Addio Marx, la rivoluzione è inutile. Per il bene del mondo non fare nulla

Venerdì, 19 marzo 2010 - 18:10:00

Francois jullien
François Jullien
Gli amanti che un giorno senza capire perché non si amano più. I Paesi del mondo che si trovano a far fronte a guerre senza ricordare i motivi reali che li hanno portati a combatterle. Quello di Francois Jullien edito da Cortina, Le trasformazioni silenziose, è un libro che mette l‘accento su tutte quelle trasformazioni che sembrano pioverci addosso improvvisamente, ma che in realtà sono iniziate lentamente, insidiosamente molto tempo prima. Si passa dell‘erosione delle coste, al riscaldamento globale alla modificazione dei rapporti interpersonali, tutti fenomeni che non avvengono da un momento all‘altro, ma per gradi, momento per momento, secondo per secondo.

François Jullien ha vissuto molti anni in Cina. Non solo per studiare la filosofia cinese, ma soprattutto per acquisire il punto di vista della cultura orientale e guardare, con quello, al nostro Occidente. Il risultato è una delle letture comparate più originali della ricerca filosofica contemporanea: nei libri di Jullien, infatti, - come Il saggio è senza idee. L'altro della filosofia (Einaudi) e Del tempo. Per una filosofia del vivere (Luca Sossella editore) - con l'aiuto di Confucio e dei pensatori taoisti, si possono capire meglio i punti di svolta della cultura e la concezione di "verità". E‘ una riflessione importante che trova conferma nel lavoro in psicoterapia: le trasformazioni, i cambiamenti sono spesso silenziosi, lenti, ma poi improvvisamente si manifestano in tutta la loro importanza.

Se Marx sosteneva che la storia è il susseguirsi di rivoluzioni, la filosofia cinese suggerisce, al fine di non farci sorprendere dalla realtà, di capirla e accompagnarla rinunciando al dirigismo dell'azione. Poiché "ogni agire è costretto a bloccare momentaneamente il reale", mentre "conviene sempre accompagnare il reale perché possa evolvere a proprio piacimento - al nostro "contemporaneamente" al suo". "Praticare il non agire" e "lasciar accadere" perché il mondo possa trasformarsi da sé. E' solo liberandosi da ogni attivismo tipico della cultura occidentale, che l'agire si confonde, senza turbarlo, con il corso spontaneo delle cose. "Agire senza agire" vuol dire abbandonare un piano d'azione che forza la realtà e accompagnare invece la realtà in tutto il suo corso diventandone il partner. E' da questo "agire puro", insomma, che il pensiero occidentale potrà trovare una fonte ulteriore di efficacia. Perché è un agire che non conosce più "né dispendio né attrito - un agire senza trafficare". Un agire che non chiama al disimpegno ma insegna, al contrario, come ottenere il mondo, non a fuggire da esso. Dato che per il pensatore taoista non c'è un altro mondo metafisico in nome del quale rifiutare questo, nell'attesa del quale sopportare l'esistenza.

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