Multinazionali, un libro contro i poteri forti
di Gaetano Farina
![]() La copertina |
“Il libro che le multinazionali non ti farebbero mai leggere” richiama, naturalmente, tutti gli sforzi e le campagne, a partire dalla fine degli anni Ottanta, di denuncia dei crimini e delle strategie di sfruttamento di cui si sono rese protagoniste le grandi multinazionali mondiali, spesso di origine statunitense. Ma l’autore, il tedesco Klaus Werner–Lobo, ha voluto andare oltre, cercando di spiegare quali siano i nessi fra problemi globali come accentramento del potere, sfruttamento, corruzione, guerra, razzismo e la nostra quotidianità. Stimolato ed incalzato dalle domande e dalle richieste degli studenti con cui ha discusso di questi argomenti in questi ultimi anni. In primis alle nuove generazioni, infatti, si devono offrire delle risposte precise, ma, allo stesso tempo, prospettare delle alternative per non perdere totalmente la fiducia in questo mondo. Grazie alla globalizzazione, le multinazionali sono diventate i padroni del mondo: fanno pressione sui governi, traggono profitto dallo sfruttamento, dalla violazione dei diritti umani e dell’ambiente, e, inoltre, mettono a repentaglio la nostra democrazia.
Ma chi sono questi 'mostri'? L’autore non ha certo paura a fare nome (e cognomi). Oltre a grandi marchi come Adidas, Nike, Chiquita, Coca Cola, Nestlè, Bayer, Unilever, Philip Morris, Kraft, Mc Donald, Walt Disney che abbiamo già imparato a criticare, se non a boicottare in questo ultimo ventennio - grazie all’attivismo e le denuncie di numerose organizzazioni internazionali -, alla “black list” si sono aggiunte molte altre aziende, specie quelle legate all’informatica e alle telecomunicazioni, che hanno fatto fortuna in un arco di tempo relativamente limitato. Pensiamo subito a Microsoft di Bill Gates, ma anche a Apple che, per fabbricare i suoi famosi I-Pod, nella provincia cinese di Shenzen, uno dei simboli del lavoro globalizzato, si “avvale”, insieme ad altre società, dello sfruttamento di giovane donne capaci di lavorare 15 ore al giorno per una paga mensile che non supera i 50 dollari. Eppoi, c’è Nokia, il maggior produttore di telefonini al mondo che si fregia di un codice comportamentale, nella prassi, poco rispettato. Dopo aver ricevuto ingenti finanziamenti statali, nel 2008, Nokia fece perdere migliaia di posti di lavoro alla città tedesca di Bochum decidendo di trasferire la propria produzione in Romania e scatenando un’ondata di violente proteste in tutta la Germania. Anche Siemens non fa bella figura nel libro: distrugge l’ambiente con le sue dighe nei paesi poveri, è stata coinvolta in un clamoroso scandalo di tangenti, appartiene alla lobby dell’energia nucleare. Ovviamente, nella lista ci sono anche banche e petrolieri, ma Werner-Lobo tiene a precisare che quelli da lui citati sono solo i casi più eclatanti; in verità, la lista sarebbe infinita.
L’autore, come detto, non vuole, tuttavia, dimostrarsi catastrofista, sperando ancora in un mondo migliore o più umanizzato. A tal proposito, rielaborando anche le proposte e i risultati raggiunti dagli attivisti di tutto il mondo, prova a suggerirci delle linee d’azione. Non si tratta solo di consumo consapevole o commercio equo solidale, ma soprattutto di azione politica. Per Werner-Lobo, infatti, la questione cruciale è ripensare completamente la propria esistenza, ossia imparare ad amare noi stessi e quindi non essere schiavizzati dai modelli materialistici e, rivolgendosi principalmente ai giovani, impegnare costruttivamente il proprio tempo libero: è molto più emozionante e arricchente conoscere come “gira il mondo” e i suoi meccanismi perversi per provare a bloccarli magari con qualche azione collettiva di boicottaggio, invece che starsene seduti su una panchina per far passare la giornata o far tappa nei vari McDonald della propria città.



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