La 'nuova' Avallone? Sarà Barbara Di Gregorio... Michele Rossi (editor Rizzoli) a tutto campo
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di Antonio Prudenzano
![]() Michele Rossi |
A soli 30 anni la Rizzoli ha deciso che fosse lui a scegliere gli autori italiani da pubblicare. Non capita a tutti. Oggi che di anni ne ha 33, Michele Rossi è sicuramente uno che conta, nel suo ambiente. E' l'artefice di "Acciaio" di Silvia Avallone, tanto per capirci, romanzo arrivato secondo all'ultimo Premio Strega nonostante fosse il favorito della vigilia. I primi passi nell'editoria Rossi li ha mossi a Roma, alla Meltemi. Poi lo sbarco a Einaudi, dove comincia a occuparsi di narrativa italiana ("Dalia Oggero è stata la mia prima maestra", ci racconta). Quindi l'arrivo alla Rizzoli, da redattore, dove lo chiama Benedetta Centovalli. Dal 2007 è l'editore responsabile della narrativa italiana. Nel frattempo non mancano quelle che lui stesso definisce "invasioni di campo", nel cinema come sceneggiatore-ombra. E' stato tra i fondatori del Festival del Racconto di Cremona e tiene corsi allo Ied e presso altri istituti. "Adoro partorire progetti ibridi, far parlare tra loro mondi che hanno linguaggi diversi, come appunto possono essere letteratura (buona) e cinema (buono)", dice di sé. Con Affaritaliani.it Rossi ha parlato del suo lavoro di editor alla Rizzoli, anticipando le principali novità in vista dell'autunno (compresa la "nuova" Avallone...), ma non solo...
Dica la verità: stima a parte, nutre
un po' di invidia per "mister Strega" Antonio Franchini (il venerato editor della narrativa italiana della Mondadori, ndr)? 
L'editor della Rizzoli
"Assolutamente no. Anche perché in libreria finora ha vinto 'Acciaio'. E per la prima volta, almeno stando ai miei ricordi, nelle librerie si trovano due cubi dello Strega e non solo quello del vincitore. C'è sì quello di Pennacchi, ma anche quello di Silvia (Avallone, ndr). E poi a dir la verità mi hanno fatto un po' sorridere le parole di Franchini, che considero uno dei grandi dell'editoria italiana, sui romanzi che vincono lo Strega pronunciate all'indomani della vittoria di 'Canale Mussolini'. In ogni caso, per Silvia Avallone è stata una grande vittoria. Come Rizzoli non siamo delusi e in futuro se avremo il romanzo giusto riproveremo a vincere il premio letterario italiano più importante".
Ha già individuato "la nuova" Silvia Avallone? Su quali romanzi italiani punterà la Rizzoli dopo l'estate? 
"In autunno avremo molti titoli interessanti di scrittori italiani. Ne cito due: usciranno il nuovo libro della Maraini e quello di Franco Cordelli, che torna al romanzo dopo molti anni. Per venire alla prima parte della domanda no, non ho trovato una 'nuova' Avallone, perché di Silvia ce n'è una sola e tornerà in libreria con il secondo libro chissà quando... ma all'inizio del 2011 porteremo in libreria il primo romanzo di quella che credo essere una delle scrittrici italiane con più prospettiva, Barbara Di Gregorio, abruzzese classe '82. Ci stiamo lavorando da quattro anni. Lei finora ha sempre scritto racconti. Ha poetica e cifra stilistica diversissime da Avallone, ma come lei racconta lo spirito del nostro tempo. Il suo libro racconta la storia di due fratelli a cui succedono cose impensabili. E' il romanzo meno italiano pubblicato in Italia negli ultimi dieci anni. E penso che lascerà una traccia. Del resto la Rizzoli pubblica pochissimi esordi. Mandiamo un esordiente in libreria solo se siamo davvero convinti. Ed esordienti a parte, il mio obiettivo è diminuire le pubblicazioni per poter dare più tempo al singolo libro. Da quaranta novità italiane all'anno punto a scendere sotto le trenta garantendo gli stessi risultati di vendita. E' la mia piccola 'battaglia dall'interno'...".
Avallone a parte, quali esordienti l'hanno colpita di più ultimamente? 
Barbara Di Gregorio
"Senz'altro Veronica Raimo, della quale Rizzoli pubblicherà il nuovo romanzo appena sarà pronto. In generale per la narrativa italiana mi sembra un momento molto buono. Non ci sono manifesti di poetica, gruppi e correnti. Ma c'è voglia di rischiare, soprattutto nella generazione dei nati negli anni '80, che rifiuta le regole del passato".
Tra le case editrici medio/piccole, chi lavora meglio con i nuovi autori italiani?
"Marco Monina con la sua Italic Pequod fa un ottimo lavoro di ricerca. E poi naturalmente c'è Minimum Fax, che con l'editor-scrittore Nicola Lagioia sta costruendo un percorso importante e ha introdotto un modo nuovo di pensare ai nuovi narratori italiani".
Ma quando finirà la "moda degli esordienti"?
"Oggi c'è un pubblico che ama scoprire nuovi autori e l'editoria si adegua. E' positivo che ci sia spazio per le voci nuove. Il problema è che gli editori spesso esagerano e 'inventano' esordienti, ma il pubblico se ne accorge e sa selezionare".
Come tanti altri editor anche lei ha un libro nel cassetto?
"No. Non credo si possa fare il doppio lavoro, o almeno per me è così. Mi sono avvicinato all'editoria da lettore. Da ragazzo scrivevo ma appena ho cominciato a fare l'editor ho smesso. E' un lavoro troppo totalizzante. L'editor deve essere il medium, deve mettere la scrittura degli altri davanti a sé. E' un mestiere di grande responsabilità".
Letteratura a parte, quali sono le sue altre passioni? Come Franchini anche lei si rilassa con le arti marziali?
"Alle arti marziali preferisco lo yoga... Ho fatto tanti sport, e in generale nella vita mi piace cambiare...".
Anche lavoro?
"Ne ho fatti tanti di mestieri. L'attuale è senz'altro quanto di meglio potessi chiedere, ma non c'è nulla di definitivo...".



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