stampa su testate importanti. Inoltre, credo che sia fondamentale dare un chiaro segno di netto miglioramento anche sul piano della qualità del prodotto, cosa che i “vecchi” brand non stanno facendo. L’avere delocalizzato la produzione, per chi l’ha fatto, e l’ essersi riempiti tanto la bocca di “Made in Italy” è servito in realtà solo a realizzare un falsissimo Made in Italy” offrendo un prodotto che vale poco, e costa caro. Tutto questo, unito a leggi fortemente punitive in Italia per le piccole imprese, da 30 anni a questa parte, ha contribuito a distruggere anche l’alto lavoro artigianale.

Qual è stata la sua strategia fino ad ora?
Ho mirato in alto. Vedevo sempre la stanca testimonial di dubbio valore culturale, artistico, etc.etc.e ho pensato devo cambiare. Ho cercato di comunicare ad altissimo livello. Ho legato il mio brand a situazioni di alto profilo, come la danza della Scala, per esempio. Ho disegnato un paio di costumi di scena per Luciana Savignano che per ringraziarmi mi ha onorato della sua presenza danzando all’inizio della mia sfilata al Milano Collezioni di quest’anno. Non ho la presunzione di inventare niente di nuovo. Anche Gianni Versace in passato l’aveva fatto, ha disegnato gli abiti per la Savignano e per Maurice Béjart. Io non faccio altro che ripercorrere le strade che hanno fatto grande il Made in Italy in Italia e nel mondo, e le assicuro, non è un discorso intellettualistico.

E’ più importante il brand o il made in Italy?
In questo momento per come va il mondo. tutte e due le cose, inutile negarlo. Non posso dire che solo il Made in Italy è importante, anche la politica di branding è essenziale, senza alcun dubbio.

Qual è stato il maggiore sforzo nel percorso stilistico?
Il mio sforzo titanico è stato anche quello, fra tutto, di ritrovare le vecchie eccellenze italiane e rimetterle in gioco nelle mie collezioni di pret-à-porter, presentando un prodotto che costa sicuramente, ma non è caro, perché è la vera manodopera italiana, di mano italiana, quasi milanese, ed è prodotta tutta nell’hinterland. Non è il Made in Italy fatto a Prato o a Napoli da mano cinese o in Cina per il 70% e portato in Italia. Diciamolo, la crisi del fashion è dovuta anche a questo. Io ho clienti che vengono da me per farsi capi d’alta moda e che erano abituati a comprare prodotti da grandi griffe ma di cui ora si lamentano. Dicono per esempio che negli ultimi 3-4 anni i capi di cachemire, acquistati da note griffe, una volta lavati con la solita accuratezza diventano degli straccetti. Tornano in boutique a dirlo, e affermano di non volerne comprare più. Al contrario, i capi di cachemire di 20 anni prima delle stesse importanti griffe sono ancora belli e intatti. Questo mi dà la misura di errori strategici gravi che si stanno facendo, che si ripercuotono a livello nazionale per i laboratori di alto artigianato, e che hanno notevolmente inciso sulla crisi di grossi gruppi della moda.

Quali sono i vostri plus?
Noi compriamo solo tessuti d’alta qualità, al metro, li tagliamo, e li “costruiamo” addosso alla persona, anche per la sposa. E in più, facciamo ancora il defilè per l’Alta Moda ininterrottamente da 35 anni a questa parte, da quando c’era la zia e come faceva Chanel, con le mannequin che mostrano il numerino del capo in mano, conclude soddisfatto.

Progetti futuri?
Stiamo facendo intervenire su più fronti, nazionale ed internazionale, operatori istituzionali, Fondi di investimento ed advisor, nonchè partner finanziari piuttosto robusti, per canalizzare in maniera corretta per l'anno entrante il lancio in grande del brand. Ci siamo resi conto, e con noi i partners che ci stanno affiancando, che è il momento di fare un deciso salto dimensionale, dati i trend positivi e dati soprattutto i riconoscimenti di Buyers, stampa e a livello istituzioni moda, arrivati in così breve tempo. E volendo costruire qualcosa di solido e di ampio respiro, avendo poi, crediamo, davvero molto da comunicare e da fare, per storia, per cultura e per tradizione, oltre che dal punto di vista creativo, ci è sembrata la sola strada corretta. Ci teniamo a ribadire che siamo ancora una piccola realtà pur se in grandissima espansione e che sono solo due anni che abbiamo incominciato a distribuire in maniera minimamente strutturata la linea di pret-à-porter ed il marchio Federico Sangalli. L'incredibile esposizione mediatica, ripeto, in così poco tempo è, crediamo, il riconoscimento di un valore intrinseco della realtà che stiamo costruendo.

Previsioni di fatturato?
Dal 2007 ad oggi la crescita di fatturato annuo è stata, nel nostro piccolo, molto gratificante, e l'obbiettivo per il 2010, dati i presupposti in atto ed usando criteri più che prudenziali (quindi al ribasso) è di toccare e superare il milione di euro di fatturato.

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