La guerra degli Alberi di Natale firmata Paolo Caredda. L'ex scrittore 'cannibale' racconta ad Affaritaliani.it il suo nuovo romanzo, "Altri giorni, altri alberi" (Isbn edizioni)
di Antonio Prudenzano
Ma che razza di libro è questo? Abbiamo letto in anteprima "Altri giorni, altri alberi. Una fantasia per giorni più chiari" (Isbn edizioni) dell'ex 'giovane scrittore cannibale' Paolo Caredda. Sì, c'era anche lui nella fortunata, fin troppo discussa (per molti critici e non solo anche un marchio d'infamia impossibile da cancellare), antologia di racconti curata da Daniele Brolli dal titolo, appunto, "Gioventù cannibale", che Einaudi pubblicò in quel lontanissimo 1996 scatenando un putiferio e segnando una punto di non ritorno per la nostrana 'nuova' letteratura....
![]() La copertina |
Inutile girarci attorno: la prima impressione davanti al romanzo in questione non può che essere di stupore. Come minimo... Poi le cose cambiano, e parecchio, andando avanti nella lettura, ma dopo le prime pagine non si può non interrompere all'improvviso, provare a scuotersi un attimo per controllare se per caso si sta sognando, e quando si ha la certezza che è tutto vero e che questo strano oggetto (di carta) non identificato parla sul serio di una guerra di sopravvivenza a colpi di raggi di luce, per'altro in diretta tv, tra Alberi di Natale, uno per ogni quartiere di Genova, allora due sono le reazioni possibili: scoppiare a ridere pensando tra sè "ma per Caredda quell'antologia cannibale dev'essere stata davvero un trauma pesante"; oppure (quella per cui abbiamo optato): "Sì, l'inizio è originale, non c'è che dire. Di sicuro non assomiglia a nessun altro romanzo italiano mai pubblicato, e questo è un merito. Veniamo però dove vuole arrivare...".
![]() Due dei riferimenti del libro... |
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Qui gli Alberi di Natale si scontrano in vere e proprie battaglie. Da essi dipende la sopravvivenza, soprattutto spirituale, del quartiere che rappresentano. Il protagonista è il povero Vinicio, capogabbiotto responsabile della preparazione di Gustavius, l'albero del quartiere Marassi che, malato e ormai stanco per le mille sfide, deve uscire indenne dallo scontro finale con lo spietato albero avversario, Mascherafuturo. Capite lo stupore per chi legge? Qui entra il gioco un cartone animato di culto, l'Uomo Tigre. Vinicio è infatti innamorato di Mirella, che si prende cura dei bambini di un orfanotrofio... Non aggiungiamo altro. Diciamo solo che è molto raro leggere pagine tanto sorprendenti, vibranti, ammalianti, a tratti drammaticissime, commoventi e sottilmente (auto)ironiche allo stesso tempo, sospese tra fiaba e fantascienza, dove più che la trama conta l'atmosfera, che definire irripetibile è troppo poco. Un piccolo bellissimo romanzo, "Altro giorni, altri alberi". E guai a parlare di postmoderno.
Per la sua prima intervista su "Altri giorni, altri alberi. Una fantasia per giorni più chiari", Paolo Caredda ha scelto Affaritaliani.it
Caredda, come mai un romanzo del genere, così poco 'italiano'?
"Mi sono ispirato a certi manga giapponesi, tra cui l'Uomo Tigre e il mistico Ken il Guerriero. Lo sguardo degli autori nipponici è completamente diverso rispetto al nostro. Scrivono immaginando di essere alieni che cercano di entrare nella psicologia umana. Il risultato non è mai scontato...".
Nel comunicato stampa di "Altri giorni, altri alberi" si citano "L’uomo tigre", Tim Burton, Boris Vian, "La città dei bambini perduti di Jeunet-Caro", Terry Gilliam, Ken il Guerriero e Iain Sinclair. Gli editor hanno dimenticato qualche altra citazione?
"E' come nella musica, chi suona senza accorgersene mette insieme tutto il suo bagaglio (non a caso il romanzo di Caredda, pieno di citazioni musicali, si conclude con una tracklist, ndr). Chissà quante altre citazioni ci sono delle quali non mi sono accorto. Sta ai lettori individuarle".



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