Maria Paola Colombo, l'esordiente di punta di Mondadori si racconta a tutto campo

La 32enne Maria Paola Colombo è l'esordiente di punta di Mondadori, che ha appena pubblicato "Il negativo dell’amore". La somiglianza con la "Solitudine dei numeri primi" di Paolo Giordano di cui qualcuno ha parlato è solo formale: nel suo debutto, riuscito, la dirigente di banca di Novara racconta una storia che non si dimentica con stile fluido e ricco di immagini. La scrittrice si racconta a tutto campo con Affaritaliani.it, e spiega com'è nato il libro ("Sono arrivata in Mondadori con una raccolta di racconti. Gli editor mi hanno chiamato perché la voce narrativa che avevano sentito li aveva colpiti, ma non erano convinti che il mercato italiano fosse l’ideale per un esordio in racconti. Allora, dopo un mese ho promesso loro che avrei portato una trama e un assaggio del romanzo. E così è andata..."), racconta la sua idea di letteratura, parla del suo passato di spostamenti dal Sud al Nord ("il mio primo lavoro è stato, da adolescente, vendere in estate fischietti di terracotta a Ostuni ai turisti. Poi l’ultimo anno di liceo sono tornata a Novara...") e descrive l'idea che si è fatta del mondo dell'editoria. Ma Maria Paola Colombo parla anche di e-book, del suo lavoro in banca e del romanzo a cui sta lavorando... L'INTERVISTA

Martedì, 7 febbraio 2012 - 11:18:00

 

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Mondadori rinnova la grafica della Sis (e presto anche quella della saggistica). Parla l'art director Callo - l'intervista


LA QUARTA PUNTATA DELL'INCHIESTA DI AFFARITALIANI.IT SULLE COPERTINE DEI LIBRI AL TEMPO DELLA CRISI/ Quali sono le nuove tendenze nel mondo delle copertine dei libri? Si stanno consolidando determinate iconografie? In tempi di crisi nell'editoria si risparmia sulla creatività? Dopo Riccardo Falcinelli (grafico di Minimum Fax), Francesca Leoneschi (art director Rizzoli), Alice Beniero (art director Isbn edizioni), Sebastiano Barcaroli (art director Newton Compton) e Daniele Amedeo (art director Add editore), dice la sua anche Giacomo Callo, art director Mondadori. L'occasione è il cambio grafico che riguarda la storica collana "Sis": "In Mondadori investiamo tanto nella creatività. Ma, tranne rari casi, non è vero che le copertine fanno vendere 'da sole' i libri... Le tendenze in atto? Una ricerca della sobrietà grafica e... Mentre l’unica vera iconografia che noto ripetersi è quella del ripescaggio di font, immagini ed etichette di vecchie confezioni...". Poi spiega nei dettagli il rinnovo della grafica della Sis e rivela: "Anche sul fronte della saggistica abbiamo in cantiere molti progetti sia relativi a novità assolute sia relativi al restyling di collane esistenti. La tendenza sarà verso un trattamento grafico più popolare e non per questo meno attento alla grafica stessa, ai formati e ai materiali”. L'INTERVISTA E LE PUNTATE PRECEDENTI DELL'INCHIESTA

 

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di Alessia Liparoti

"Cica non ha paura dell’acqua. Dell’acqua ha morte". È un’immagine potente, ripresa anche dalla copertina, quella che ci regala Maria Paola Colombo - 32 anni trascorsi tra il Nord e il Sud Italia tra una laurea in Lettere e il lavoro in banca - grazie al suo romanzo d’esordio, "Il negativo dell’amore", debutto su alla Mondadori puntano molto. Un esordio folgorante con una storia tenera e sofferente, descritta con magistrale abilità attraverso uno stile fluido e ricco di immagini, quelle stesse immagini che connotano i protagonisti, Cica e Walker. La prima viene ribattezzata così fin da piccola per via di quelle due cicatrici che porta sulla schiena, ali spezzate e ricordo impresso sulla pelle di quando sopravvisse alla morte della madre, gettatasi con lei in fasce da un fiume. Un episodio ripreso da un fatto di cronaca realmente accaduto la scorsa estate e che ha scosso il mondo interiore dell’autrice. Tommaso, alias Walker Texas Rangers, è invece un bambino down dalla passione smodata per il personaggio interpretato da Chuck Norris. La sua è una famiglia calorosa, protettiva, in bilico tra l’accettazione della diversità del figlio e la necessità di trattarlo nel modo più "normale" possibile. Le vite parallele di questi bambini, prima, e adolescenti poi, finiranno per incontrarsi: un incontro esplosivo e rivelatore, uno di quei rari momenti capaci di illuminare il buio di tutta una vita e di lasciare tra le mani una fiamma per disperderlo, o almeno per poterlo guardare. Sebbene le due figure rievochino in qualche modo l’Alice e il Mattia della "Solitudine dei numeri primi" di Paolo Giordano, la somiglianza è solo formale. Perché nel caso di Cica e Walker arriva la luce a rischiarare le loro esistenze. E poi Maria Paola Colombo, estimatrice di Philip Roth, ma anche di Michela Murgia e Margaret Mazzantini, è una lettrice talmente vorace e onnivora che l’ispirazione può nascere ovunque, a partire da un fatto di cronaca o dalle esistenze che si incrociano nella banca per cui lavora, per 11 anni nella veste di direttrice di filiale e ora alle Risorse Umane. La passione per la scrittura, quella arriva da lontano, coltivata fin dal liceo, nella formula del racconto. E quando la intervistiamo, la prima cosa che ci domanda è: "Hai letto il libro? Che ne pensi?". Semplicemente perché "è come un enorme stupore constatare come le parole con cui ti sei parlato dentro e addosso per così tanto tempo, vengono percepite dagli altri. La mia è una lingua che arriverà? Perché io vivo dentro me e nelle mie parole".

 
 

MariaPaolaColombo Mondadori
Il negativo dell’amore. “Quella fotografia che ha cercato in giro per casa, dentro ai cassetti, è lì, sulla sua schiena. Il negativo dell’amore”. Negativo nella sua duplice accezione, di parte dura, recalcitrante, tutt’altro che idillica del sentimento amoroso, ma anche come fotografia non ancora sviluppata, in cui i colori sono rappresentati all’inverso rispetto alla realtà.
"Sì, è vero. C’è il concetto dell’amore non completo, dell’amore nei suoi aspetti più duri e più di sofferenza. Però c’è anche l’idea di avere tra le mani una pellicola fotografica: è piccola è scura e nera ma tu riesci già a vedere una proiezione della gamma dei colori. C’è poi il negativo come rifiuto nei rapporti di genitorialità, ma anche il negativo inteso come i 'no' che a volte servono e sono simbolo di amore come accade per Mariarosa (la madre di Walker, ndr)".

E il titolo è stata una scelta sua?
"Nella fase in cui ho firmato il contratto, nonostante del libro ci fossero solo una cinquantina di pagine, avevo già indicato questo titolo, considerato fino all’ultimo provvisorio, perché pensavamo di trovarne in seguito un altro. In realtà poi non ne abbiamo individuato uno che esprimesse così bene nella sua concisa semplicità buona parte del contenuto del romanzo".

Amo dunque sono. Da Sibilla Aleramo al filosofo Rèmi Brague, il motto cartesiano ritorna declinato nel sentimento amoroso. L’amore come contraltare dell’esistenza, un amore che diventa negativo, ma che riesce a superare la morte e ad ergersi come imperativo dell’esistenza. Un po’ quello che accade al personaggio di Cica. Lei come lo vede?
"È come se ciascuna persona fosse una pianta che ha bisogno della luce per poter crescere. Quando la luce arriva poca, storta o male, la pianta non desiste ma si aggrappa a quel filo di luce e piuttosto cresce storta e con una foglia sola, ma cresce. Ecco, questa luce è l’amore. Cica per esempio non ha modo di vivere un’esperienza affettiva completa, quell’amore intero di cui ognuno ha bisogno per crescere, però si accontenta di ogni briciola, raccatta ogni pezzettino, ogni scheggia di amore e in questo modo sopravvive, anzi esiste".

Cica e Walker sono espressione di due «tipologie di diversità». Ma cosa è per lei la diversità? E la normalità invece?
"Il libro è un’indagine che ha una domanda a monte: se tu sei un pezzo a forma di stella e la vita sembra proporti solo una griglia con quadrati e tondi, tu che cosa fai? Questo è un po’ il quesito di fondo. Cica e Walker hanno diversità conclamate, però quello che il libro esplora è il fatto che la diversità abbia una forte prossimità con l’unicità di ciascuno. C’è una diversità forte e poi una più individuale con cui ci misuriamo un po’ tutti".

All’origine di questo romanzo c’è un fatto di cronaca. L’ispirazione letteraria nasce dunque dalla necessità di scandagliare cause e conseguenze dei gesti estremi? Ma come si differenzia da un certo accanimento mediatico verso episodi efferati di cronaca?
"Io penso che quando un romanzo funziona bene ci porta nelle radici e nella storia del fatto tragico e quindi dove c’è storia, ma ci sono anche comprensione e rispetto. Mentre invece lo sciacallaggio, le iene che vanno a pasturare nelle carcasse, questo tipo di modalità mediatica si ferma alla morbosità del presente. Non costruisce un’esperienza di senso".

MariaPaolaColombo
Lei prima scriveva racconti, poi in tre settimane è arrivato il suo primo romanzo. Come è giunta alla pubblicazione, addirittura con Mondadori?
"Sono arrivata in Mondadori con una raccolta di racconti. Gli editor mi hanno chiamato perché la voce narrativa che avevano sentito li aveva colpiti, ma non erano convinti che il mercato italiano fosse l’ideale per un esordio in racconti. Allora, dopo un mese ho promesso loro che avrei portato una trama e un assaggio del romanzo. E così è andata. Poi il corpo del testo l’ho scritto durante le ferie estive, una maratona di tre settimane in Slovenia".
 
Il romanzo risulta diviso in Muri, Porte e Chiavi (da piccoli e da adolescenti) e poi c’è una bipartizione in Nord e Sud per raccontare i due protagonisti. Da dove ha origine questa struttura e qual è il suo significato?
"La struttura Nord e Sud è un dettato che nasce da mio vissuto: una parte iniziale vissuta al nord e poi dai 13 ai 17 anni ho vissuto in Puglia, in quelle campagne in cui è ambientata la storia di Walker e della sua famiglia. Sono due terre che esprimono due anime, una molta calorosa in Meridione, l’altra più algida legata al Settentrione che hanno fatto parte di me. La divisione in Muri, Porte e Chiavi nasce invece a posteriori ed è un dettato del romanzo. Per i protagonisti l’immaginazione è una fonte inesauribile di potere, ma rischia di essere anche un limite che li trattiene al di qua di una linea immaginaria tra coloro che sono sopravvissuti e chi vive davvero. Da qui è derivata l’immagine di uno sfondamento, di due persone che devono andare oltre un muro, passandovi attraverso per toccarsi le dita. E come si fanno gli attraversamenti? Grazie alle porte, magari scoprendo di avere in tasca le chiavi".

Nei Ringraziamenti lei afferma: “Come Walker, anche io sento il limite delle parole: andare a pesca con una rete, e non voler prendere pesci, ma il mare. Il mio mare sono le persone della mia vita. La corda della mia scrittura porta l’odore di sale, la memoria di ognuno di voi”. Cosa significa per lei la scrittura?
"È come lanciare una rete da pesca, ma la bellezza del mondo è liquida e questo è il tentativo reiterato che fanno la letteratura e la scrittura".

Ha detto a Vanity Fair che da studentessa il suo primo lavoro fu al bancone di un autogrill: come è stata la sua adolescenza? Quale è stato il suo percorso di studi?
"In realtà il mio primo lavoro è stato da adolescente vendere in estate fischietti di terracotta a Ostuni ai turisti. Poi l’ultimo anno di liceo sono tornata a Novara e mentre frequentavo l’Università di Lettere ho lavorato in un autogrill lì vicino: è un posto da incubo dove c’è sempre lo stesso clima e la stessa luce, per cui non ti accorgi se è estate o inverno, mattina o sera. Poi sono approdata al contesto bancario, prima ancora di laurearmi. Dopo ho vinto un concorso e ci sono rimasta".

A proposito del mondo bancario lei ha affermato che “il denaro e le sue necessità sono come un  torrente che ti porta le persone e le storie”. Cosa intende?
"Il denaro regola gli snodi del nostro tempo e la banca racconta delle storie: due persone si innamorano e vengono da te per fare un mutuo e cointestano il conto corrente, tuo figlio compie 18 anni e gli vuoi comprare la macchina, così vai a chiedere il prestito in banca, poi però perdi il lavoro e ritorni in banca per chiedere come farai a pagare quel prestito. Oppure più banalmente, la delega sul conto corrente è il simbolo di una fiducia data e tolta. Quindi mi sono accorta che c’era una ricchezza incredibile che mi cadeva addosso dal mio lavoro".

Come vede il mondo dell’editoria dalla prospettiva della finanza?
"Per il modo in cui ho visto funzionare la macchina editoriale, in maniera così onesta, appassionata e intelligente, direi che il settore non può che funzionare. L’oggetto libro in un momento di cambiamento mostruoso c’è e continuerà ad esserci, rivestendo una valenza di grande responsabilità. Le persone faticano a capire la realtà che stanno vivendo, ma la letteratura può aiutarle molto poiché è in grado di creare e coltivare un pensiero collettivo".

Proprio riguardo all’ “oggetto libro”, Jonathan Franzen si è recentemente scagliato contro gli ebook, dichiarando: “C’è chi ha lavorato duramente per per scrivere in un certo modo, esattamente come avrebbe voluto. Ne era così sicuro da stamparlo a inchiostro su carta. Uno schermo dà sempre la sensazione che potremmo cancellare o spostare tutto questo. Per una persona appassionata di letteratura come me, [il testo in versione ebook] semplicemente non è abbastanza permanente”. Lei che opinione ha?
"Da una parte credo poco nell’idea che una cosa se è stata così, lo sarà per sempre. Nella storia sono cambiati tanto i supporti. Solamente dalla pietra al foglio di carta si è assistito alla smaterializzazione, all’assottigliamento corporeo dell’oggetto. Questa disincarnazione la percepisco molto e un po’ la temo. Tuttavia mi accorgo che i nostri clienti in banca continuano a chiedere le agende: permane dunque il bisogno del bimbo lettore di raccontarsi attraverso qualcosa che si possa toccare".

Vincenzo Latronico, giovane scrittore e traduttore, sulla Lettura ha parlato, riguardo ai testi digitali, di un rischio per l’editoria di riduzione delle vendite a causa della pirateria online e di conseguenza la scrittura tornerà ad essere un’attività non retributiva e più aleatoria, come ai tempi di Dante e Cervantes…
"Sono più propensa all’idea di una metamorfosi che a una riduzione del settore. Penso che tutti andranno avanti a lavorare con le parole e con le storie, a prescindere dalle storie stesse. I libri sopravvivranno alla loro stessa criticità".

Sta già lavorando al prossimo libro?
"C’è dentro di me un secondo romanzo. Scrivere è quello che mi è mancato di più negli ultimi mesi, impegnata con l’editing e col lavoro in banca. Ora che il romanzo è uscito, pregusto una nuova maratona".

 



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