"Non mi sento una vera celebrità". Mara Maionchi si racconta ad Affari
di Nicole Cavazzuti
| “Non ho l’età”: Mara Maionchi, da discografica a diva di X Factor |
Fino a tre anni fa solo gli addetti ai lavori conoscevano il nome di Mara Maionchi, valida produttrice con una sua etichetta indipendente creata insieme al marito Alberto Salerno. Poi, nel 2007, l’incontenibile discografica è approdata alla trasmissione X Factor. Risultato? È diventata improvvisamente popolare. Così oggi, confermata per il terzo anno giudice e capitano dei gruppi, può dirsi a tutti gli effetti una star. Ed eccola da pochi giorni pure sugli scaffali delle librerie con “Non ho l’età”, un mix tra un libro sugli ultimi 40 anni di musica (da “La gatta” di Paoli all' “Amor carnale” dei Bastard Sons of Dionisio) e una biografia raccontata attraverso gli incontri dei grandi nomi del pop e del rock, edito dalla casa editrice Rizzoli, (204 pagine, 18 euro).
Cosa ricordi della prima serata a X Factor? 
La copertina
“Mi divertii da matti, e lo stesso accadde nelle puntate seguenti. Al di qua dello schermo la tv è molto più eccitante che dal salotto di casa”.
Come ti senti a essere una celebrità?
“Non saprei proprio, io mi comporto sempre allo stesso modo. Certo, mi fa un po’ strano parlare di me con i giornalisti e non, come in passato, di qualche artista. Comunque vivo tutto con la consapevolezza che la tv rende popolari velocemente, ma che quando smetterò di apparire sul piccolo schermo altrettanto velocemente la gente si scorderà di me”.
Hai paura di perdere il successo?
“Per nulla: del resto faccio il giudice a X Factor il mercoledì, ma trascorro il resto della settimana occupandomi delle solite cose”.
Quali cantanti stai seguendo ultimamente?
“Ci stiamo occupando del lancio dei dischi di Tony e dei Bastard Sons of Dioniso. Tony ha l’energia e la passionalità tipica dei teenager; i Bastard sono una continua sorpresa, colti e capaci di un’ironia raffinata”.
Quando iniziò la tua avventura nel mondo della musica?
“Nel novembre del 1967, quando venni assunta come impiegata alla Ariston. Inizialmente mi occupavo della segreteria dell'ufficio stampa poi, quando il mio capo cambiò lavoro, venni promossa ad addetta stampa. Tra gli artisti che dovevo curare c’era pure Ornella Vanoni”.
Qual è la parte più faticosa del mestiere della promozione?
“Cercare di fare arrivare il lavoro dell’artista nel modo migliore a un pubblico quanto più possibile vasto, senza che la cosa porti alla cannibalizzazione dell’artista stesso”.
Qual è il leit motiv che accomuna il mercato discografico dell’ultimo decennio?
“Direi la mediocrità, purtroppo. Tutte le arti stanno vivendo una fase di stasi. Mi auguro che si alzi un vento che smuova l’aria, prima o poi”.
Uno sguardo al passato, allora. Tra le tue collaborazioni più celebri, c’è Lucio Battisti. Come lo ricordi?
“Era un uomo piacevole, spiritoso, semplice, riservato e coi piedi per terra. Non ha mai avuto atteggiamenti da divo”.
Celebri sono anche le tue discussioni con Gianna Nannini, che ha scritto il brano Primadonna ispirandosi a te! È vero?
“Sì! Ed è vero che io e Gianna abbiamo discusso tanto. È normale: ha un carattere forte e irruente, ma non la vedo come una cosa negativa. Sono convinta che fosse la passione a portarci continuamente a litigare e a rendere feconda e speciale la nostra collaborazione”.

Mara Maionchi ad Affaritaliani.it: “Ecco i miei locali preferiti”



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