Libri & Cinema/ In esclusiva su Affaritaliani.it un estratto da "Mike Leigh" (Isbn), in uscita il 25 febbraio

Mercoledì, 17 febbraio 2010 - 07:54:00

La scena iniziale – e certamente anche quella finale in cui Poppy e Zoe chiacchierano sulla barca a remi – sono due tra le scene più ottimiste di tutti i tuoi film. E lo spensierato giro in bicicletta è immediatamente seguito dalla scena nella libreria, che è molto divertente.

È la scena della libreria che conquista i dubbiosi. Alla fine siamo riusciti a ottenere quello che avevo previsto di fare – parlo di noi e poi di me perché si tratta di una collaborazione che, al di là di tutto, ho guidato io – perché Poppy è una giovane donna molto complessa ma anche molto semplice, onesta e disinvolta. Alcuni hanno notato che Poppy può ricordare il personaggio di Johnny in Naked anche se io non ci ho mai pensato mentre giravo il film. Ma credo che sia vero: sono infatti il rovescio della stessa medaglia. Sono entrambi personaggi in un viaggio picaresco, tutti e due interagiscono con altre persone, hanno un senso dell’umorismo schietto e sono bravi con le parole. E per quanto riguarda il loro punto di vista morale sul mondo, la posizione è la stessa. L’affermazione più ridicola che è stata fatta nei riguardi di Johnny in Naked è che fosse cinico è un idealista esattamente come Poppy. La differenza è che lui è un idealista frustrato, amareggiato e disilluso che ha una visione negativa del mondo, mentre lei è l’esatto contrario. Lui è spinto dalla rabbia e lei dall’amore. Lui ha un rapporto diverso nei confronti di quello che legge. Anche se non si vede mai Poppy con la testa immersa in un libro, ha letto diverse cose, che infatti cita spesso. Come dicevo, non ho mai pensato al rapporto tra i due personaggi mentre facevo il film e tanto meno alla somiglianza tra i due nomi, l’assonanza tra Johnny e Poppy è inconsapevole.

Pare che la scena più criticata – o che ha lasciato più perplessi – sia quella con il vagabondo. Qual è il motivo di quella scena?
Innanzitutto bisogna riconoscere che è solo una minoranza di persone a non aver capito quello a cui si riferiva quella scena o perché facesse parte del film. Ma la maggior parte ne è rimasta commossa. In parole povere, serve per approfondire la nostra conoscenza di Poppy. In quel momento lei si dimostra coraggiosa, istintiva, senza preconcetti e altruista. Stabilisce un immediato contatto con il vagabondo, cosa molto importante dal punto di vista spirituale. Gli scettici dicono che Poppy non sa stare zitta, ma sono stronzate. Nel momento in cui ha una crisi con un ragazzo in classe – e non si tratta di una crisi enorme – la vediamo andare a rifugiarsi in mezzo al verde, per riflettere, per raccogliersi nel suo spazio, nella sua mente. Per meditare. A un certo punto si è fatto tardi, è buio e lei sente una strana cantilena e senza preoccuparsi di nulla, visto che è una ragazza di città ed è abituata ad andare in giro, trova quel tipo con cui stabilisce immediatamente un rapporto. E allora diventa una questione privata.

Cosa ti ha spinto a popolare Happy-Go-Lucky di così tanti insegnanti, ognuno con un diverso livello di abilità?
Dicevo di aver avuto l’idea dello spirito del film, ma non sapevo che sarebbe diventato un film sull’educazione. La storia ha cominciato a prendere forma man mano che si progrediva e io continuavo a esplorare. Poppy e Zoe sono brave insegnanti. Heather, la preside, è sicuramente una bravissima insegnante e anche la loro amica, lo puoi dedurre dal suo modo di fare. L’insegnante di flamenco è brava ma non conosce la prima regola dell’insegnamento che consiste nel lasciare fuori dalla classe i problemi personali. E poi c’è Scott, l’unico presunto educatore nella storia che pontifica sull’educazione e non solo è un pessimo insegnante, ma è anche fascista. Alcune persone mi hanno chiesto se Scott fosse ispirato a una mia esperienza personale con un insegnante di guida. In realtà quando ho imparato a guidare millenni fa, avevo un istruttore abbastanza gentile. Ma Scott ricorda alcune persone che mi hanno insegnato a scuola. Proprio come altri personaggi nei miei precedenti film, per esempio Peter in Bleak Moments e Keith in Nuts in May, che non è realmente un insegnante ma si comporta come tale.

C’è molta azione nel film: non mi riferisco solo a Poppy e agli altri che corrono lungo il muretto al mare a Southend, ma a tutte le varie attività come andare in bicicletta, danzare, guidare, remare, correre in ritardo al lavoro…
Per ritornare al concetto del film, doveva traboccare d’energia, di joie de vivre. Quando ho parlato, come faccio di solito, con Dick Pope, Mark Tidesley, la costumista Jacqueline Durran e la truccatrice Christine Blundell, ho descritto Poppy come una persona vivace, luminosa e piena di energia. È questo che mi ha fatto pensare a tutto quel movimento. Si vede Poppy prendere l’autobus mentre corre a scuola, come hai detto tu. Tra l’altro, ho fatto un errore in quella scena sull’autobus che ho realizzato soltanto quando ero in America a promuovere il film: non c’è nessuno che abbia un giornale in mano. Non si vede neanche un quotidiano ed è un errore.

A una proiezione a Londra una donna mi ha detto che il film le era piaciuto ma che quasi non riconosceva Londra, sempre così soleggiata. Le ho risposto che avrebbe dovuto vedere le condizioni in cui abbiamo lavorato! In quella scena verso la fine in cui Poppy e Scott superano un’altra macchina, veniva giù così forte che a un certo punto eravamo tutti stipati sotto i tendoni. Ma questo è quello che si chiama cinema inglese.
Ed effettivamente sei riuscito a rendere una magnifica Londra soleggiata. Hai detto che il film è una dichiarazione d’amore tanto alla vita quanto a Poppy, ma c’è chi l’ha visto anche come una dichiarazione d’amore a Londra. Eppure i protagonisti non parlano della capitale come succede invece in Naked e tu hai detto che il film non tratta nello specifico di personaggi che vivono a Londra, è un caso che si trovino in quella città.
Si vede Londra anche se avremmo potuto ambientare il film ovunque. Si apre con Saint Paul e gli autobus rossi… personalmente sono abbastanza ambivalente su questo punto. Il fatto è che Londra non è il soggetto del film e le persone di cui tratta potrebbero trovarsi ovunque. In ogni caso, abbiamo girato a Londra ed è stato un piacere. Adoro Londra. Ci vivo da quando avevo diciassette anni e non è poco. È un posto stupendo e mi stimola. Sono contento di essere chiamato il poeta cinematografico di Londra.

Anche se è sempre una scelta difficile, diresti che Happy-Go-Lucky è uno dei tuoi film preferiti?

Avrò sempre un debole per questo film, perché è pieno d’amore. Provo le tue stesse emozioni dall’inizio alla fine. E poi è il mio film con Sally Hawkins ed è anche per questa ragione che lo considero speciale. E non me ne vergogno affatto!

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