Libri&Crisi/ Instar non pubblica novità, ma riporta in libreria "vecchi" titoli, contro il sistema "malato" delle rese...

UNA SCELTA CHE FARA' DISCUTERE.../ Gli ultimi dati dell'Aie dimostrano che anche la piccola e media editoria vive un momento difficile. Instar e Blu, i due marchi dell'editore torinese Gaspare Bona, a gennaio e febbraio 2012 non usciranno con novità, ma riproporranno in libreria sette "vecchi" titoli (tra cui "Cancellazione" di Percival Everett): "L'idea mi è venuta parlando con un libraio. Penso si tratti di una risposta di buon senso a un sistema che giudico malato. Di rado si pensa che dietro a un libro che sparisce prestissimo dagli scaffali non c'è solo un danno economico per l'editore, ma un danno 'esistenziale' per l'autore". E aggiunge: "Parecchi librai ci hanno scritto entusiasti per l'iniziativa assicurandoci il sostegno". Bona si riferisce ai librai indipendenti, non alle grandi catene, che non accettano titoli "vecchi". Quindi parla dell'impatto che sta avendo la legge Levi e annuncia: "A marzo e aprile usciremo con i primi 4 titoli della nuova collana di tascabili, a 9 euro. Ho sempre sostenuto che la concorrenza, per essere leale, deve essere fatta sul prezzo di copertina e non con gli sconti, e che la limitazione degli sconti avrebbe portato nel tempo a un abbassamento dei prezzi. Cerco dunque di contribuire all'avverarsi della profezia e, dopo aver predicato, di razzolare bene"

Martedì, 13 dicembre 2011 - 08:14:04

 

 

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di Antonio Prudenzano

 

"Più libri più liberi", la Fiera della piccola e media editoria appena archiviata, ha purtroppo confermato che l'intero settore vive un momento difficile. I dati presentati a Roma dall'Associazione Italiana Editori (che ha commissionato la ricerca a NielsenBookScan) dicono infatti che oltre ai grandi gruppi editoriali (e alla grande distribuzione, che nel 2010 era al 17,2% mentre in questo 2011 si attesta al 16.6%) soffrono anche, e addirittura di più, piccoli e medi editori: questi ultimi perdono il 4,8%, e valgono il 12,8% del mercato (escluso la GdO citata prima). In particolare, gli editori indipendenti rispetto al passato fanno fatica a vendere romanzi (-9,2%), mentre va un po' meglio con i testi per bambini e ragazzi e con la cosiddetta "non fiction pratica". 

Instar

Quella che sta preparando per metà gennaio 2012 la casa editrice torinese Instar (che poche settimane fa ha portato in libreria "Non credo al Paradiso", il bel nuovo romanzo di Patrizia Varetto) è una risposta forte e suo modo "disperata" a un sistema dell'editoria libraria "tradizionale" sempre in difficoltà: Instar, infatti, nei primi mesi del 2012 non pubblicherà novità, ma riporterà in libreria quattro libri usciti negli anni scorsi (e ben presto spariti dagli scaffali, visti i super-ritmi imposti dall'attuale sistema) che l'editore ritiene possano meritare ancora spazio. E lo stesso discorso vale per il marchio Blu Edizioni (torneranno in libreria tre titoli). Affaritaliani.it ne ha parlato con l'editore.

Instar GaspareBona

Gaspare Bona (nella foto a sinistra, ndr), cosa vi ha spinto a prendere una decisione senza precedenti?
"Le statistiche valgono per i grandi numeri, dunque per quegli operatori che mettono sul mercato un numero molto elevato di romanzi. Instar Libri, con le sue 12-14 novità all'anno, non è un campione rappresentativo: a noi bastano pochi  libri che vanno bene per essere sopra la media. E quest'anno con i nuovi romanzi di Enrico Pandiani, Marco Truzzi, Elisabetta Severina e Patrizia Varetto ci siamo difesi. Non parlerei quindi di 'disperazione', quanto di una risposta di buon senso a un sistema che giudico malato, e soprattutto di rispetto per l'autore. L'idea mi è venuta da una conversazione con Guido Carota, un libraio di Santa Margherita intelligente e indipendente (non solo nella struttura societaria, ma nelle idee). Mi ha raccontato che quando un cliente gli chiede dov'è il banco delle novità, lui scherzosamente gli fa un cenno circolare con il braccio e gli dice: 'Li ha già letti tutti?'. Un libro di Camilleri o di Faletti dopo pochissimo tempo non è più una novità perché lo comprano e lo leggono decine e spesso centinaia di migliaia di persone. La stragrande maggioranza dei romanzi, anche quelli con un buon riscontro di critica e di lettori, vende qualche migliaio di copie. In un Paese di 60 milioni di persone non sono certo dei déjà vu. Quindi spesso non è un motivo commerciale o qualitativo che li fa sparire dagli scaffali, ma il diabolico bisogno di sfornare in continuazione titoli nuovi per occupare gli spazi delle librerie, nella speranza di centrare il libro da un milione di copie. Lasciando sul campo molti libri che meriterebbero di diventare dei classici. E qui interviene il buon senso. In una piccola/media casa editrice indipendente, un libro ben scelto e ben fatto rappresenta un notevole investimento, sia nella sua realizzazione sia nella sua promozione, dunque la durata temporale è un elemento economico fondamentale. Ma l'aspetto che mi urta di più è un altro: di rado si pensa che dietro a un libro che sparisce non c'è solo un danno economico per l'editore, ma un danno 'esistenziale' per l'autore. Un libro non è solo un oggetto che si fabbrica, si vende, si legge, si butta. E' un pezzo d'anima dell'autore. Una fetta importante della sua vita lavorativa. I quattro libri (sette tenendo conto i tre di Blu Edizioni) che riproponiamo a gennaio-febbraio sono tecnicamente delle riproposte, ma noi li presentiamo come novità, rafforzate da lusinghieri giudizi della critica e dei librai".

 

Quali sono questi sette libri?
"Sono libri che non manderemmo mai né a remainder né al macero, perché comunque, anche se più lentamente, la tiratura verrebbe esaurita. Sono anzi libri che vogliamo presto ristampare. Ai librai li presentiamo così: Cancellazione di Percival Everett, un autore geniale, tout court. A Long Long Way di Sebastian Barry, se governanti e dittatori leggessero questo libro sugli orrori e gli strazi della prima guerra mondiale forse ci sarebbero meno guerre. Lo stordimento di Joel Egloff, quando uno scrittore riesce a creare con assoluta verosimiglianza un mondo parallelo assurdo e surreale è un grande. Egloff appartiene all'esile schiera. Il nome del padre, racconti blasfemi di Federigo De Benedetti, spesso mi chiedo dove sono finiti Voltaire e l'Illuminismo, poi ogni tanto - troppo di rado - mi capita fra le mani un libro intelligente e ironico che per qualche ora mi fa ancora sperare di non essere nel Medioevo".

Ma come hanno reagito i librai? 
"Parecchi ci hanno scritto entusiasti per l'iniziativa assicurandoci il sostegno. Per chi fa questo mestiere l'impossibilità di far vivere a lungo i bei libri in libreria è non solo una difficoltà gestionale ma anche un cruccio. Perché il libraio si appassiona ai libri. C'è però anche una nota di pessimismo, dettata sia dalla situazione contingente sia dalla percezione che la nostra iniziativa è una goccia in un oceano dove le onde sono grandi e grosse e non vanno tanto per il sottile. Per illustrare questa ambivalenza le riporto la reazione di due librai. Quando ha visto Cancellazione di Everett fra i quattro titoli, Patrizio Zurru di Cagliari mi ha raccontato questo aneddoto: 'E’ successo di domenica sera, passeggiavo per il centro con mia moglie, libreria chiusa. Finalmente un po’ di tempo per noi. Mi ferma una signora e mi abbraccia, poi bacia mia moglie. Poi ci implora di accompagnarla in libreria, riaprire e darle tutto quello che avevamo di Percival Everett. Aveva appena finito di leggere Cancellazione ed era rimasta sconvolta dalla bravura dello scrittore. Cancellazione è la bacchetta magica che ogni libraio sogna di trovare, il libro che moltiplica la clientela, che ti fa reincontrare gente col sorriso sulle labbra, gente finalmente appagata da una ottima lettura'. Mentre un libraio veneto mi scrive: 'Ho apprezzato la lettera-appello, penso che questa iniziativa possa avere una ricaduta positiva, anche se i tanti problemi di cui si parla da tempo, e che molto probabilmente col prossimo anno si accentueranno, non potranno certo essere adeguatamente affrontati con iniziative di questo tipo. Tutto può servire, ma anche tutto può non essere sufficiente'...".

Ma le grandi catene accettano titoli "vecchi"?
"No".

In tempi di crisi economica generale i lettori sono più sensibili ai prezzi di copertina dei libri, motivo per cui hanno più successo i tascabili e i cosiddetti titoli "low cost". Instar nei prossimi mesi si adeguerà a questa tendenza? Come, concretamente?
"Questa volta non cercando di fare la rivoluzione ma con il collaudato metodo dei tascabili. Usciremo a marzo e aprile con i primi 4 titoli della collana, tutti a 9 Euro, in cui riproporremo i nostri autori più forti, quelli che ormai vendono con costanza (Fabio Geda, Enrico Pandiani, Luisa Pulcher, Emiliano Poddi). E' comunque vero che si tratta di un adeguamento, perché i nostri libri nella versione trade non sono costosi e potrebbero essere tranquillamente ristampati nella versione originale. Il fatto di riproporli a un prezzo inferiore tiene effettivamente conto delle esigenze di un mercato che in qualche modo si è sentito defraudato dalla limitazione agli sconti imposta dalla Legge Levi. Ho sempre sostenuto che la concorrenza, per essere leale, deve essere fatta sul prezzo di copertina e non con gli sconti, e che la limitazione degli sconti avrebbe portato nel tempo a un abbassamento dei prezzi. Cerco dunque di contribuire all'avverarsi della profezia e, dopo aver predicato, di razzolare bene".

Ma la legge Levi che regola gli sconti sui libri sulla quale si è molto discusso, entrata in vigore lo scorso settembre in un momento difficile per l'economia del Paese, alla fine ha danneggiato gli editori indipendenti?
"La legge che avremmo voluto noi editori del gruppo dei Mulini a vento (Donzelli, Instar Libri, Iperborea, La nuova frontiera, minimum fax, nottetempo e Voland) e tutti gli editori e i librai che hanno appoggiato il nostro appello, sarebbe stata molto più rigorosa, sul modello di quella francese e quella tedesca. Il compromesso raggiunto è solo un primo passo in quella direzione. La mia opinione è che la Legge Levi, nella sua versione finale, abbia arginato dei competitori aggressivi come le librerie on-line e in particolare Amazon, con un vantaggio principalmente per le catene (che hanno la possibilità di allinearsi al 15% di sconto) ma anche per quelle librerie indipendenti che il 15% non possono permetterselo. La legge lascia un amplissimo margine di manovra per fare promozioni, dunque non ha sostanzialmente ridotto i vantaggi dei grandi gruppi, ma non ha certo danneggiato gli editori indipendenti. Tutt'al più ha fatto troppo poco per sostenerli e per riportare la concorrenza dove dovrebbe essere esercitata: sul prezzo di copertina e prima ancora sulla qualità dei contenuti. Purtroppo i limiti di sconto sono ancora sufficientemente alti da permettere di vendere sconti invece che libri".

 

 

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