Moda/ "La crisi si vince con il rigore. Un modello da seguire? Carla Bruni". Lo stilista Gabriele Colangelo ad Affari

Lunedì, 9 febbraio 2009 - 11:00:00

Di Enrica Governi

Il rigore e la compostezza degli abiti di Carla Bruni, moglie di Nicolas Sarkozy, sono perfetti in tempi di austerità e di crisi come questi”, afferma Gabriele Colangelo, 33 anni, talentuoso creativo di moda. “Considero Carla Bruni una bellissima donna, glamour e sofisticata, e credo che potrebbe sicuramente, fare tendenza. In un momento di crisi economica come quella attuale il suo look serioso, molto composto, direi quasi austero, credo che potrebbe essere un esempio per tutte le donne non solo in Europa, ma anche nel mondo, e dettare forse le regole per un nuovo stile. Inoltre, penso che il “rigore” degli abiti di “Madame Sarkozy” rispecchi in qualche modo il bisogno di una pausa di riflessione che noi tutti dovremmo prenderci, una sorta di panacea che non può che giovarci” . Chi pronuncia queste parole, a proposito di Carla Bruni è Gabriele Colangelo, giovane stilista milanese di 33 anni che firma una linea con il suo nome. E aggiunge: “sono convinto che ci sarà una nuova “renaissance” nel campo della moda e in tutti i settori in generale. Avverrà una sorta di “pulizia” di tutto ciò che è inutile, superfluo, e finalmente una rinascita delle persone e dei movimenti di pensiero che davvero valgono. E non a caso, in tempi come quello attuale, emergono nomi di nuovi designer nel fashion”, aggiunge Gabriele Colangelo, che dopo il successo della sua ultima sfilata di pret-à-porter primavera/estate 2009  a Milano Collezioni, ha sfilato di recente anche ad “AltaRoma”, ottenendo, ancora una volta, il consenso di stampa e di pubblico.


Gabriele Colangelo

Gabriele Colangelo, già da bambino vive e respira l’aria dell’atelier dei genitori, che posseggono da 30 anni una pellicceria a Milano, la Pellicceria Colangelo. Da ragazzo si iscrive all’Università Statale di Milano, alla facoltà di Lettere Antiche, ma nonostante i buoni risultati, dopo dieci esami non è più soddisfatto e abbandona gli studi. E’ così che, qualche anno dopo, nel luglio 2008,  tenta e vince “Who’s next”, un concorso indetto da Vogue Italia e da “AltaRoma” che lo fa decollare, consacrandolo, uno dei giovani creativi italiani più bravi.

Che cosa è per lei la moda?
"Per me la moda è perseguire un sogno, senza il “sogno” non c’è creazione, ed è questo che mi prefiggo di fare tutti i giorni quando creo un capo insieme ai miei collaboratori,. Inoltre, seguo sempre un “filologico”: il segreto è di avere una storia che ha una sua coerenza, e di portarla avanti, anche se i risultati qualche volta non sono immediati".

Tornando a Carla Bruni, le piacerebbe che la signora Sarkozy fosse testimonial della sua collezione?
"Certamente sì, mi piacerebbe, è una bellissima donna oltre che molto raffinata".

Come ha iniziato la sua carriera da creativo? Mi parli degli studi intrapresi e del suo percorso.
"Mi sono iscritto alla facoltà di “Lettere Antiche” alla Statale di Milano, ma essendo nato in una famiglia di artigiani di pellicceria non potevo che, prima o poi, seguire la stessa strada. La moda era il mio percorso naturale, ed è per questo che ho partecipato al concorso “Who’ s next?” nel 2008, e l’ho vinto. Qualche tempo prima, ed è durata qualche anno, ho avuto un’esperienza in Itierre (l’azienda di Ferrè e di Malo), che ringrazio fortemente, perché è stata un’ esperienza interessante che mi ha dato e mi ha insegnato moltissimo, dalla creazione di un bozzetto, -la mia fortuna è stata anche quella di saper disegnare- al prodotto finito, seguendo tutte le fasi della lavorazione di ogni capo. Fino a quando ho sfilato con la  prima collezione di pret-à-porter l’anno scorso a febbraio, sulle passerelle di Milano Collezioni, riscuotendo un buon successo".

A cosa si ispira quando crea un capo?
“Come dicevo poc’anzi, io seguo un “filologico”, ma soprattutto mi ispiro sempre ad un sogno. Mi invento una storia che mi piace, contemporanea, e ne seguo ogni suo aspetto dall’inizio alla fine. Non mi ispiro mai a cose vecchie o passate, anche se, naturalmente, è indispensabile avere sempre ben presente i dettami della moda trascorsa, una buona conoscenza della materia è indispensabile per potersi esprimere nel migliore dei modi".

Da chi è prodotta la sua collezione?
"Da un’azienda in provincia di Mantova".

Che cosa consiglierebbe oggi a un giovane stilista che come lei vuole inserirsi nel mondo così “agguerrito” del prèt-à- portér?
"Non mi stancherò mai di ripeterlo, di perseguire sempre un sogno, perchè è solo così che si arriva a creare qualcosa che potrà avere un futuro. Ma soprattutto, anche di non farsi abbattere mai dai momenti critici, e anch’io ne ho avuti, ma di andare avanti sempre dritti per la propria strada, costi quel che costi, tenendo sempre ben presente l’obiettivo. Io e i miei collaboratori lavoriamo tantissimo, io per primo che inizio anche prestissimo la mattina. e non so mai a che ora finisco, ma credetemi ne vale la pena”.



Chi ammira nel mondo della moda e perchè?
"Io mi ispiro a due creativi del passato, a Madeleine Vionnet, e all’americano Roy Halston. La prima era bravissima nei capi con le pieghe e i plissè, il secondo era famoso per le sue linee fluide e molto sofisticate".

C’è un ritorno all’artigianalità e al prodotto bello e ben fatto. Questo costituisce davvero l’arma vincente in un momento di crisi come l’attuale?
"Assolutamente sì. E’ essenziale e importante che il prodotto sia bello, i dettagli curatissimi, i tessuti scelti sempre con attenzione, le rifiniture perfette. Solo con un prodotto così perfetto riusciremo a contrastare la concorrenza, e di conseguenza il momento economico così difficile".

(Segue - "Nell'era di internet, i giovani devono mantenere la capacità di riconoscere la qualità dei tessuti al tatto")

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