La storia di un transessuale riscrive quella del Novecento: in libreria "Il mio nome è Lucy"

Lunedì, 27 luglio 2009 - 11:06:00

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copertina
La copertina
L'attacco del romanzo è decisivo: "Mi hanno chiamata Luciano". Scritto rigorosamente in prima persona, "Il mio nome è Lucy. L'Italia del XX secolo nei ricordi di una transessuale" (Donzelli), l'intenso ultimo libro di Gabriella Romano racconta la straordinaria storia di un trasnessuale italiano del secolo scorso. Luciano, un bambino inquieto della provincia piemontese, diventerà un adolescente 'diverso' nella Bologna fascista e subito dopo un disertore con l’8 settembre. Quindi arriverà la deportazione a Dachau e la liberazione dagli alleati. Infine, il tanto desiderato cambio del sesso, avvenuto a Torino. Attraverso il viaggio umano e fisico del trans, anche la storia del Novecento assumerà una prospettiva nuova.

TRA IO E STORIA - Il mio nome è Lucy. L’Italia del XX secolo nei ricordi di una transessuale è una storia lunga ottant’anni, che si intreccia a quella politica, sociale e culturale del nostro paese, e mette in luce in maniera delicata e asciutta la realtà della differenza sessuale.

 


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LA TRAMA - Il vero interesse de "Il mio nome è Lucy" sta nel fatto che racconta il secolo breve con occhi diversi: Luciano, classe 1924, cambia sesso in pieni anni Ottanta per poi tornare, da donna matura, nella casa e nel quartiere in cui ha vissuto da ragazzino. Il cambio di sesso avviene quindi in età avanzata per il protagonista, insieme alla scoperta drammatica che dopo l'operazione Lucy fa: il suo desiderio è stato ucciso. Una storia lunga ottant'anni che si intreccia a quella del nostro paese e delle sue svolte sociali, culturali e politiche, e getta luce sui suoi lati più in ombra, sugli espedienti, i luoghi, i linguaggi, le trasformazioni di una diversità sessuale, sempre in bilico tra il segreto e l'esibizione, tra l'insicurezza e la piena rivendicazione di un'alterità consapevole. La Lucy di oggi, ormai ottantenne, racconta il Luciano di un tempo e l'età di mezzo con la serenità di chi, con grande tenacia, ha saputo ricavarsi un angolo di mondo in cui coltivare gioie e dolori di una vita vissuta controcorrente. L'ipocrisia della piccola provincia, il regime, la guerra, la deportazione, il dopoguerra, le fatiche per campare, i cabaret en travesti, la vita notturna, la prostituzione, le feste, gli amori, gli arresti, e poi l'incontro coi nascenti movimenti di liberazione sessuale. Si dipana in queste pagine l'esperienza di una differenza vissuta "senza rete".

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