Le copertine dei libri al tempo della crisi/ Parla uno dei grafici di Newton Compton...
LA SECONDA PUNTATA DELL'INCHIESTA/ Quali sono le nuove tendenze nel mondo delle copertine dei libri? Si stanno consolidando determinate iconografie? E se sì, quali? In tempi di crisi nell'editoria si risparmia sulla creatività? Dopo gli interventi di Riccardo Falcinelli(grafico di Minimum Fax, Francesca Leoneschi (art director per la Rizzoli) e di Alice Beniero di Isbn edizioni, prosegue l'approfondimento di Affaritaliani.it, con l'intervento di Sebastiano Barcaroli, uno dei grafici di Newton Compton per il service TESPI, la casa editrice del momento con la moda dei "9,90"... "Il segreto del grande appeal delle nostre copertine? Sono immediate, oneste, pure, popolari, mai saccenti...". E ancora: "La tendenza degli ultimi anni? Si punta sugli occhi". L'INTERVENTO COMPLETO
di Sebastiano Barcaroli
La crisi ha di certo impresso i suoi canini anche sui dati di vendita dei libri, piegando le scaffalature delle librerie sotto il peso di rese e invenduti, ma la reazione naturale al calo di vendite è stata esattamente opposta a quanto ci si potesse aspettare: le case editrici curano maggiormente la veste grafica dei volumi per avere una visibilità maggiore; si percorrono vie meno battute, si sperimenta, si guarda all’estero, cercando però di non tradire il lettore.

La Newton Compton non si trincera mai dietro grafiche di difficile lettura ma ricerca una comunicabilità e una comprensione popolare, mai populista. Una casa editrice sincera, e la sua sincerità viene ripagata dai dati di vendita: le copertine Newton Compton comunicano con il lettore alla pari, non sono mai saccenti, non vogliono 'insegnare' con un tono da maestrina antipatica. Piuttosto interrogano il lettore sui propri gusti, che sono sempre 'sovrani'. Nessuno potrà mai educare il pubblico, sarebbe spicciola arroganza; un grafico deve imparare dai gusti altrui, farli suoi, raffinarli magari, 'sgrassarli' (se mi passate il brutto termine) e poi riproporli in maniera più armonica e definita.
La tendenza grafica predominante degli ultimi anni è davanti agli occhi di tutti, e sono, appunto, gli occhi. Si entra nelle librerie e ci si sente quasi su un palco, osservati da decine di sguardi (alcuni romantici, altri ferini, altri ancora voluttuosi). Come dire, gli occhi sono lo specchio della pagina. Il caso della collana Anagramma della Newton Compton - che ho avuto la fortuna di rinnovare nella veste grafica lo scorso giugno - è esemplare. Gli Anagramma sono romanzi destinati ad un pubblico femminile e già con il primo titolo rivestito del nuovo progetto grafico, Un regalo da Tiffany, la collana è esplosa: il volume è stato il caso letterario dell’estate 2011 e da quel momento quasi ogni singolo titolo Anagramma è entrato nella top ten (lampante è il caso degli ultimi due titoli: Un diamante da Tiffany, uscito a novembre 2011, è stato terzo per tutto lo scorso periodo natalizio, per poi essere 'scalzato' solo dal nuovo Anagramma, Amore zucchero e cannella).
Queste copertine uniscono una tendenza della grafica contemporanea (quella di fondere e far convivere immagine e testi negli stessi spazi, cercando logicamente di far star comodi entrambi) al tipo di “onestà” che accennavo in precedenza: le ragazze protagoniste degli Anagramma raramente sono modelle o bellezze irraggiungibili, sono più amiche di cui scoprire le avventure - romantiche o meno - sono compagne di vita quotidiana. Le copertine Anagramma sono degli specchi in cui le lettrici vedono se stesse. A dispetto dell’enigmistico nome, delle letture semplici.
Un’altra tendenza predominante potrebbe essere riassunta con “Old is the new New”. Riscoprire una calligrafia antica e riadattarla ai tempi che viviamo non è solo divertente, ma anche illuminante: ci insegna che, paradossalmente, la novità non esiste. Il concetto di “nuovo” si infrange nello riscoprire come venti, trenta, quaranta anni fa già si adoperavano soluzioni grafiche esaltanti e incastri funambolici, palette di colori impossibili o minimalismo estremo. In questa ottica, sempre per Newton Compton, ho ridisegnato la collana Contro Corrente (che raccoglie repotage sui temi di attualità più caldi: politica, criminalità, Crisi, poteri occulti...). La scelta è stata quella di riproporre una grafica da vecchio tabloid internazionale, dando massimo risalto ai caratteri tipografici (sempre dal sapore antico) e accostandoli ad una singola immagine iconografica che potesse riassumere nell’immediato un intero concetto. Temi attuali, non fosse che sono attuali da sempre. Importante è stata la scelta di far comunicare la copertina con il resto del libro: così anche la costa, il retro e le bandelle ricevono un’attenzione a volte dimenticata. Se si prova a stenderle, le sopracopertine dei Contro Corrente, sembrano davvero delle pagine di giornale.
Il carattere tipografico, mi sembra, sta assumendo sempre più importanza, quasi più dell’immagine. Si lavora sulle singole lettere, si ricercano calligrafie personali, spesso si creano interi lettering pezzo dopo pezzo (magari materici, costruendo ogni singola lettere dall’alfabeto con materiali inusuali, usando capelli veri, stuzzicadenti, impronte di animali) e si cerca di fonderle maggiormente agli ambienti (e i titoli diventano scritte sulla sabbia, su un vetro appannato, tatuaggi).
Blog come quello dell’Investigatrice di libri divertono e spaventano (anche io, come tutti gli altri, post dopo post, ho tremato nel trovare una mia copertina. Che non c’è. Almeno non ancora...) ma non sono una novità (ce n’è uno dedicato alle locandine cinematografiche, ad esempio). In un certo senso, Internet ha aperto i boccaporti degli input e chiuso le dighe della creatività: navigare senza meta facendosi catturare dalle immagini più disparate è diventata, almeno per me, un’abitudine, quasi una necessità. Il grafico deve sempre avere ispirazioni, deve documentarsi, deve riempirsi la testa con un caleidoscopio di soluzioni e invenzioni. Poi, quando si tratta di creare la propria copertina, deve chiudere tutte le mappe, avere solo la pagina bianca davanti: il suo stile (se ne ha uno) verrà fuori da solo, rielaborando tutti gli input accumulati. Non bisogna mai - mai e poi mai - copiare pedissequamente, con la carta carbone, perché internet è il vaso di Pandora: ci tenta con scorciatoie ma poi è spietato: magari si ricalca la copertina di un libro uscito in Argentina pensando “chi volete che lo sappia”, e dopo aver mandato in stampa ci si ritrova sul sito “pensate che non ce ne saremmo accorti?". Per evitare di ritrovarsi su questi siti una soluzione c’è: bisognerebbe fare più talent-scouting, affidarsi di meno alle banche di immagini (che comunque, a saper cercare, nascondono dei veri tesori) e di più a giovani fotografi e illustratori. Il web ha frantumato ogni possibile distanza tra committente e creativo, bisognerebbe approfittarne di più. Negli anni scorsi ho avuto modo, attraverso due riviste di arte ipercontemporanea da me fondate e coordinate, STIRATO e BANG ART, di presentare al pubblico italiano talenti internazionali che sono poi finiti sulle cover di libri (penso a Mijn Schatje, artista franco-olandse, pubblicata in italia per la prima volta su STIRATO, finita poi sulla cover dell’ultimo libro di Isabella Santacroce o a talenti fotografici come Alex Prager o Robert Yager). Il talent-scouting è la linfa vitale del nostro lavoro, trovare l’immagine giusta che possa descrivere una storia, un capitolo, un paragrafo, anche solo una parola del libro che riveste è una scommessa, e la si vince in egual misura quando si trova l’immagine giusta, che sia altrui o creata ad hoc.
Un campo di sperimentazione leggermente meno legato alle regole di mercato, per esempio, è quello delle graphic-novel, degli albi a fumetti. Collaborando con la giovane casa editrice di fumetti NPE/TESPI abbiamo disegnato negli ultimi mesi delle cover d’impatto fortissimo riscoprendo alcuni Maestri del passato, ad esempio Benito Jacovitti, regalandogli nuova linfa con volumi dalla cartotecnica ricercata. Di nuovo a sottolineare che, in effetti, è già stato detto tutto: a noi non resta che trovare il modo migliore di ripeterlo.
Recita lo sgrammaticato adagio “nessuno nasce imparato”. E forse l’unica vera professione che smonta questa affermazione pezzo per pezzo è quella del grafico. Il lavoro del grafico è fatto di Gusto, prima che di velocità sui programmi di impaginazione; è fatto di Curiosità, prima ancora di saper realizzare un file per la stampa; e, soprattutto, è fatto di Personalità (e un pizzico di arroganza), non solo di numeri, misure e righelli. Tutte caratteristiche che scorrono nelle vene insieme al sangue dalla nascita. Le scuole o i libri di grafica, i “buoni maestri”, i tutorial su internet possono insegnare i trucchi di un programma, creare scorciatoie, ma non potranno mai insegnare la Bellezza. Se vogliamo tutte queste parole sono riassunte in maniera esemplare in una scena di quel vecchio film al neon: http://sebatwork.tumblr.com


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