Editoria/ Fazio ad Affaritaliani.it: "I ricavi pubblicitari del Fatto quotidiano non sono all'altezza delle aspettative"

Lunedì, 19 luglio 2010 - 19:13:00

di Antonio Prudenzano

chiarelettere
Fazio
Lorenzo Fazio, fondatore di Chiarelettere, è tra i soci del Il Fatto quotidiano. Affaritaliani.it nei giorni scorsi (vedi box) ha anticipato che il cda, affrontando il problema delle deludenti entrate pubblicitarie, non ha risparmiato critiche alla concessionaria (Poster), evidenziando che si tratta di un'azienda non particolarmente forte e introdotta nei centri media e che, sebbene si stia comportando con serietà e pur in un mercato pubblicitario in flessione, la raccolta non è assolutamente proporzionale al numero di copie vendute, in quanto - è stato fatto notare nella riunione - un giornale che vende più di  100mila copie al giorno dovrebbe raccogliere almeno 3/4 milioni di euro annui. E invece, nei primi quattro mesi del 2010, Poster ha raccolto per Il Fatto solo 178mila euro, a fronte di un revised budget che conteneva una previsione di 224.490 euro. Come stanno le cose?
"Stiamo valutando come procedere dopo che abbiamo avuto il resoconto delle entrate pubblicitarie che sicuramente non è all'altezza delle nostre aspettative. Il giornale sta andando molto bene e continua ad aumentare il numero delle copie vendute, il che ha comportato anche un rafforzamento della redazione con l'arrivo di nuove firme: tutti segnali importanti e positivi, di buon auspicio per chi vuole investire in pubblicità sul Fatto. A fronte di una situazione altrove difficile e dolorosa con tagli di personale e contrazione di copie vendute".

Il Fatto quotidiano in difficoltà per la raccolta pubblicitaria deludente

Il Fatto Quotidiano/ Tensioni con la concessionaria di pubblicità Poster: "Raccolta inadeguata"

Poi c'è un altro problema, sempre legato alla pubblicità: è vero che il direttore Antonio Padellaro chiede di eseguire una "analisi preventiva" sulle inserzioni pubblicate dal suo giornale? E' giusto a suo avviso che Padellaro chieda di poter rifiutare le inserzioni che vengano ritenute inopportune o in contrasto con la linea del giornale?
"Il direttore di un giornale può rifiutare una pubblicità non in linea col suo giornale, è giusto che sia così, tanto più per il Fatto che non ha semplicemente dei lettori che lo comprano, ma una comunità di lettori che lo sostiene fin dalla sua nascita. Logico che noi dobbiamo tenerne conto, è una questione di coerenza e di rispetto, fatta salva comunque  la piena autonomia del direttore. Saranno poi i lettori a valutare la linea del giornale e il suo operato.  Credo che i criteri con cui sono gestite le concessionarie di pubblicità siano ampiamente da rivedere, non sono modulati sulle esigenze di acquirenti come i nostri ma su quelle di un lettore vecchio, quello che vedeva la tv e comprava il giornale all'edicola sottocasa. Bisogna svecchiare il mercato pubblicitario e smetterla con gli automatismi di agenti e promotori: i loro portafogli clienti non funzionano più come una volta. C’è una società civile che si fa avanti e che ha sue esigenze e gusti, anche la pubblicità ne deve tenere conto". 

Veniamo al sito: come va con la pubblicità? E' vero che avete  stilato una "black list" di aziende delle quali non intendete ospitare la  pubblicità nel sito? Può fare qualche nome in tal senso?
"Peter Gomez è il direttore responsabile del Fatto on line ed  è meglio che sia lui rispondere a queste domande.  Siamo soddisfattissimi della partenza del sito, continueremo a investirci e pensiamo di poter migliorare ancora molto. Siamo avvantaggiati rispetto ad altri  giornali che hanno ereditato un modello che comunque li condiziona. Noi  abbiamo potuto ispirarci direttamente a modelli di informazione on line come Huffington Post basati su una forte interazione coi lettori".

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