Il manicomio approda al cinema con Martin Scorsese

Venerdì, 29 gennaio 2010 - 10:04:00

Dopo l’esperienza con Spielberg nel magnifico Prova a prendermi, DiCaprio si è liberato, lasciandosi andare totalmente al suo talento e confermando di essere uno dei migliori attori della sua generazione. E adesso eccolo nei panni di un poliziotto la cui vita è distrutta dopo che la moglie è stata brutalmente assassinata. Lo vedrete sudare e trangugiare pillole accompagnate da alcol, inerme rimanere vittima dei suoi incubi che diventano realtà e, come se non bastasse, trovarsi faccia a faccia con l’uomo che gli ha portato via l’amore della sua vita e che adesso è rinchiuso proprio ad Ashecliffe. Una situazione terrificante che sfocia nell’horror e che, dal punto di vista del setting, ricorda l’inquietante The Wicker Man – ovviamente l’originale di Robin Hardy, non il discutibile remake con Nicolas Cage! E se si parla di Martin Scorsese è obbligatorio citare le sue ossessioni. Sono ormai più di due anni che il regista lavora al film e, quando abbiamo incontrato DiCaprio in occasione del thriller Nessuna verità, l’attore ci aveva detto: “Shutter Island uscirà solo nel momento in cui Marty sarà soddisfatto del montaggio finale!”.



LE IMMAGINI
Ed ecco che immaginiamo Scorsese al lavoro, prima in sala di montaggio a esaminare la pellicola frame dopo frame e poi a visionare un primo montato e subito dopo uscire dalla sala urlando che non va bene! Ma siamo abituati alle lunghe attese con l'uomo che tanto ci ha fatto penare per Gangs of New York. Anche per questo il nome Scorsese è sinonimo di ispirazione per molti altri filmmaker in tutto il mondo. Disse Peter Jackson: “Ogni volta che arrivo a un punto in cui lo stress blocca la mia motivazione artistica, mi basta guardare Quei bravi ragazzi per resettare tutto e tornare al lavoro. Questo è il potere di Marty!”. Il romanzo di Lehane negli USA ha ottenuto critiche straordinarie. Qualcuno ha perfino scritto: “Se potessimo riportare in vita Edgar Allan Poe ed equipaggiarlo con tutti i nuovi trucchi post-moderni, lui scriverebbe un testo così pieno di sorprese come Shutter Island”. E pare che l’intenzione dello scrittore fosse proprio quella di realizzare un ibrido tra lo stile delle Sorelle Brontë, i B-movies stile L’invasione degli ultracorpi e il pulp. “Volevo scrivere un racconto gotico – ha detto Lehane – Volevo che i personaggi fossero privati di ogni vantaggio del Ventesimo Secolo. Niente telegrafo, né comunicazioni radio. E sebbene Boston si trovi a poche miglia, è impossibile contattarla perché un uragano incombe. Senza contatti e comunicazione, se ne va anche l’illusione di avere il controllo. Augurate buona fortuna ai miei personaggi”. Shutter Island farà il suo debutto in anteprima mondiale al prossimo Festival Internazionale di Berlino. Recentemente il romanzo è stato anche trasformato in graphic novel, pubblicata all’estero dalla William Morrow.

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