Addio Photoshop e bisturi, parte la rivolta delle "donne vere"

Venerdì, 19 agosto 2011 - 17:01:00

L'UNICA VERITA' E' LA FINZIONE?
GLI INTELLETTUALI DICONO DI NO


Le fotografie di Dario Broch Ciaros
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L'ARTISTA - Dario Broch Ciaros, il fotografo che ha fatto di questa nuova autenticità un must, si racconta ad Affari: "Oggi ritoccano tutto. Si vedono tante bambole di plastica, fotografie in cui si scorda che l'originalità sta nella differenza e non nell'omologazione". INTERVISTA E FOTO

IL FILOSOFO DELLA SCIENZA - Dalle pagine di gossip il dibattito arriva sul tavolo dei pensatori. "Verità non è una parola morta", spiega ad Affari Telmo Pievani. "Ma non ci sono regole per orientarsi nella ricerca di certezze. Il falsificazionismo di Popper andrebbe esteso al mondo della comunicazione". INTERVISTA 

L'ANTROPOLOGO - Marco Aime ad Affari: "Ma quale verità. Noi viviamo di finzione, la società stessa è una finzione e le certezze sono soltanto illusorie". INTERVISTA

di Virginia Perini

Kate Winslet, Emma Thompson e Rachel Weisz coalizzate contro il ritocchino estetico. Insieme hanno fondato una sorta di British Anti-Cosmetic Surgery League, che si prefigge di coinvolgere altre bellissime botox-free di Hollywood, non necessariamente con passaporto inglese. A lanciare l’iniziativa è stata la protagonista di Titanic che ha rivelato al Daily Telegraph di voler invecchiare dolcemente e senza bisturi. Ma non è solo la chirurgia plastica il nemico da abbattere, ma anche Photoshop. "Ho chiuso con il ritocco". Come Elisabetta Canalis che tempo fa ha deciso di farsi fotografare come mamma l'ha fatta, senza preoccuparsi dei propri difetti. Lo stesso avevano fatto Vittoria Puccini, Valeria Golino, Claudia Gerini, Monica Guerritore, Ottavia Piccolo, Lucrezia Lante della Rovere, Maddalena Crippa e Anna Orso facendosi fotografare per un servizio dal titolo "Belle al Naturale".


Foto Novella
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Dietro queste azioni c'è qualcosa di profondo. Il bisogno ancora non cosciente di ritrovare certezze. Quando l'uomo sbarcò sulla luna nessuno osò mettere in discussione la verità di quell'impresa. Oggi l'informazione è più democratica. Tutti possono dire la loro. E hanno strumenti potentissimi per farsi ascoltare. Anche singoli utenti del web il cui volto e la cui storia non sarà mai nota.


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Un esempio. Il nucleare? Si può dire di tutto: a fronte di 10 studi che mostrano che... se ne troveranno altrettanti che dimostrano il contrario. Per non parlare di inchieste, profezie più o meno catastrofiche che paventano nuovi terremoti e tsunami. Il mondo del para-scientifico, para-normale è entrato a gamba tesa nella realtà provocando un senso di alienazione e disorientamento. Oggi vedere la foto di Osama Bin Laden morto non ha un reale valore. Chi ha scattato la foto? Quando? E' realmente lui? Per ogni tesi ne spunteranno altre tre che portano in direzioni diverse. E senza rendersene conto, cominciamo ad avere sete di verità. Aneliamo certezze.


I migliori topless della storia... ritoccati?
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Facciamo chilometri pur di sapere che quello che stiamo comprando è una carota che esce direttamente da quel terreno. Spendiamo cifre esorbitanti alla ricerca della genuinità. Una silenziosa esigenza che, ci scommettiamo, presto assumerà la forma di pensiero strutturato. Di correnti. Magari di partiti.  Viene in mente Così parlò Bellavista, lo spiritoso concentrato di saggezza partenopea firmato De Crescenzo che aveva in appendice alcune foto di prostitute napoletane che offrivano la propria merce davanti al cartello "puttane vere". E' così. E' voglia di verità. C'è chi ha capito che proporsi come "donna vera", senza trucco e senza inganno, può rappresentare un valore. Non vogliamo arrivare a tanto, ma vorse nascosto sotto le braci di queste elezioni amministrative sorprendenti, c'è anche questo bisogno latente, che ha spinto a votare chi si sentiva lontano dalla politica. E' l'era postmoderna di Photoshop, del pensiero debole, dell'identità virtuale e di Facebook, ma qualcuno forse, in silenzio, magari senza nemmeno accorgersene sta iniziando a percorrere un'altra strada...


Foto Novella 2000
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PER IL NATIONAL GEOGRAPHIC LA REALTA' CONTA - Al photoeditor doveva essere sembrata una cosa da poco:  modificare la foto di prima pagina del National Geographic per renderla più simmetrica. Allineare le piramidi di Luxor di qualche grado, giusto un paio di click con Photoshop. Non poteva sapere che dopo la pubblicazione qualcuno si sarebbe accorto della modifica. La protesta iniziò online e dilagò. Ne seguì una vera e propria valanga di lettere di protesta dei fans che chiedevano alla rivista fotografica più rinomata del mondo di tornare sui suoi passi. Secondo i lettori il National Geographic, una icona del fotogiornalismo, non poteva cedere alle lusinghe del digitale per rendere la realtà più bella. Vox populi, vox dei. Molte teste caddero all'interno della redazione e a tutti i giornalisti fu dato un vademecum su come comportarsi. Niente foto modificate. La verità prima di tutto e una foto con un cielo più limpido, un'erba più verde o un viso più giovane vennero giudicate un imbroglio. Modificare le immagini fu reso possibile, ma solo in pochi casi e, comunque, nelle didascalie i giornalisti avrebbero dovuto indicare quali cambiamenti erano stati fatti.

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