Libri/ Duecento anni di cultura europea...
Di Massimiliano Di Pasquale 
Elvis Presley
Sapevate che Il futuro governatore della California, Arnold Schwarzenegger, protagonista di Terminator, pronuncia nel corso dell’intero film solo 84 parole? E che il capo del Partito comunista della DDR negli anni ’50 Walter Ulbricht difese pubblicamente la musica di Elvis Presley? O ancora, che Giorgio Scerbanenco, bollato dalla critica come scrittore di genere, disseminò i suoi libri di riferimenti all’alta cultura da Kant a Bertrand Russell? Queste alcune delle gemme disseminate nel torrenziale libro di Donald Sassoon, La cultura degli Europei dal 1800 a oggi, un testo, quello del docente di Storia Europea Comparata presso il Queen Mary College di Londra, che può essere legittimamente letto come un saggio sociologico o fruito, con modalità da zapping televisivo, sfogliando il suo corposo indice analitico.
Seguendo quest’ultimo approccio, sicuramente più leggero e scanzonato, finiremmo comunque per riflettere su diversi temi, in primis sull’arbitrarietà di alcune distinzioni. Scorrendo velocemente la lista in cui, per esempio, alla lettera D Emily Dickinson precede Denis Diderot a sua volta seguito da Celine Dion, Dire Straits, Benjamin Disraeli, Fëdor Dostoevskij, Alexander Dumas, Bob Dylan e dalla serie tv Dynasty, ci accorgiamo subito come Sassoon prenda in esame un ampio spettro di prodotti culturali. Va da sé che un simile approccio finisce per riproporre l’annosa questione sintetizzata dalla domanda: Jane Austen è meglio di Barbara Cartland? Ovvero qual è, se c’è, la distinzione tra “alta cultura”, cioè “buona cultura”, e “bassa cultura”, ossia “cultura di massa”?
Sassoon da storico cui spetta il compito di “mappare il passato affinché il presente possa essere visto in prospettiva”, rifiuta questa impostazione moralista tra Bene e Male, tra Alto e Basso, bollandola come politica (decidere quale sia la risposta giusta è una questione di potere) limitandosi, si fa per dire, vista la mole dell’opera, a passare in rassegna, in un libro godibilissimo, i principali prodotti culturali europei dalla nascita dell’editoria all’era del World Wide Web. E raccontando la storia della straordinaria espansione del consumo culturale nell’arco degli ultimi due secoli, giunge a due conclusioni significative. La prima è che l’Occidente negli ultimi duecento anni ha fornito alla gente una quantità di prodotti culturali sproporzionata rispetto alla sua popolazione, la seconda è che il mondo odierno è sicuramente migliore di quello dell’Ottocento dove gran parte delle persone non sapeva né leggere, né scrivere.
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Oggi la giornata della stragrande maggioranza delle persone è scandita dalla fruizione di prodotti culturali, dalla lettura di libri in metropolitana la mattina mentre ci si reca al lavoro, all’ascolto di musica attraverso radio, i-Pod, computer, alla visione la sera di film al cinema o nel salotto di casa. Tutto ciò che oggi ci sembra scontato è in realtà il frutto di un lungo percorso, di un affascinante viaggio in cui il romanzo storico di Walter Scott va a braccetto con le strisce comiche di Asterix e il cinema di Godard flirta con il feuilleton di Dallas, nella convinzione che la cultura si evolve in continuazione tra citazioni e dissacrazioni. “Decidere quale cultura sia buona o quale non lo sia è una questione che riguarda tutti gli esseri umani, una categoria che include gli storici, ma che non esclude nessuno. Tutto quello che so è che un mondo senza cultura, alta o bassa che sia, si tratti di Tolstoj o di Grand Theft Auto, sarebbe un mondo ancora più selvaggio di quello in cui ci troviamo oggi.”
Donald Sassoon La cultura degli europei. Dal 1800 a oggi, Rizzoli (2008) € 45,00



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