Frascella: "Ho scritto un romanzo politico. Censure da Einaudi? Nessuna". E sui TQ... L'intervista

Martedì, 6 settembre 2011 - 13:41:00

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di Antonio Prudenzano

La sfuriata di Bet Christian Frascella einaudi
La copertina

C'è poco da discutere: con il racconto di certe adolescenze irrequiete (e certe famiglie complicate) Christian Frascella ci sa proprio fare. Nel suo nuovo romanzo, "La sfuriata  di  Bet" (Einaudi), lo scrittore torinese  (classe '73, con un passato da militare nel Centro Ferrovieri, operaio di  fabbrica e impiegato in un call center) conferma le qualità subito dimostrate nell'esordio, "Mia sorella è una foca  monaca" (2009): e cioè personaggi credibilissimi, gran ritmo, spietata ironia e dialoghi convincenti.

Dopo che nel suo secondo romanzo (il meno riuscito  "Sette piccoli sospetti", Fazi, 2010) si era confrontato con un  gruppo di bambini "terribili" alle prese con una rapina a una banca,  Frascella nel nuovo libro torna a scegliere per protagonista un'adolescente: questa volta si tratta di una ragazza, la 17enne Bet, dai "lineamenti di una guerriera apache". Siamo alla periferia di Torino, nel quartiere "Barriera di Milano", non certo un contesto entusiasmante. Bet è una ragazza solitaria e ha difficoltà a comunicare con i propri coetanei (ma anche con familiari, insegnanti e adulti in generale). Ne è consapevole e fa poco per cambiare. La sua situazione familiare del resto non è facile: il padre ha lasciato la famiglia e ha cambiato città; la madre, con cui la 17enne ha "poco dialogo", rischia di perdere il lavoro e fatica a tenere a bada la figlia. Ha trovato un nuovo compagno, con poco polso. E in più, nel passato di Bet c'è un trauma, un vuoto carico di senso di colpa difficile da colmare. Anche a scuola per lei le cose non vanno bene: la ripetente Bet non sopporta le sue compagne di classe, lontane anni luce dal suo modo di vedere la vita. Ma sopporta poco anche i compagni: avendo problemi col contatto fisico, infatti, il suo rapporto con i ragazzi ne risente. Eppure è "un tipo", e non le mancano i  corteggiatori (anche anonimi). E mentre Frascella ci fa sbatte in faccia le disavventure di questa ragazza a cui la vita non ha regalato nulla (e che a un certo punto farà una scelta sorprendente e "rivoluzionaria" destinata a finire in prima pagina su Repubblica), ci  racconta anche il declino dell'Italia degli ultimi mesi: un Paese in piena crisi economica, sociale ed etica. E che offre ben poche speranze, soprattutto ai più giovani...

christian frascella
L'autore
Frascella, quanto somiglia la 17enne Bet a lei adolescente?
"Sono sempre stato arrabbiato, a quell'età. Ma di un'arrabbiatura introversa, che raramente ho lasciato esplodere all'esterno. Però anch'io ho avuto le mie sospensioni e bocciature, eccome. Non riuscivo a aderire al mondo degli adulti e nemmeno, se per questo, a quello dei miei coetanei. Pochi amici scelti e pazienti. A dire il vero, non sono poi cambiato granché. Ho un caratteraccio adatto a ogni età della vita".

Per scrivere "La sfuriata di Bet" si è confrontato con gli studenti di due istituti superiori di Torino, e ha accolto positivamente le loro critiche  rivedendo alcuni passaggi del romanzo alla luce delle proposte arrivate dai  ragazzi. Com'è stato avere per editor due classi di studenti?
"Ero consapevole di aver scritto parecchie sciocchezze, perché mi rifacevo a un mondo che ormai è profondamente cambiato. La scelta di far circolare il manoscritto nelle scuole è stata una manna dal cielo. Qualcuno già sussurra che sia stata una manovra di marketing furbetta: quel qualcuno non capisce niente. A 37 anni come potevo pretendere di raccontare i giovani nella scuola della Gelmini? Occorreva documentarsi sul campo. Io con umiltà mi sono messo nelle loro mani. E loro sono stati fantastici: critici spietati, attenti, compresi del loro ruolo senza eccedere. E hanno consigliato, non scritto".

Il suo è anche un romanzo "politico" e racconta le difficoltà vissute dai giovani italiani durante quello che sembra essere il tramonto della cosiddetta "era berlusconiana". Si è sentito libero di raccontare ciò che voleva o si è auto-censurato?
"Qualunque libro che racconti la realtà è anche un libro politico. Einaudi e censura sono due parole che, per quel che mi riguarda, non stanno nella stessa frase. Ho avuto una libertà totale. Chi leggerà il libro se ne renderà conto, magari anche chi l'estate scorsa sproloquiava sulla famosa 'proprietà' e le possibili ingerenze di questa sul prodotto editoriale. In via Biancamano i narratori sono liberi".

Anche in questo romanzo, come nel suo apprezzato libro d'esordio, racconta gli adolescenti e le loro famiglie. Nel prossimo proverà a confrontarsi con la sua generazione?
"In primo luogo, anche se i miei protagonisti sono adolescenti io racconto quello che fanno o possono fare nel mondo degli adulti – famiglia e lavoro innanzitutto. Perciò i miei sono libri per un pubblico trasversale. In secondo luogo, non 'progetto' mai di scrivere un romanzo con dei ragazzi protagonisti. Seguo la voce che meglio può portarmi al centro della storia che voglio raccontare. Ciò significa che non ho problemi di sorta ad affrontare la narrazione 'adulta', sto solo aspettando di infilarla nella storia giusta".

A proposito della sua generazione, cosa pensa del gruppo di scrittori e intellettuali che hanno dato vita al movimento "Generazione TQ"?
"Ho letto i tre manifesti dei TQ. La proposta della Stancanelli mi trova più che disponibile. Ma ho paura che sia una faccenda elitaria: vogliono decidere quali sono i libri di qualità e quali no, e questa è proprio una sciocchezza da snob dell'editoria e della cultura in genere. Chi decide se un libro è di qualità o no? Loro? E chi decide se loro sono giudici di qualità? E' il solito problema italiano: chi controlla i controllori?".

Frascella e il cinema, un binomio finora "complicato": "Mia sorella è una foca monaca" sarebbe dovuto diventare un film ma alla fine non se n'è più fatto nulla. Con "La sfuriata di Bet" finalmente potremmo vedere un suo romanzo sul grande schermo? Ci sono progetti in merito?
"La sfuriata di Bet è uscito da troppo poco tempo. Stiamo a vedere...".

Quanto conta l'ironia nei suoi libri?
"Ha lo stesso valore che nella vita. Senza ironia o, meglio, autoironia, non campi bene. E questa, a ben vedere, è già una risposta troppo seria".

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