Libri/ L'editoria di domani? Sarà come iTunes. Alberto Castelvecchi ad Affari

Martedì, 16 dicembre 2008 - 09:30:00


Alberto Castelvecchi
"Da pochi mesi ho intrapreso una nuova attività editoriale, dopo aver diretto la casa editrice Castelvecchi, che avevo fondato nel 1993 e di cui non ero più socio di maggioranza. Insieme a Francesco Aliberti ho dato vita alla AlibertiCastelvecchi. La scelta è stata dettata dalla volontà di tornare a un progetto più imprenditoriale, dove si potesse creare da zero qualcosa di nuovo. Ci dedicheremo all'esplorazione dei nuovi scenari della vita sociale, non a caso iniziamo con un libro si Facebook, e dei nuovi scenari dell'immaginario. A breve pubblicheremo un romanzo di Mario Adinolfi sul poker. La storia racconta di un giocatore che sogna di trovare l'algoritmo definitivo, quello che fa vincere sempre. E poi ci occuperemo delle nuove frontiere della creatività e di arte contemporanea, di cui in Italia manca ancora una cultura diffusa", Alberto Castelvecchi, figura mitica della piccola e media editoria italiana e a metà degli anni '90 scopritore di scrittori importanti come Aldo Nove, Isabella Santacroce, Tommaso Labranca e del fenomeno letterario di Luther Blisset, racconta ad Affari la sua nuova avventura editoriale.

Oggi pochi scrittori riescono a vivere o a trarre guadagni significativi dal numero di copie vendute. Forse nel business dell'editoria si deve cambiare qualcosa? Internet cambierà le regole del gioco come ha iniziato da alcuni anni a fare con la musica e sembra avviarsi a fare con il cinema?
"Credo che internet e i nuovi media, con l'onnipresenza di Google e il fenomeno più recente dei social network portino giovamento al mondo dell'editoria, l'aumento di conoscenza e di informazione sulle opere che garantiscono è impagabile e va al di là del danno che può subire il singolo autore. Tuttavia, a partire dalle caratteristiche di internet credo che si possano trovare nuove forme di accordo economico. L'editore continuerà, pur in un contesto nuovo, a organizzare il lavoro degli autori, a dare una forma, materiale o virtuale, alle opere e a diffonderle presso il pubblico. Probabilmente le pratiche sociali ci indicheranno cosa è meglio fare".

A che genere di accordo economico pensa?
"Un'ipotesi è quella di prevedere la possibilità di scaricare il libro da internet al prezzo di un euro, dando però a chi lo desidera la possibilità di lasciare all'autore una somma più elevata. Di certo internet si sta abbattendo sull'editoria come uno tsunami, è inutile resistere al cambiamento, preparare barriere destinate a essere travolte, conviene costruire tavole da surf e prepararsi a solcare le onde. E poi gli scrittori non devono dimenticare che vivono essenzialmente della loro reputazione. Era così anche per i grandi filosofi dell'antichità. Internet può aiutare la circolazione delle idee e va quindi valorizzato. Volta per volta sarà necessario capire come trasformare in reddito il flusso delle idee".

In questi anni, secondo molti, il panorama italiano ha mostrato una certa inerzia. Che cosa ne pensa?
"Io sono ottimista sulla tenuta intellettuale della classe editoriale, il mercato è cresciuto negli ultimi anni e si continuano a pubblicare libri di qualità. L'Italia non ha un problema di talenti e di idee, il problema è che il talento non fa sistema, viene considerato una bizzarria individuale. Negli Stati Uniti invece è considerato una risorsa sociale. E' importante che anche in Italia si impari questa lezione, investendo di più nell'università e triplicando la spesa pubblica destinata alla ricerca scientifica. E poi creare le reti di telecomunicazioni ad alta velocità, le grandi infrastrutture digitali, che negli Usa, patria del libero mercato, sono state create con investimenti pubblici ingenti".

Luca Vaglio

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