Addio al creatore dell'Incredibile hulk, ma il fumetto torna in tv

Mercoledì, 1 dicembre 2010 - 09:00:00

di Virginia Perini

Hulk

Il creatore dell'Incredibile Hulk, John D'Agostino, è morto domenica scorsa per un tumore, a 81 anni, in Connecticut. Lo ha annunciato oggi l'editore dei celebri fumetti Archie e Jughead, nati dalla matita dal giovane italiano emigrato negli Stati Uniti. Nato in Italia nel 1929, D'Agostino emigrò in America dove trovò il suo primo lavoro alla New York City's Timely Comics, poi divenuta Marvel. Collaborò con Stan Lee, con cui creò diversi supereroi, tra cui Spider-Man e i Fantastici Quattro. L’incredibile Hulk potrebbe però tornare in tv più in forze che mai: allo show che ABC sta preparando lavoreranno infatti ufficialmente il regista Guillermo Del Toro (Hellboy) e David Eick (Battlestar Galactica); si tratta del primo progetto frutto della collaborazione tra Marvel e la rete Disney (l’anno scorso Topolino si era comprato l’Uomo Ragno), che se Hulk avrà successo ha già pronta una lista di fumetti da portare in tv. Dopo l’era del remake arriva l’invasione dei fumetti?

A spiegare i motivi della rinascita è Fabio Botto. "Sono dei manuali di filosofia disegnati. Ogni disegno e ogni battuta rimandano a un significato più profondo e chi legge spesso riesce ad afferrare il senso della vita. Cosa che oggi giorno risulta così difficile...". Lui è laureato in filosofia all’Università di Pisa con una tesi su Giordano Bruno. E' un grande studioso di ebraismo e da sempre si occupa di mitologia e letteratura. "La prima divinità che ho incontrato nella mia vita? L'universo Marvel. I suoi eroi, dall'Uomo Ragno ai Fantastici 4 rappresentano l'unità che si oppone al molteplice. E questo li rende divini. Oggi le persone hanno bisogno di nuovi dei".

Filosofo nei suoi studi e filosofo nel parlare. "Non è un caso che il padre della Marvel sia un ebreo. Stanlee, inventando i suoi personaggi, ha dato vita alla mitologia del ventesimo secolo". Poi capisce. Non sono argomenti per tutti. Allora sorride e spiega: "Creare dei miti significa dare vita a dei simboli che hanno la funzione di unificare la realtà molteplice e lacerata. Ogni epoca ha la sua mitologia. La nostra ha il fumetto. Superman è tutto quello che noi siamo e che vorremmo essere. In lui rivediamo i nostri problemi quotidiani (Clark Kent viene strigliato al lavoro e aveva una fidanzata che l'ha abbandonato), ma anche quello che non siamo e vorremmo essere. In lui cogliamo le nostre aspirazioni, lui può salvare il mondo, come noi non sappiamo fare. Riponiamo dunque in lui i nostri desideri e le nostre preghiere".

Uomo Ragno

Poi un tuffo nel passato. Da piccolo, racconta, credeva nel politeismo infantile dei suoi fumetti. Per molti anni senza confidarlo a nessuno. Chiuso nella sua stanza. Si vergognava un po' perché la sua esperienza era diversa da quella degli altri. Crescendo poi e appassionandosi alla letteratura e alla filosofia ha capito invece che poteva essere materia di studio. Così cominciò a guardare gli amici-fumetti con un occhio critico. Lo stesso occhio che lo ha poi condotto alla stesura del saggio Da Yahwèh ai Fantastici Quattro. Quello che ha trovato nello studio della filosofia applicata agli eroi Marvel è una sorta di panteismo neoplatonico. Poi la sua laurea in Giordano Bruno gli ha permesso di formulare anche la teoria dell'universo infinito: i fumetti aprono infiniti mondi, infinite storie, infinite possibilità. Le stesse che vengono descritte nella Cabala.

E la riflessione torna ai giorni nostri. Le strisce? "In Italia si leggono poco perché è un Paese dove la cultura alla lettura non c'è più. La tv e i videogiochi hanno preso il sopravvento. Ma ora stanno tornando. Credo sia perché il fumetto procede per simboli e permette, attraverso le immagini, di fare grandi riflessioni sul nostro tempo".


 

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