Leopardi a tavola/ Non era un gaudente, ma amava la buona tavola... In un libro, le ricette napoletane del grande poeta
Il grande poeta, dopo aver vagato nell’Infinito del suo scetticismo, si metteva a tavola. E mangiava con allegria e appetito, anche perché molti di quei piatti che gli preparava il suo cuoco nascevano da sue precise indicazioni, che poi venivano sapientemente elaborate. “Leopardi a tavola” sembra una provocazione, una profanazione del grande poeta che non è certo catalogabile nel settore dei materialisti gaudenti. Eppure la “materia”, cioè la vita che ti prende e ti avvince, che non è più solo materia ma dispensatrice di piacere, aveva conquistato anche lui. Nel 1833 Leopardi, invitato dal suo carissimo amico Antonio Ranieri, si reca come ospite a Napoli e vi rimarrà fino al 1837, l’anno della sua morte. Sono forse gli unici anni felici della sua breve esistenza, circondato dall’affetto del suo amico, dalla vitalità della Napoli di quel tempo… e dal suo espertissimo cuoco, Pasquale Ignarra. 
Sotto il Sole del Vesuvio
Come nasce questo “Leopardi a tavola”, un libro colto, raffinato ma anche tutto da “gustare”? Nella Biblioteca Nazionale di Napoli si conserva, assieme alle carte del poeta, un lungo e stretto ritaglio di carta dove Leopardi scrive un elenco di 49 ricette. Partendo da questo documento gli autori hanno ricostruito il soggiorno del poeta e la vita, le abitudini, i costumi anche alimentari della metropoli partenopea in quegli anni lontani. Siamo in una realtà, come dice lo stesso Leopardi, violenta, vitale, “affricana” ma affascinante, lontana dalla sua silenziosa e dolente Recanati. Proprio attraverso le ricette che Leopardi scrive e che il cuoco interpreta con sapienza e con la ricerca della naturalità, del “buon cibo che fa bene al corpo”, scopriamo un angolo di mondo e un tratto nascosto del nostro poeta. Un mondo con i suoi sapori, i mercati, le verdure, le carni, i pesci… la vita quotidiana, la confusione creativa di quel popolo sempre al limite della tragedia e della commedia.
Il gusto della poesia
E se poi ci “punge vaghezza” e volessimo preparare una di quelle ricette, ad esempio i “Pasticcini di maccheroni o maccheroncini di grasso o di magro”? Niente paura, basta seguire le istruzioni, scritte in modo quasi poetico, per ritrovare quei gusti e quella felicità che hanno saputo dare anche a Leopardi il piacere della vita.
Piero Selva
"Leopardi a tavola"
di Domenico Pasquariello “Degò” e Antonio Tubelli
Logo Fausto Lupetti Editore
Pagg. 190, euro 18



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