Lirica/ Aspettando la prima della Scala

Venerdì, 14 novembre 2008 - 18:00:00

Di Francesca Zardini - arts@affaritaliani.it

 

Se la prima puntata ci ha permesso di scoprire in anteprima i retroscena di quanto capiterà in 150 cinema sparsi per il mondo il prossimo 7 dicembre, in questa tappa siamo andati a ritroso per esplorare gli imperscrutabili miracoli verdiani, e ripercorrere la storia della Scala, dei suoi interpreti, delle sue prime. Per avvicinarsi a Verdi, e soprattutto al prossimo “Don Carlo”, tappa obbligata è la Casa di Riposo, l’opera più riuscita del Maestro, dimora, giuridicamente registrata come “casa albergo”, che ospita non solo musicisti in pensione (circa 50), ma anche 20 studenti delle varie accademie musicali milanesi. Molti dei residenti sono degli habitué scaligeri e presenteremo le nostre interlocutrici in ordine d’apparizione, e non d’età o d’importanza. Luisa Mandelli è un’istituzione in Scala, non solo per una carriera di comprimaria di tutto rispetto, ma perché, di sera in sera, è una presenza costante in teatro, spettatrice attenta della sua storia e dei suoi artisti. Orgogliosa dei suoi 86 anni, ne dimostra a mala pena 60: presenza fresca, viso acqua e sapone, figura semplicemente elegante, parlantina e piglio vivaci e sinceri. La Signora Mandelli entrò per la prima volta in Scala nella stagione 1948/49, portata dalla sua maestra di canto, Elisabetta Oddone, ad una recita del “Così Fan Tutte”. Vi debuttò pochi anni dopo, nel 1953, nel ruolo del Paggio nel “Rigoletto”, accanto a Giuseppe Di Stefano e Rosanna Carteri. Al 1955 risale la sua memorabile interpretazione di Annina nella “Traviata” con Maria Callas e Giuseppe Di Stefano, per la regia di Visconti, sotto la direzione di Giulini. La sua stanza è tappezzata di ricordi e fotografie, e per ogni personaggio e autografo gli aneddoti sono innumerevoli.


Di 7 di dicembre la Signora Mandelli ne ha visti tanti, e così le chiediamo di parlarci di questo “Don Carlo”, del quale ci confessa aver già assistito a qualche prova, e di aver già ammonito a dovere regista (Stéphane Braunschweig) e direttore (Daniele Gatti) affinché rispettino il volere di Verdi, e non si cimentino in interpretazioni troppo originali. La sua memoria parte dal “Don Carlo” del 1956, dal Bellini di Catania, in cui il Maestro Capuana, con a mala pena due giorni di preavviso, le fece interpretare il Paggio. Da lì ricordiamo insieme il più recente “Don Carlo”, quello scaligero del ‘92, che aprì la stagione diretto da Riccardo Muti, con Luciano Pavarotti, Daniela Dessì, Luciana D’Intino, Samuel Ramey e Paolo Coni, la famosa edizione fischiata, in cui alla Dessì venne urlato “Stasera Verdi piange!”. E se quel “Don Carlo”, che ora è già storia, non passò il vaglio severo della critica, questo del 2008 potrebbe incorrere negli stessi rischi, non per il cast, ma per l’orecchio e l’occhio critico dei loggionisti, sempre guardinghi e raffinati, ed anche perché, ci spiega, “il “Don Carlo” è sempre a rischio, in quanto richiede cinque voci (quelle dei cinque personaggi principali) tutte eguali ed uniformi, tutte importanti e tecnicamente perfette. Il ruolo del tenore, poi, è fra i più difficili, in quanto non prevede un’aria vera e propria, ma è pieno di insidie con duetti, terzetti, intermezzi, recitativi, e al giorno d’oggi mancano i tenori d’un tempo… Non solo, tutta la partitura è impervia, è tragica, densa, sfaccettata, gli stessi bassi devono avere voci distinte: l’Inquisitore deve essere un basso profondo, mentre il re, Filippo II, dovrebbe avere un colore di voce più soave, triste, è un uomo combattuto. E tutti e cinque gli interpreti devono coinvolgersi a vicenda, basta che uno inciampi per portare tutti gli altri alla catastrofe…” 

La seconda ospite che mi accoglie, con grazia innata e sguardo da fatina accondiscendente e benevola, è la Signora Stefania Sina, che, sotto gli auspici del capricorno, il prossimo 26 dicembre festeggerà 80 anni. Mi fa strada “da collega”, in quanto è la direttrice del giornale di Casa Verdi, “La Voce”, e mi porta subito in redazione, accanto al suo atelier di pittura. Le chiediamo della sua carriera di contralto, e le foto e la rassegna stampa che ci mostra rivelano le caratteristiche di un interprete dalla voce rara, bella e brunita, che dopo una quindicina d’anni da solista approdò dapprima al coro della RAI di Milano e a seguire in quello della Scala, allora diretto dal Maestro Bertola, dove si esibì fino alla tournée in Giappone del 1983, sotto la direzione di Gabbiani. Anche a lei chiediamo cosa è cambiato in questi ultimi decenni in teatro, e concorde con la Mandelli, ci conferma come oggi manchi la magia, e i divi non abbiano più carisma, gli ultimi con i quali ha cantato, che potevano ancora emanare quel certo non so che…, oggi scomparso, sono stati per lei Carreras e Domingo. Se la Mandelli è pro-Callas, in Stefania Sina abbiamo trovato una fervente ammiratrice di Renata Tebaldi, altra memorabile interprete ancor oggi ineguagliabile. Prediamo atto che l’età dell’oro è finita, e con la speranza che nuovi e duraturi interpreti assurgano al firmamento della lirica avviciniamo la prossima ospite.


E' l’ultimo personaggio che incontriamo, al termine d’una giornata che l’ha vista presa dai suoi numerosi impegni in qualità d’insegnante di canto, alla quale si rivolgono artisti di tutto il mondo, soprattutto provenienti dal Giappone, e a Tokio, ci dice, prima d’inaugurare la stagione al teatro d’opera, non mancano di farle visita, dato che trova il modo di sistemare ed accordare tutte le voci. A presentarcela è il Direttore dell’Istituto, Diego Mattiello, che ci preannuncia la loro prossima tournée in Giappone dal 13 al 26 dicembre. Sì, la Signora Vasta è ancora in attività; è fra i residenti decani, con più di 25 anni di permanenza in Casa Verdi, ma è fra i più giovani per età anagrafica. La sua carriera di cantante venne bruscamente interrotta dalla gelosia del marito, siciliano ed impresario, ed ora, vedova, l’ha ripresa con esiti da far invidia ai più giovani soprani. Increduli le chiediamo una prova di tante virtù canore, che subito sfodera cantandoci “Addio del Passato” dalla “Traviata” di Verdi. La voce fresca, perfettamente intonata, incisiva e carica di pathos ci commuove, e ricrea una magia, una suggestione, proprio a pochi metri dalla tomba del Maestro e di Giuseppina Strepponi, Musa ispiratrice per ogni cantante che voglia cimentarsi nei panni di Violetta. Così, tutelati dal fantasma di Verdi, usciamo non solo commossi e frastornati, ma nella condizione migliore per poterci accostare all’imminente "Don Carlo". “Non siamo gli unici, il Direttore dell’Istituto ci mostra un’agenda fitta d’impegni, d’incontri con giornalisti, gruppi e scolaresche che da tutto il mondo approdano a questa meta obbligata. Se dal Giappone, dall’Asia in generale, da tutta Italia giungono per rendere omaggio alla tomba dei coniugi Verdi, confidiamo che gli stessi interpreti del prossimo 7 dicembre, regista e direttore inclusi, troveranno il tempo per non esimersi; forse potrebbe essere per loro benaugurale, non solo per l’ispirazione che arriverà dal compositore in persona, ma per essere rincuorati dai suggerimenti preziosi dei vari ospiti…

0 mi piace, 0 non mi piace
Fai di Affaritaliani la tua HomePage
Iscriviti alla Newsletter
Mobile
Seguici su facebook
Rss
Twitter
Google
Internet Explorer

Terremoto/ Scossa di magnitudo 4 in provincia di Modena
Siria/ Russia: il massacro di Hula va condannato ma vanno dimostrate colpe
Cannes/ Palma d'Oro ad "Amore" di Michael Hanele
Cannes/ Gran Premio a Loach, Reygadas premiato come miglior regista
Cannes/ Il Grand Prix a Reality di Matteo Garrone
Siria/ Obama: la strage di Hula vile testamento di un regime illegittimo
Milano/ DomenicAspasso, controllati 1150 veicoli: 310 le multe
Lega Nord/ Piasente nuovo segretario Friuli Venezia Giulia
LEGGI TUTTE LE ULTIMISSIME

Case da sogno

Una villa? Un attico? Un loft? Quello che cerchi in un click
Trova tutto qui!

Prima rata gratis

Sei alla ricerca di un prestito? Trovalo subito
SCEGLI PRESTITÒ

Auto usate

Stai cercando l’auto dei tuoi sogni? Scoprila subito.
Cerca adesso