Leo, il volto della street art
di Virginia Perini
"Dipingo i bambini perché mi piace rappresentare l'umanità non corrotta. Con i loro volti innocenti e i loro sguardi profondi riesco a portare sui muri delle strade dei valori sociali importanti". Leo, l'artista noto in tutto il mondo per aver dipinto sui muri delle più grandi città volti di bambini, ha trentanove anni, si è accostato alla pittura grazie al padre Giovanni, dal quale ha imparato i rudimenti delle arti visive. Ha frequentato l’Istituto d’Arte di Guidizzolo, Mantova, e poi si è laureato all’Accademia delle Belle Arti di Brera. Nel 1988 avviene l’incontro fatale con il graffitismo che, appena sbarcato in Europa, rappresentava agli occhi dei primi pionieri come Leo una cultura affascinante e misteriosa che portava in sé i semi di una visione multi-etnica e culturale, sottendendo a un codice espressivo innovativo e giovane.
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Quello che da sempre lo affascina è il carattere democratico di questo tipo di arte: "Ognuno, senza nessun criterio di selezione, può esprimersi e raccontare qualcosa di sè al mondo, diffondere idee o principi, oppure, anche soltanto rendere colorate delle zone scure e tristi. Certo, questo può creare qualche problema sociale, i maleducati ci sono dappertutto. In realtà non si dovrebbe mai dimenticare il principio dei writers per cui non si possono coprire le opere d'arte altrui con le proprie. Per questo i monumenti non andrebbero dipinti". Così Leo, l'artista che nel Norditalia è diventato quasi un mito per i giovani, racconta ad Affaritaliani.it non solo un'arte, ma anche una filosofia: "Il bello dell'arte di strada è proprio la libertà. Il fatto che chiunque possa lasciare traccia di sè nel mondo. Un po' come avviene con Internet. Ormai è un fenomeno di massa, quindi entra nei musei e viene analizzata, ma la sua natura selvaggia e spontanea rimane il canone distintivo...".



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