L'arte della seta/ Andrea:uomo di giorno,donna di notte
"Ecco la mia scuola per drag queen"

Lunedì, 23 novembre 2009 - 18:25:00

Di Ariela Baco

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Andrea Berardicurti
Alto più di un metro e novanta, gli occhi grandi, e chiari, con le ciglia lunghe. Miope, il suo sguardo è un po’ perduto, è alla ricerca degli oggetti intorno, li vuole focalizzare, catturare, capire. Le sue grandi mani gentili giocano lentamente con l’accendino.

Andrea Berardicurti è uomo, tutti i giorni, nella vita impegnato in una carriera a favore dei diritti civili degli omosessuali; poi diventa regina, splendida donna, durante le sere in cui – ormai da tanti anni – si muove sul palcoscenico come drag queen: nei locali della capitale, in altre città, a volte anche in televisione. “Volevo vestirmi da donna fin da quando avevo ventidue anni. E sperimentavo il doppio guardaroba. Quello di una donna ha sicuramente bisogno di più spazio!” A lui piacciono i ragazzi, la loro sensualità, il loro corpo. Ma recitare la parte di una drag queen è il suo teatro. “Fare la Drag va oltre ogni genere: non riesco a dare a questa forma di spettacolo una connotazione sessuale. Il percorso sociale di una drag è facile, poiché si realizza in teatro. Sulle scene io sono la Karl du Pignè, poi mi tolgo il costume e torno Andrea.”

La Karl organizza spettacoli di successo, La Corrada – che è una vera e propria parodia della Corrida, in cui le drag si esibiscono dal vero, senza il play-back che caratterizza spesso i loro spettacoli; il Sanremo drag, una settimana prima di quello ufficiale. E molte serate al Muccassassina, il noto locale omosessuale romano, la cui direttrice artistica è stata per anni Luxuria. “Io e lei siamo amiche, da molto tempo. Siamo andate in vacanza insieme e insieme abbiamo lavorato.” Gli spettacoli di La Karl sono umoristici, a volte satirici.

“Il mio personaggio drag è divertente. Proprio come volevo riuscire a costruirlo. Come donna non potrei esistere diversamente: sono così alta, ho le mani grandi! E poi per me l’umorismo è una caratteristica di fascino. Anche se non uso mai il palcoscenico per conquistare. Però quello che mi piace in un uomo è proprio la sua capacità di ridere… anche in una donna mi attrae l’intelligenza ironica.” Fisicamente non c’è un corpo che incarna i suoi desideri. “Fatta eccezione per gli occhi. O meglio: per il modo di guardare che una persona può avere. E che mi avvolge, dopo essermi entrato dentro.”

Andrea Berardicurti fa l’attrice, La Karl è il suo nome d’arte. Il palcoscenico è il luogo in cui si esprime, in cui appare e si traveste. Come fanno ogni sera tutti gli attori e le attrici in tutti i teatri del mondo. “C’è stato un periodo in cui avevo appeso la mia parrucca al chiodo. Avevo cambiato lavoro, abitudini. Ma stavo malissimo. Eppure era stata anche quella una mia scelta… ma smettere di essere una drag aveva infranto completamente il mio equilibrio. Soprattutto mi mancava il pubblico. Che in genere è vario. Gli spettatori sono assolutamente eterogenei, anche per gusti sessuali. Le drag non sono seguite dai gay, ma da una platea di varia natura e cultura. I personaggi che io interpreto si rifanno spesso a Mina, Anne Lennox: artiste che ho ammirato e ammiro moltissimo. E che sono alte! Ultimamente ho istituito anche una scuola per drag queen: si studia impostazione scenica, trucco, sartoria ed anche altro. Poi ci si confronta in alcune gare.”

L’umorismo lui lo rivolge anche a se stesso. “Qualche volta mi guardo, rido, e penso che sto facendo il cretino. Esagero alcune caratteristiche femminili – quelle scontate – nei miei personaggi. Voglio essere chiamata al femminile se sono in costume. Ed è un magnifico gioco, per me. Noto che le persone rispettano la differenza, quando sono in costume, e il pubblico mi si rivolge in modo diverso.” Dove diverso in questo caso sta per migliore: forse un po’ come per Gilda, che era molto più diva di Rita. “Nella dimensione di una drag queen non c’è la dimensione sociale drammatica che vive per esempio un transessuale. La nostra è una condizione scenica. Non dobbiamo conquistare dignità, oltre che una nuova identità di fronte al mondo.”

Ad Andrea piace molto parlare, raccontare il suo percorso, la sua vita, la difficile dichiarazione della sua omosessualità a sua madre, alla sua famiglia. Fatta eccezione per la sorella più piccola, che è stata subito la sua amica. “Trovo veicolo erotico tutto ciò che lo è classicamente: il cibo soprattutto. Mi dà un autentico benessere fisico. Ed io adoro mangiare e anche cucinare. Mi riesce bene specialmente il pesce.” Andrea Berardicurti ha cinquant’anni, ma cerchiamo invano i segni della maturità fisica nella parte visibile del suo corpo. “Non mi sono mai innamorato di una drag. A me piacciono i maschi. Ma coloro che mi hanno amato so che hanno amato sia Andrea sia La Karl.” E si sente molto soddisfatto di questo.

Il suo amore – specialmente uno, molto lungo .- non è stato sprecato. “Sono soddisfatto di ciò che faccio. Del successo. Sono contento. Mi piace divertire le persone, fare battute a volte sarcastiche, a volte nazional popolari. I miei spettacoli vogliono essere facili così come appaiono.” Anche se poi La Karl posa anche come modella, per esempio per le fotografie artistiche e bellissime di Fanny Coletta, in cui il suo corpo è rappresentato in un costume che pur tra piume e colori incornicia una sensualità senza genere, che va oltre gli abiti, oltre il lucido rossetto. Immagini in cui il suo sguardo diretto – così tanto da essere imbarazzante persino sulla carta - è in grado di turbare sia gli uomini sia le donne. Conquistandoli tutti all’interno di una fascinazione in cui il travestimento evoca la mera possibilità di trasformazione, di cambiamento di contraddizione o crescita. Senza la paura di diventare altro. Ma coscienti di avere dentro la sintesi di sé e della specie.

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