"La seconda persona" di Paolin. Leggi la recensione

Venerdì, 8 aprile 2011 - 10:51:00

Crimini
Art.9°

di  Lucilla  Noviello

I racconti sono un genere narrativo difficile: gli scrittori non possiedono sempre il felice dono della sintesi significativa; gli editori non sono sempre felici di pubblicarli. Ma il racconto è un genere in cui l’arte narrativa esprime la sua chiara distensione in poco spazio, in cui il fulcro della storia, dell’evoluzione o del tratto statico del personaggio, si disegna brevemente inducendo il lettore ad un epifanico incontro con l’invenzione linguistica, oppure con la tradizione, oppure semplicemente con altro da sé che lo scrittore gli narra. Ed è per questo un genere felice che ha dimostrato spesso come chi sapesse scrivere racconti , nella storia della letteratura, fosse un artista. Demetrio Paolin in La seconda persona, edito da Transeuropa – un libro accompagnato da un cd con le canzoni di Claudio Lolli –  raccoglie alcune storie e ci riunisce – noi, lettori incantati – intorno al buio fuoco, nella notte, in cui la voce dello scrittore – che possiamo immaginare, evocare e sentire risuonare dall’interno -  ci coinvolge, ci chiama addirittura attraverso l’uso di una seconda persona, a cui anche il titolo allude: un tu diretto, quello dell’ascoltatore attento, dell’essere umano venuto accanto. Ma i racconti di Paolin non sono soltanto questo. Sono il processo che evoca e disintegra, attraverso la lingua, il fantasma che uccide l’abulia del significato; la morte del cuore; la pigrizia della mente. I racconti di Paolin si richiamano al buio di Caravaggio che fa meglio risaltare le grosse figure popolari dei suoi quadri: un Caravaggio che, come la madre dello scrittore, come Luigi Tenco, come  la donna accudita, come Anna Frank – personaggi ora realmente vivi, ora realmente morti che tutti insieme però popolano, con tutta la loro vivacità di soggetti, varie storie all’interno de La seconda persona – non è soltanto entrato nella testa dello scrittore attraverso la contemplazione delle sue opere, ma è, come gli altri, un uomo impossibile da contenere: nessuno può essere fermato, anche se il linguaggio ci prova. Attraverso l’oscurità – quella dei dipinti oppure quella che rappresenta il non scritto, il non detto – ognuno diventa potente. Sia colui che scrive, sia il personaggio; sia il lettore. Tutti sono eguali intorno al fuoco. La scrittura di Paolin è chiara; la terminologia semplice. I dialoghi sono quelli pronunciati tra gli amici, tra coloro che sanno e non hanno bisogno di spiegazioni, di rimandi a eventi passati né devono costruirsi contesti. Però tale semplicità, linguistica oltre che di rapporti, genera una tristezza insinuante: lungo la linea del quotidiano non c’è tragedia. Insorge quindi un’esigenza di elevazione, di afflato che Paolin raggiunge chiamando a sé il suo lettore: attraverso l’uso della seconda persona, attraverso il continuo, ridondante richiamo a colui che è presente oltre la quarta parete, si pronuncia una leggera, santa preghiera. In questa ricerca l’autore non ha quiete – per fortuna – e continua a ipotizzare un ascolto che coinvolga la pelle, i movimenti impercettibili delle dita,  un’ improvvisa sensazione di freddo all’inizio della gola, dove il sangue sembra scorrere più in superficie: una continua attenzione; un amore, infine.
Demetrio Paolin, La seconda persona, Transeuropa edizioni. Pagg. 80. Euro 15,00

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demetrio paolin transeuropa
LA COPERTINA
IL LIBRO - Cosa hanno in comune Luigi Tenco, la marcia dei 40mila a Torino, il lavoro in una fabbrica che produce parrucche e una passeggiata in bicicletta lungo le mura di Mirafiori? Sono i nodi centrali dei due racconti, Appunti per una giovinezza e Fabbrica, che compongono il dittico La seconda persona: un monologo interiore, una riflessione in cui seguiamo la voce narrante, che è quella di un figlio che si interroga sui propri genitori, dove si mischiano memoria e finzione. Con una lingua lucida, sempre in bilico tra contemplazione e orazione, Demetrio Paolin racconta lo strano mistero “trinitario” nel nome del padre, del figlio e della madre.

IL DISCO - "Dalla parte del torto" contiene canzoni nuove (come "Nessun uomo è un uomo qualunque", da tutti considerata una delle più belle della sua produzione) e alcuni pezzi storici riarrangiati. Un punto di partenza ideale per conoscere questo grandissimo cantautore.

L'AUTORE - Demetrio Paolin (1974) vive e lavora a Torino. Nel 2009 ha pubblicato Il mio nome è Legione (Transeuropa). I suoi racconti e saggi sono stati pubblicati su «Nuova Prosa», «Nuovi Argomenti» e «Nazione Indiana». Si è occupato di letteratura e anni di piombo nel saggio Una tragedia negata.


 

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