Lo scrittore & editor Desiati ad Affari: "Così bacchetto i miei colleghi"
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di Antonio Prudenzano
Mario Desiati è uno dei più importanti "giovani" scrittori italiani, e allo stesso tempo è pure uno dei più ascoltati editor. Dopo diversi anni da talent scout Mondadori, oggi va a caccia di esordienti per Fandango. Con Affari, l'autore pugliese parla del suo "secondo" lavoro.
Mario Desiati, oltre che uno degli scrittori più apprezzati dalla critica, lei è anche un affermato editor, prima per Mondadori e dall'anno scorso per Fandango. Partiamo con la domanda inevitabile: gli ha scoperti davvero lei Saviano, Giordano e Piperno?
“So che nell’ambiente la voce gira, ma mi tocca smentirla. La sola cosa vera è che tutti e tre sono passati da “Nuovi Argomenti”, a cui ho a lungo lavorato. Questa coincidenza ha scatenato il gossip, ma è stato merito del lavoro della Mondadori, oltre che loro naturalmente, se sono esplosi”.
Come riesce a conciliare l’attività di scrittore e quella di talent scout?
“E’ importante che ci siano anche editor scrittori, il doppio sguardo è positivo. D’altronde, e mi riferisco ad esempio a Calvino e Vittorini, prima erano proprio i grandi autori a svolgere questo ruolo. Oggi io sono una delle poche eccezioni. Come ho scritto di recente, gli scrittori sono delle ‘cattive persone’ (ride, ndr), e a volte si meritano le bacchettate di un collega in merito ai propri testi. C’è da dire che il doppio ruolo mi toglie non tanto e non solo tempo alla scrittura, ma soprattutto energie mentali. A questo proposito ricordo che, poco prima di morire, l’anno scorso Luigi Malerba mi disse: ‘Per il doppio lavoro che fai, il rischio è di sporcarti la testa’. Colse nel segno, turbandomi non poco…”.
![]() Mario Desiati, scrittore&editor pugliese |
Com’è cambiato il suo (secondo) lavoro di editor con il passaggio dalla più tradizionale Mondadori all’innovativa e multimediale Fandango?
“Nella sostanza è sempre lo stesso. Di certo, per me che sono nato nella piccola editoria, è stimolante lavorare in una realtà come Fandango, della cui linea editoriale mi sono innamorato sin da subito”.
Da editor di Fandango si è già preso belle soddisfazioni…
“Prima del mio arrivo la casa editrice puntava soprattutto su autori stranieri. Nella mia carriera mi sono occupato principalmente di scrittori italiani, ed è per questo che mi hanno scelto. Esordienti come il toscano Filippo Bologna, classe ’78, il cui ‘Come ho perso la guerra’ ha destato grande interesse tra pubblico (presto taglierà il traguardo delle 10.000 copie, ndr) e critica, e come Gaia Manzini, che con la raccolta di racconti “Nudo di famiglia” ha già venduto 5.000 copie, e sappiamo quanto in Italia le raccolte di racconti siano considerate quasi invendibili…, ci hanno riempito d’orgoglio. Vogliono continuare in questa direzione”.
E i prossimi nomi?
“Stiamo lavorando all’esordio di Emanuele Bianco, che nel suo primo libro racconterà di un ragazzo del Sud che si confronta con la periferia milanese, una storia forte. Tra le ispirazioni del romanzo, infatti, c’è il film “L’Odio” di Mathieu Kassovitz”.
Lei ha curato le principali antologie di giovani autori italiani pubblicate negli ultimi anni. Possibile che tutti si affidino a lei?
“E’ vero, ogni volta che un editore ne vuole fare una ormai chiama me. Non so perché, di certo accetto con piacere: d’altronde, questi lavori paralleli mi aiutano ad arrotondare, e magari pure a scoprire nuovi talenti…”.
Quante pagine di un manoscritto le bastano per capire se ha davanti uno scrittore?
“Ogni giorno Fandango riceve una decina di manoscritti. Io ne leggo tre. Sono sufficienti poche pagine. Naturalmente, l’occhio si affina con l’esperienza…”.
Da editor, è aperto anche gli aspiranti scrittori che pubblicano su blog e riviste online?
“Certamente, anche se è molto complicato raccapezzarsi vista la quantità di materiali presenti in rete. Piuttosto, per la mia formazione, resto molto affezionato alle riviste cartacee, anche se sono consapevole che non vivano un grande momento, ma in queste cose resto un nostalgico”.
Lei è pugliese ed è molto legato alla sua cittadina d’origine, Martina Franca (Leggi qui la biografia di Desiati nel ritratto di Affari). Cosa pensa del fermento nella “nuova” letteratura della sua regione? 
La copertina di "Foto di classe"
“Lo guardo con molto interesse, e sono felice di anticipare che dopo l’estate con Fandango pubblicheremo uno spietato reportage sul ‘mostro’ Ilva di Taranto del 27enne giornalista di Repubblica Giuliano Foschini. Da pugliese sento molto questo libro”.
E veniamo al Desiati scrittore e poeta. A quando il nuovo romanzo?
“Sto raccogliendo materiali, ma non so ancora se sarà un romanzo o un reportage. ”.
Nel suo ultimo libro, “Foto di classe” (Laterza), ha immaginato di andare alla ricerca dei suoi vecchi compagni di scuola in Puglia, in parte emigrati come lei, in parte rimasti a confrontarsi con le difficoltà del Sud.
“E’ un testo empatico, soprattutto per i tantissimi ragazzi che come me hanno lasciato la loro terra per i più svariati motivi. L’idea di andare di confrontarmi con il presente di quei compagni che non vedo da anni è un pretesto per analizzare una condizione esistenziale che accomuna tanti giovani meridionali”.



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