Vito Mancuso ad Affaritaliani.it: "Non sono pentito..."

Venerdì, 27 agosto 2010 - 08:53:00

LO SPECIALE

Libri

Speciale libri/ Scrittori, editori, editor, classifiche, interviste, poltrone, recensioni, brani in anteprima, blog, e-book, riviste online, notizie, curiosità, anticipazioni. Su Affaritaliani.it tutto sull'editoria

vito mancuso
Vito Mancuso
di Antonio Prudenzano

Ha poca voglia di parlare Vito Mancuso, protagonista nei giorni scorsi della polemica a distanza con il gruppo Mondadori. Dopo che anche il fondatore di Repubblica Eugenio Scalfari ha preso le distanze dal suo "problema di coscienza", il teologo, contattato telefonicamente da Affaritaliani.it, si limita a dichiarare: "Se tornerò a intervenire sull'argomento? Non ho ancora deciso, per ora più no che sì.... Ma sono serenissimo, e non sono affatto pentito del mio intervento pubblico".

LO SPECIALE DI AFFARITALIANI.IT SUL CASO MANCUSO-MONDADORI

STEFANO MAURI INTERVIENE IN ESCLUSIVA SU AFFARITALIANI.IT - "La legge ad aziendam? Ho letto quel che dicono i giornali e devo dire che se Mondadori ha vinto due volte e se alla fine ha compensato perdite e guadagni appartenenti alla stessa proprietà accorciando la catena di controllo usando strumenti di legge nella sostanza non ci vedo chissà quale malefatta. Per la mia particolare sensibilità di editore mi è spiaciuto di più che il presidente della Mondadori non mostrasse autonomia nel sostenere Saviano e che i colleghi di Segrate si scagliassero contro l'appello di Torino che in perfetta buona fede abbiamo lanciato con Giuseppe Laterza, accusandoci di secondi fini. (...)". Stefano Mauri, presidente e amministratore delegato di Gems, interviene su Affaritaliani.it per commentare il caso Mondadori-Mancuso. E spiega: "Gli scrittori non sono calciatori. Lavorano sul lungo periodo. La gestazione di un libro può durare anni e i contratti decenni. Dunque nessuno si aspetti improvvisi cambi di casacca da parte di frotte di autori...". E ancora...

LEGGI L'INTERVENTO COMPLETO

stefano mauri
Mauri

di Stefano Mauri, presidente e amministratore delegato di Gems
(intervento in esclusiva per Affaritaliani.it)

Gli scrittori non sono calciatori. Lavorano sul lungo periodo. La gestazione di un libro può durare anni e i contratti decenni. Dunque nessuno si aspetti improvvisi cambi di casacca da parte di frotte di autori. Non è nemmeno contrattualmente possibile. Nella scelta dell'editore col quale instaurare un lungo sodalizio entrano moltissime valutazioni e il rapporto personale e l'intesa intellettuale con l'editor o, meglio ancora, con l'editore o il direttore editoriale, hanno un peso importante per fortuna. Come ha ben spiegato Augias. Anche piccoli o medi editori indipendenti possono fare la fortuna di un autore e la dimensione della casa editrice non è determinante né per la qualità del lavoro né per i soldi che si guadagnano, visto che gli autori ricevono le royalties in proporzione alle vendite. Certamente se fossi un avversario politico di Berlusconi e pubblicando per lui ricevessi un anticipo ben superiore alle royalties effettivamente recuperate un problema di coscienza me lo porrei. Ma non so se vi siano casi del genere perché sono informazioni che appartengono al rapporto autore-editore. E forse non mi sentirei così scomodo come vorrei essere se mi pubblicasse il mio rivale politico e dovrei necessariamente accettare analoghi dubbi dei miei lettori.

Poi: è logico che i gruppi hanno una forza maggiore nel lancio, dovuta alla loro credibilità con i librai e alla loro forza contrattuale, ma parimenti importante è la qualità del lavoro artigianale che in case editrici di grosse dimensioni può  essere troppo parcellizzato perché vi sia uno sguardo su tutto il complesso lavoro. E comunque si tratta sempre della combinazione di due personalità, con tutte le variabili del caso.

Insomma, se sia meglio essere il centesimo autore di un grosso editore o il primo di un piccolo è questione aperta. Noi, forti di un gruppo indipendente che non ha interessi politici o industriali esogeni da difendere, e forti di un'articolata tavolozza di identità editoriali, cerchiamo di offrire libertà, professionalità, dedizione, forza contrattuale e distributiva, e costruiamo ogni anno nuovi autori tracciando il loro futuro, non certo portando via gli autori altrui.

Crediamo di operare in un Paese libero e ci piace che i nostri autori ci scelgano perché siamo noi, non perché non siamo altri. Nel caso, accogliamo anche autori altrui ai quali diamo volentieri asilo se siamo la loro scelta. E con ciò crediamo di rendere un servizio alla democrazia e alla libertà che questo amato Paese merita. Come ha fatto Bollati Boringhieri con Saramago in un momento in cui ne aveva bisogno e aveva scelto questa casa editrice. Il suo libro scomodo è stato pubblicato senza tanti problemi dai suoi editori di altri Paesi pur non essendo tenero anche con altri Presidenti. Oltre a noi ci sono comunque moltissime alternative valide per gli autori Italiani. Quel che spiace di queste polemiche è che questa straordinaria offerta di competenza, amore e capacità di cui è capace l'editoria Italiana scompare. 

C'è invece quel ricco panorama di case editrici e cataloghi che i lettori di libri ben conoscono. Ci sono tantissimi autori che hanno scelto altri editori e stanno benissimo senza tutti 'sti turbamenti che secondo me appartengono alla sensibilità individuale. Conosco Mancuso e penso che questa vicenda abbia toccato nel profondo la sua se ha scritto quel che ha scritto. Dunque è sinceramente scosso. Ad altri è bastato molto meno e altri ancora, pesando tutte le variabili, pur non essendo contenti di questo aspetto restano per ragioni legate al lungo periodo. Altri ancora son ben contenti che la casa editrice sia di Berlusconi perché hanno una affinità ideologica. Infine c'è una categoria di autori che ha con la casa editrice un rapporto esclusivamente commerciale e non considera nemmeno questi elementi. Io amo la libertà di scelta e anche se ho un'altra sensibilità non li giudico.

Quanto alla legge ad aziendam non ho letto le carte, non sono un avvocato e non sono un fiscalista. Ho letto quel che dicono i giornali e devo dire che se han vinto due volte e se alla fine han compensato perdite e guadagni appartenenti alla stessa proprietà accorciando la catena di controllo usando strumenti di legge, nella sostanza non ci vedo chissà quale malefatta. Per la mia particolare sensibilità di editore mi è spiaciuto di più che il presidente della Mondadori non mostrasse autonomia nel sostenere Saviano e che i colleghi di Segrate si scagliassero contro l'appello di Torino che in perfetta buona fede abbiamo lanciato con Giuseppe Laterza, accusandoci di secondi fini. Accuse che dovrebbero rivolgere anche all'Ocse, all'Onu e al dipartimento di giustizia americano, tutti allarmati allo stesso modo dalla svolta illiberale che questo ddl prefigura. Ci vedo il tentativo mal riuscito di contestare la legittimità di chi dice anziché il detto. In realtà per gli editori non protestare di fronte alla criminalizzazione del proprio lavoro avrebbe significato fare politica, se pure in forma passiva. Era doveroso e basta. Il nostro preciso compito civile in una società democratica e liberale. Tornando alla questione della legge le malefatte, in questo caso, se è vero quanto riportato da diversi quotidiani, sono l'azione turbativa per spostare il procedimento da una sezione all'altra in modo che potesse godere di questa legge un'azienda del presidente del Consiglio e il fatto che una legge che può sembrare ragionevole venga in mente solo quando sono toccati i suoi interessi personali. Ma questo è un altro piano che segna non da oggi la politica italiana.

 

L'INTERVISTA A OTTAVIO CAPPELLANI (pubblicata il 24 agosto)

"Mauri? Furbo, vuole Saviano. Ma io ho un'intercettazione..."

LA POLEMICA EDITORIALE DEL MOMENTO SI ALLARGA/ "L'appello di Vito Mancuso? Nulla di che. Non vende come Saviano quindi è inutile che 'rompa'. E' l'autore di 'Gomorra' a contare... Le butto un'ipotesi, destituita di ogni fondamento, anche se... Saviano non riesce a scrivere il libro sul traffico della cocaina perché sotto scorta. Credo ci sia qualcuno che gli sta consigliando di scrivere un libro sulla P3 sulla scia di Travaglio. Non a caso il più attivo è Stefano Mauri, azionista e de Il Fatto e di Chiarelettere. La lotta in atto è tra Gems e Mondadori...”.  Uno scatenato Ottavio Cappellani, autore Mondadori politicamente scorretto ed esperto di retroscena editoriali, ci rivela: "Ieri su Affaritaliani.it ho letto l'intervento di Mauri, che è furbo e vuole Saviano e gli altri autori Mondadori, abbassando i prezzi. Gli consiglio di aspettare ancora un po', ho un'intercettazione di Saviano che prima o poi mi piacerebbe pubblicare. Le assicuro che a quel punto Mauri Saviano se lo compra a due lire...
L'INTERVISTA (DELLA QUALE L'AUTORE SI ASSUME LA RESPONSABILITA')

ottavio cappellani

di Antonio Prudenzano

Ottavio Cappellani, da autore Mondadori cosa pensa dell'appello del teologo Mancuso?
“Nulla di che. Non vende come Saviano quindi è inutile che 'rompa'. E' l'appello di Saviano che mi interessa. La questione Saviano è stata trattata con molta eleganza da Mondadori, infatti è caduta nel vuoto. Adesso ci stanno riprovando. Le butto un'ipotesi. La vuole sentire? Saviano non riesce a scrivere il libro sul traffico della cocaina: è sotto scorta e non può fare giornalismo investigativo. Scriverebbe un libro come lo scriverebbe chiunque altro. In più il suo teorema che al centro del mondo ci sia Casal di Principe inizia a fare rotolare dalle risate gli addetti ai lavori. Credo ci sia qualcuno che gli sta consigliando di scrivere un libro sulla P3. Beninteso: è una mia ipotesi destituita di ogni fondamento. Ma dato che sono un bambino sveglio, fossi un editore che vuole strappare Saviano alla Mondadori, lo pungolerei proprio su quello. Un bel libro sulla P3 sulla scia di Travaglio. Nessuno ancora lo ha capito: ma Saviano è il nuovo Travaglio. Immagini Santoro e Saviano insieme. Non a caso il più attivo è Stefano Mauri, azionista e de Il Fatto e di Chiarelettere. La lotta in atto è tra il gruppo Mauri Spagnol e la Mondadori. Mentre la Rizzoli arranca in terza posizione”.
 
Secondo Stefano Mauri, che lei ha appena citato e che ieri è intervenuto su Affaritaliani.it (LEGGI QUI), "gli scrittori non sono calciatori, dunque nessuno si aspetti improvvisi cambi di casacca da parte di frotte di autori...”. E lei, crede che ci saranno autori che lasceranno la Mondadori dopo le polemiche di questi giorni?
“No, nessuno. E sa perché? Perché Mauri è un furbo. E di solito i furbi falliscono sempre. Ho letto con estremo interesse l'intervento di Mauri rilasciato ad Affaritaliani.it. E sa cosa le dico? Le dico che dopo avere messo Saviano e gli altri contro Mondadori adesso il presidente di Gems sta abbassando i prezzi. Inizia a fare difficoltà. I contratti da rispettare, il fatto che non sia facile cambiare casacca in corso. E' molto semplice: gli autori Mondadori che dovessero passare col gruppo Mauri-Spagnol vedrebbero i loro anticipi ridotti al lumicino perché la Gems dovrebbe pagare le penali. Mauri, che è bravo, in questo momento sta promettendo agli autori Mondadori soltanto lavoro editoriale e lancio pubblicitario. Mentre la Mondadori continua nella sua politica di bonifici bancari di anticipi consistenti. Scommettiamo che nessuno abbandonerà Mondadori? Consiglio a Mauri di aspettare ancora un po'…”.
 
In che senso?

“Io sono qui ad aspettare una bella rivolta contro la legge anti-intercettazioni. Sa: ho una bella ‘intercettazione’ di Saviano che prima o poi mi piacerebbe pubblicare. Le assicuro che a quel punto Mauri se lo compra a due lire”.
 
Si rende conto della gravità di questa affermazione della quale si asssume la responsabilità?
“Assolutamente no”.
 
Torniamo al caso-Mancuso: le crea problemi di "coscienza" la presunta legge "ad aziendam" della quale  avrebbe beneficiato la sua casa editrice?
“Siamo pazzi? Io so come vengono spesi i soldi delle tasse degli italiani, e mi sorprendo di giorno in giorno che non scoppi una guerra civile. Sopra i settantamila euro l'anno la mia aliquota è vergognosa, e so che i miei soldi vengono spesi per consulenze date da esseri repellenti e per sagre di pesce spada in cui si parla di arte e cultura. E poi cosa hanno fatto? Un'azienda deve muoversi sul sicuro, per i dipendenti, al posto di una insicurezza dipendente dalla Cassazione e che poteva durare anni hanno scelto un accordo. La possibilità dell'accordo è data dalla legge. Non piace la legge? Non piace la maggioranza che l'ha votata? Bene, ci sono i politici dell'opposizione per quello. La verità è che l'opposizione ha bisogno degli scrittori perché non sa più che pesci prendere. E gli scrittori sono molto corruttibili. Tranne me, che come Cacciari sono ricco di famiglia, anche se vivo al di sopra delle mie possibilità”.
 
Quindi lei continuerà a pubblicare con Mondadori?
“Io faccio letteratura. E le uniche case editrici in cui si può fare letteratura, in questo momento, in Italia sono Mondadori, Adelphi, Sellerio e Feltrinelli. Forse Fanucci, anche se è debole sulla letteratura italiana. Marco y Marcos e credo basta. Sì, anche Fandango, anche se non è riuscita a posizionarsi. Certo, quando sento Saviano dire che lui ‘vuole salvare la Mondadori’ allora mi chiedo: i dirigenti Mondadori con cui ho a che fare sono così senza palle da doversi fare salvare da Saviano? Poi però so come vanno le cose all'interno di una casa editrice, so cosa è il fatturato. Io guadagno bene all'estero, non in Italia, quindi conto come il due di coppe quando la briscola è a denari. Ma ci sono persone in Mondadori per le quali darei un braccio. Non dico i nomi perché sono affari miei”.
 
Lei si definisce "marxista" ma pubblica senza farsi troppi  problemi con Mondadori (e scrive su Libero). Come fa?
“Sono stato di sinistra, e ancora oggi i miei amici catanesi sono di sinistra. Quando decisi di essere libero lo comunicai per primo proprio a loro, e con loro continuo a intrattenere rapporti di sincera amicizia. Un nome per tutti Enzo Bianco. Al di là di tutte le menate politiche, e dei litigi tra gli schieramenti, che mi divertono parecchio, ma che vivo allo stesso modo di un campionato di calcio, la mia verità politica è una e una sola: voglio il reddito minimo garantito per tutti a partire dai sedici anni. Questa è l'unica forma di welfare che conosco e anche l'unica maniera sicura di movimentare il mercato e fare schizzare alle stelle il prodotto interno lordo. La sinistra è stata al potere e non si è occupata dei poveri, si è impegnata sui finanaziamenti dei corsi di formazione che hanno fatto arricchire le solite comitive di stronzi illuminati. C'è gente che con le apparecchiature comprate grazie ai fondi per i corsi di cinema ai ragazzi meno fortunati oggi fa filmini di matrimoni in proprio. Per istituire il reddito minimo garantito ci vogliono soldi, e i soldi si prendono soltanto in una maniera: abolendo la spesa pubblica utile solo a foraggiare clientele. Teniamo scuola e sanità. Fosse per me terrei soltanto la sanità, la consorteria dei professori (una delle classi più conservatrici che esistono in Italia) iniziano a starmi antipatici. Privatizziamo tutto tranne il diritto all'assistenza sanitaria. Eliminiamo le provincie. Rasiamo a zero le consulenze. Mandiamo a quel paese i manager di stato delle privatizzate. Vendiamo la Rai, le coste, i monumenti, il colosseo. Aboliamo il Fus e facciamo rinascere il cinema italiano per come è stato quando ha vissuto la sua epoca d'oro. Trivelliamo la Sicilia. Fabio Granata ha delirato quando ha contrapposto il barocco, e la difesa di esso, contro il petrolio: sotto Noto c'è il petrolio, e Granata sa benissimo che a nessuno è mai venuto in mente di trivellare il sagrato del Duomo di Noto. Le campagne, da quelle parti, sono piene di porcilaie per il macello dei maiali costruite con i finanziamenti e poi abbandonate. Le assicuro che deturpano il territorio assai più di una bella e romantica trivella sullo sfondo di un tramonto siculo. Si immagini una Sicilia petrolifera, bene, Fabio Granata si è opposto in nome della sua personale promozione di immagine politica. E' un delirio. A me interessano i poveri, anche se Pierluigi Battista, sul Corriere della Sera mi ha accusato di essere demagogico. 'Sta cazzo di demagogia ha rotto. Qui viviamo con gli scippatori della fine del mese: si fanno una borsetta per comprare il latte ai neonati. Sono demagogico? 'Sti cazzi: non scrivo sul Corriere e non sono obbligato a essere istituzionalmente inefficace. L'unica persona che può perseguire il reddito minimo garantito è Berlusconi. Certo, anche io sono di quelli un po' delusi per la mancanza delle riforme e delle privatizzazioni che tutti aspettavamo. Ma adesso i miei auguri sono rinvigoriti: ha ragione la lega, la spesa pubblica in Sicilia sfiora la criminalità, se non legale quantomeno etica. E i fascisti, non dimentichiamolo, vengono da una cultura socialista. Non vedo l'ora che si vada alle elezioni. Poi, se non si aboliranno provincie e spesa pubblica, e se non si provvederà a una privatizzazione selvaggia, sarò il primo a scagliarmi contro Berlusconi. Ma per adesso è l'unico comunista che vedo in circolazione, l'unico che fa gli interessi delle classi deboli. Sono un po' preoccupato per il futuro, l'unica soluzione che vedo è Berlusconi come presidente della Repubblica e Tremonti come presidente del consiglio, o, in seconda ipotesi, una discesa in politica di Marina Berlusconi. Ci dovesse essere una restaurazione attraverso l'asse Murdoch, De Benedetti, Cordero di Montezemolo, me ne andrei a Stoccolma. Non voglio vivere in uno Stato dove per affermarsi bisogna leccare il culo. Ho sempre scritto tutto questo su Libero, nessuno mi ha mai tagliato una riga. Se scrivi per i giornali del centrosinistra non puoi parlare bene di Berlusconi. Se scrivi per i giornali del centrodestra puoi criticare Berlusconi. Secondo lei dove sta la libertà? Per quanto riguarda Mondadori, il palazzo di Segrate è una festa di libertà e anarchia. Le assicuro che ognuno dei dirigenti agisce in piena e totale autonomia. E sono anche dei signori che, sapendo di trattare una materia molto delicata, ossia il pensiero di un autore, lo fanno in maniera delicata e per niente invasiva. L'editing ai miei libri è una questione di ripetizioni di aggettivi, di punti e virgola, di correzioni sulla mia scrittura sgrammaticata, mai nessuno è entrato nel merito. E i miei libri non sono teneri con la classe politica”.

 

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