La preghiera struggente di Tonon, destinata a dividere
| L'INTERVISTA Tonon ad Affaritaliani.it: "Nel secondo romanzo racconto la perdita di mia madre" (pubblicata il 9 maggio 2011)
LO SPECIALE
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di Antonio Prudenzano
Il suo romanzo d'esordio, l'eretico "Il nemico" (un testo diviso in due parti), pubblicato da Isbn edizioni nel 2009, ha fatto molto parlare. Emanuele Tonon, che ha esordito a 39 anni dopo aver vissuto esperienze molto dure (compresa quella monastica), torna con "La luce prima", un altro romanzo breve - un atto unico -, che anche questa volta "disturberà" e dividerà critica e lettori.
In attesa di chiudere la trilogia (che l'autore preferisce definire "trinità") iniziata con "Il nemico", in questo nuovo libro, un monologo stilisticamente meno sperimentale del primo, lo scrittore friulano ha scelto di raccontare senza mediazioni la morte improvvisa della propria madre. Un attraversamento privo di filtri della tragedia in cui l'io dello scrittore si contorce e piange mentre i ricordi più struggenti riaffiorano. Una lettera d'amore disperata, quella di Tonon, che ambisce all'universalità, anche se è difficile staccarsi dall'unicità della storia dolorosissima che racconta (di cui non risparmia i particolari più macabri).
In un'intervista pubblicata a maggio (vedi box a destra, ndr), Tonon a proposito del nuovo romanzo ci ha spiegato che "nelle intenzioni vorrebbe essere solo una dichiarazione d’amore definitiva, un’invocazione al fantasma di mia madre, una evocazione, un lamento dolcissimo e straziato. Non so cosa sia, ora. So solo che ho inteso stare fuori dalla letteratura per stare solo con 'la mia mamma piccola'...". Se "Il nemico" era una bestemmia urlata, "La luce prima" ha più le sembianze della preghiera lacerante e ossessiva (a volte troppo). E mentre ne "Il nemico" la lingua era muriatica e delirante, qui si fa decisamente meno aspra. Ma il senso d'inquetudine resta. E va anche detto che "La luce prima" non mancano poi le riflessioni autobiografiche sulla letteratura: "Ero andato a firmare il contratto di edizione come il ragazzino che ero sempre stato, tutto farcito di paura. Mi tremavano le ginocchia, era una cosa troppo grande. Invece, non era niente, come tu ben sapevi. Il tuo primogenito stava diventando uno scrittore e te lo diceva. Ma la nostra vita non sarebbe cambiata in nulla, non per quel libro dove scrivevo del Padre e del Figlio, verso lo Spirito Santo che tu stai ora diventando, mentre ti scrivo. Tu sei la conclusione della mia trinità cattolica, sei tu lo Spirito Santo consolatore che non consola, vita mia. Quando, il giorno di Pentecoste, come è narrato negli Atti degli apostoli, lo Spirito Santo scese con un rombo dal cielo sugli apostoli impauriti e disperati per la morte di Gesù, essi cominciarono a parlare in lingue sconosciute e la gente, ascoltandoli, diceva: si sono ubriacati di mosto. Quello che ti sto scrivendo vorrebbe essere la lingua incomprensibile che però miracolosamente tutti capiscono, amore, vorrei che tutti capissero, ma so che alcuni diranno che sono ubriaco. Ma questa è la mia lingua degli angeli, prima del silenzio in cui potrò ritrovarti e stringerti, eternamente. Io non so se c’è altra letteratura possibile e non mi interessa nemmeno più saperlo. Voglio soltanto una lingua di fuoco sulla testa, essere pieno di Spirito Santo come tu, quarant’anni fa, sei stata piena di me", scrive Tonon nel finale.
Per lo scrittore friulano era necessario mettere su carta questo dolore e provare a trasformarlo in letteratura. Ma dopo una prova tanto rischiosa, ora ci si attende un passo oltre.



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