Lorenzo Fazio ad Affaritaliani.it: "Sono orgoglioso dei lettori 'critici' di Chiarelettere, non di chi pende dalle labbra degli autori"
di Antonio Prudenzano
![]() Lorenzo Fazio |
Il loro guru è Marco Travaglio. Il loro quotidiano (da mostrare nei cortei con orgoglio a mani alzate) il Fatto. E la loro casa editrice di riferimento Chiarelettere. Loro, sono il popolo del "No B Day", attivissimo in rete ma capace di ritrovarsi anche nella vita reale e di manifestare nelle piazze. Un popolo trasversale, transgenerazionale, difficilmente collocabile politicamente. Postmoderno puro, insomma.
E proprio quella che spesso viene definita maliziosamente "la casa editrice di Travaglio", Chiarelettere appunto, può aiutarci a capire meglio questo nuovo indecifrabile movimento: "Non abbiamo mai fatto una ricerca di mercato specifica per capire chi sono i lettori Chiarelettere - spiega ad Affaritaliani.it Lorenzo Fazio, fondatore della casa editrice milanese (gruppo Gems) - ma posso ragionevolmente dividere chi compra i nostri libri in due grandi gruppi: i lettori 'fortissimi', abituati ad andare spesso in libreria, a comprare i giornali e le riviste, esigenti e ben informati, che chiedono testi non facili, quindi. A questo primo gruppo appartengono lettori che non comprano solo i libri d'inchiesta Chiarelettere, tanto per intenderci. Poi ci sono quelli che arrivano da internet, che leggono Il Fatto, il settimanale Internazionale e seguono Travaglio, e che scelgono a prescindere i nostri libri e spesso solo Chiarelettere. Si tratta di un nuovo tipo di pubblico, che abbiamo intercettato e che ha trovato in noi quel tipo di approfondimenti che la maggior parte dei media trascura".
Concentriamoci su questo secondo gruppo. Comprano il 'marchio'-Travaglio a prescindere o hanno spirito critico?

Marco Travaglio
"Non tutti pendono dalle labbra di Travaglio. Non lo nego, in alcuni casi questo avviene, ma non sono certo i lettori di cui vado orgoglioso. Nemmeno Travaglio lo è. Lo spirito critico deve essere esercitato sempre anche contro noi stessi. Invece mi inorgogliscono i tanti che con competenza criticano i testi che pubblichiamo, e lo stesso Travaglio. Basta dare un'occhiata ai blog in cui queste persone si ritrovano e confrontano. Sono tante le voci critiche. Critiche costruttive, s'intende. Per noi sono uno stimolo imprescindibile".
Come risponde a chi vi accusa di fomentare l'odio?
"Nessuno finora ha accusato direttamente Chiarelettere. Il fatto è che in Italia non siamo abituati alle critiche dure. Peccato che il sale della democrazia sia proprio il diritto di critica. La stampa dovrebbe essere il cane da guardia del potere. Un giornalismo coraggioso, dalla parte dei cittadini. In Italia siamo riusciti a far diventare un 'caso' Marco Travaglio. E' assurdo che lui rappresenti l'eccezione! La normalità, nel nostro giornalismo, dovrebbe essere la presenza di tanti Travaglio".
Una risposta da manuale di giornalismo. Ma non si può solo criticare...
"Infatti. La denuncia non basta. Ecco perché noi di Chiarelettere pubblichiamo anche testi in cui si fanno delle proposte. Cito l'ultimo che va in questa direzione, 'La cura' di Michele Ainis"
Il livello dello scontro è destinato a salire?
"E' difficile che si abbassi, purtroppo. In questa fase credo sia necessario identificarsi nelle istituzioni e difenderle. Non bisogna mollare".



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