Libia, non parliamo di "immigrati", ma di "profughi". Non è solo una questione linguistica...
LO SPECIALE
Come si fanno sparire (con una parola) i profughi

di Giulio Mozzi (scrittore) 
Giulio Mozzi
Sul sito del ministero dell’Interno si legge oggi, in prima pagina, un testo che comincia così: "5.000 immigrati sono sbarcati in un mese lungo le coste italiane, 3.000 solo tra l’11 e il 14 febbraio: «Tutti sono stati adeguatamente assisti». Lo ha consentito, ha riferito oggi il ministro dell’Interno Maroni al Question Time, il dispositivo di prima accoglienza messo in atto per affrontare quella che sembra essere «una vera e propria emergenza umanitaria»". Per carità: se l’immigrazione è “il trasferimento permanente o temporaneo di gruppi di persone in un paese diverso da quello di origine” (definizione di Wikipedia), sicuramente tutte quelle persone sono persone che stanno cercando di emigrare (almeno temporaneamente) dal loro paese, ed immigrare in Italia (o, via Italia, in un altro paese). Ma, considerato che cosa sta accadendo nei paesi dai quali queste persone provengono, non sarebbe più pertinente parlare, anziché di “immigrati”, di “profughi”? Perché i profughi sono “persone costrette ad abbandonare il proprio paese per motivi politici o in seguito a disgrazie naturali” (da un dizionario a caso, questo).
E’ solo una questione linguistica? No, dal momento che i “profughi” potrebbero avere il diritto di asilo.
Ovvero: impacchettare tutte queste persone nella qualifica di “immigrato” (giocando sul fatto che, benché non tutti gli immigrati siano profughi, tutti i profughi sono immigrati) significa far sparire dal discorso pubblico la parola “profugo”, e con la parola anche il concetto. Significa assumere una posizione a priori, per cui il “problema” sta nella rubrica “contenimento dell’immigrazione” (ed è quindi una mera faccenda di polizia) e non nella rubrica “dare asilo alle persone perseguitate o in fuga da catastrofi naturali o guerre civili” (dove sarebbe tutt’altra faccenda).
Naturalmente all’attuale opposizione (la cui politica nei confronti del NordAfrica e dell’Africa in generale non mi pare sia stata diversa da quella dell’attuale governo) non viene in mente di alzarsi in piedi e dire al ministro dell’Interno: “Quelli sono sono immigrati, sono profughi”. Non viene in mente perché è impopolare, forse, ma io sospetto – e non ho le prove – che non venga in mente per un’altra ragione: perché anche per l’attuale opposizione, in fondo, le persone che vengono da laggiù non sono mica tanto persone.
Pubblicato originariamente su http://vibrisse.wordpress.com/



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