Michela Murgia ad Affaritaliani.it: "La questione femminile è apertissima anche a sinistra"
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"Dovevo fare i conti con Maria, anche se questo non è un libro sulla Madonna.
È un libro su di me, su mia madre, sulle mie amiche e le loro figlie, sulla mia panettiera, la mia maestra e la mia postina. Su tutte le donne che conosco e riconosco". La scrittrice sarda Michela Murgia presenta così il suo nuovo libro, "Ave Mary" (Einaudi Stile Libero, sottotitolo: E la Chiesa inventò la donna), subito nella top ten dei più venduti in Italia.
"Da cristiana dentro la Chiesa avevo patito spesso rappresentazioni limitate e fuorvianti di me come donna, il più delle volte contrabbandate attraverso altrettante povere interpretazioni della complessa figura di Maria di Nazareth", scrive in "Ave Mary". Il suo libro, “un pamphlet storico-teologico”, è nato anche da questa sofferenza. Come e in cosa l'ha cambiata, come donna, come cristiana (Michela Murgia ha un passato nell'Azione Cattolica, ndr) e come scrittrice, scriverlo?
"Non mi ha cambiata scrivere 'Ave Mary', ma di sicuro mi ha cambiata molto il percorso di riflessioni e di incontri che ha portato alla sua scrittura, un percorso che dura da anni ed è fatto di confronto con le esperienze di molti uomini e donne, non necessariamente tutti credenti, che quelle domande se le sono poste con la stessa urgenza con cui me le ponevo io".
"Ave Mary" è ricco di citazioni, dalla vita di tutti giorni, dal Vangelo, dai media. Lei dimostra che in Italia l'immagine femminile è ancora oggi condizionata (spesso negativamente) dalla Chiesa, e non solo dai media. Stereotipi patriarcali da una parte, donna-oggetto sessuale dall'altra: la via d'uscita positiva è (anche) nella Bibbia? 
Michela Murgia
"La Bibbia è un terreno troppo scivoloso perché sia possibile definirla via d'uscita per qualcosa. Semmai è una via d'entrata, ma non conduce tutti allo stesso posto. Alla Bibbia si può far dire quello che si vuole e infatti nei secoli lo si è fatto; ma esistono letture alle quali, pur avendo pari dignità esegetica rispetto a quelle patriarcali, il potere gerarchico non ha mai permesso di diventare altrettanto popolari. I cristiani e le cristiane hanno bisogno di sapere che Dio ha molte espressioni di sè, non solo quella del vecchio con la barba bianca che domina senza ragione il nostro immaginario".
Due Papi conservatori come Giovanni Paolo II e l'attuale, Benedetto XVI, hanno contribuito a insistere su una figura della Madonna dimessa, emblema del sacrificio. Qual è l'altra immagine di Maria di Nazareth che la Chiesa tende e nascondere?
"Quella di una donna protagonista in sè, non semplicemente funzionale. Il ruolo ancillare che molta narrazione ecclesiale ha affibbiato a Maria e alle altre donne della Scrittura non rende giustizia prima di tutto a Maria, e poi alle donne che a Maria nei secoli hanno guardato per cercare dimensioni vivibili della loro spiritualità".
I lettori uomini come stanno accogliendo questo suo nuovo libro? 
Il primo libro di Michela Murgia, pubblicato da Isbn edizioni
"Molto bene e con sincera curiosità e sorpresa. Ma non sono così ingenua da non sapere che un uomo che si accosta a questo libro ha probabilmente già ogni predisposizione per leggerlo con gusto".
E la critica cattolica, come sta vivendo l'uscita di "Ave Mary"?
"Per il momento con attenzione e rispetto. L'Avvenire ha dedicato tre interventi alla sua uscita, onorandomi di considerare il testo come un contributo, per quanto critico, al dibattito sulla donna che nella Chiesa è presente e fecondo. Se fossi stata fraintesa come una provocatrice anticlericale avrei mancato clamorosamente il bersaglio di rivolgermi alle donne credenti, quelle come me. Ma sopratutto sono stati i credenti comuni ha darmi segnali di accoglienza del libro. Alla presentazione di Cagliari si è alzata una ragazza di vent'anni che ha detto cose talmente precise sulla propria esperienza di cristiana e di donna da farmi pensare che se questo libro lo avesse letto anche solo lei per me sarebbe già una comunicazione perfettamente riuscita".
La battaglia non violenta di tante donne italiane unite nel comitato "Se non ora quando?", che ha portato alla manifestazione dello scorso 13 febbraio, l'ha vista protagonista. Secondo lei, quali dovranno essere i prossimi passi concreti di questo movimento?
"Tenere alta la guarda, aumentare il confronto critico a livello popolare e evitare con ogni mezzo di ridurre il dibattito a un contrasto tra parti politiche. La questione femminile è apertissima anche a sinistra, non è un problema del berlusconismo, anche se il berlusconismo la porta alle estreme conseguenze".
Sta lavorando al suo prossimo romanzo?
"Il livello di scrittura è così embrionale che parlarne è prematuro".
A che punto è il film tratto da "Accabadora"? Quando lo vedremo nelle sale?
"Non lo so, ho volutamente scelto la parte dello spettatore in quel progetto. Ma sono curiosa di vedere il risultato".
Libri a parte, quali sono i suoi prossimi progetti?
"Desidero spendermi per le emergenze sociali e democratiche del mio territorio, in particolare la difesa della sovranità economica e ambientale dell'isola".



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