Marco Travaglio: i fatti separati dalla politica
![]() Marco Travaglio |
di Virginia Perini
"Ai giovani di sinistra mancano punti di riferimento. Questo è certo". Discusso o amato alla follia. Marco Travaglio, indicato da alcuni come l'idolo del popolo dei No Cav Day, da altri accusato di essere un banalizzatore della politica commenta con Affaritaliani.it le nuove generazioni di contestatori: "Non c'è nessuno, Di Pietro a parte, in grado di fare opposizione, quindi i giovani devono fare da soli".
Sul suo status di simbolo e punto di riferimento dei nuovi movimenti tra libri e articoli su Il Fatto, risponde sorpreso: "Se è davvero così... bene. Significa che i ragazzi hanno voglia di informarsi, di capire i fenomeni. Credo sia un segnale positivo".
Ma decifrare la natura politica di tale fenomeno non è il suo compito, dice. Una nuova destra? Una nuova sinistra? Un nuovo movimento generato dalla commistione di fazioni differenti? "Non sono un politico e non parlo di politica. Il mio lavoro è raccontare come funzionano certe cose in questo Paese, portare alla luce dei meccanismi attraverso inchieste faticose". E non si sente di rappresentare nessuno. "Chi legge Il Fatto lo fa perché vuole informarsi e chi lo sventola perché è d'accordo con le idee riportate. Niente congetture, niente analisi politiche. Solo soddisfazione se questo lavoro raggiunge il suo obiettivo: informare".
Non gli importa di chi sostiene che in realtà incarni una fetta della sinistra. Si definisce "un liberale da sempre", o meglio, un "liberal-montanelliano". Già nella celebre intervista rilasciata a Daniele Luttazzi, durante una puntata di Satyricon, aveva dichiarato di essere un liberale (precisamente "un allievo di Montanelli") che ha trovato "asilo" nell'area di sinistra, ma che non si identifica in quest'area politica. I filosofi intervistati da Affari Italiani sono convinti che sia una delle icone dell'anti-berlusconismo ("un'icona da decostruire", dice Regazzoni). Che la sua popolarità sia giustificata dal premier stesso e che finirà con lui, ma la cosa non lo turba. E ironizza: "Bè non vedo l'ora di finire quindi!". Poi torna serio e spiega: "Ho cominciato a fare il giornalista molto prima che questo signore andasse al potere. Anzi se devo dirla tutta mi ha creato più problemi che altro. E continuerò a fare il mio mestiere qualsiasi cosa succeda al Governo".
Ma le provocazioni non sono finite. Anche se non attecchiscono. C'è chi sostiene che lui sia un semplificatore, il Moccia della politica. Colui che ha reinterpretato l'Italia di oggi dividendo tra bene e male, identificando nel bene tutto ciò che contesta Berlusconi, nel male quello che lo sostiene. "Sono un giornalista, non ho fatto altro che raccontare chi è Silvio Berlusconi".



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