La Francia si infiamma di nuovo sul burqa

Venerdì, 19 giugno 2009 - 16:40:00

burqa a
giovani ragazze con il burqa

In pochi giorni è riemersa in Francia la contrastata questione del burqa. A distanza di sei anni dai dibattiti sull’uso del foulard, che avevano infiammato il paese dividendolo, ci risiamo. I diritti dell’uomo vengono violati ogni giorno, in ogni parte del mondo, e i maggiori rappresentanti del governo francese si scaldano sulle solite questioni.

Da una parte le accuse di avere sempre nutrito una volontà repressiva per quelle tradizioni non proprio francesi, dall’altra il desiderio di esaltare sempre di più, se possibile, quelle caratteristiche che distinguono i francesi di origine straniera.  Non saranno certo le nuove generazioni a fare dimenticare gli anni di colonizzazione, in un’epoca odierna fatta di inedite ricerche di valori, che vede riemergere la tendenza da parte dei giovani ad aggrapparsi a vecchie tradizioni, in mancanza di nuove forme di coesione sociale. Questa volta la miccia è stata lanciata da un deputato comunista, André Gerin, che propone una legge per  regolamentare l’uso del burqa nei luoghi pubblici, fortemente sostenuto da una bizzarra associazione, ‘Ne puttane ne sottomesse’ capeggiata dalla femminista Fadela Amara, che rilascia interviste a più non posso.

Legiferare (vietandone l’uso o approvandolo) il burqa per le donne nei luoghi pubblici vorrebbe dire liberarle e lasciare che esprimano le loro volontà, oppure uccidere la libertà legislativa, che vieta espressamente ai propri cittadini di coprire il capo rendendosi irriconoscibili? Con prudenza il Ministro dell’immigrazione e dell’identità nazionale, Eric Besson, ha ricordato che gli individui sono cittadini liberi quando passeggiano per le strade e che toccare questi equilibri è cosa molto delicata. Per adesso il presidente Nicolas Sarkozy non ha imitato Barack Obama (il presidente degli Stati Uniti aveva invitato i paesi occidentali a non interferire nelle pratiche religiose degli amici musulmani). Le questioni di laicità appassionano particolarmente l’occidente, e i francesi in particolar modo. Il fatto è che portare il burqa in Francia, non è come portarlo in Italia, Germania o Inghilterra. Liberté égalité fraternité non può digerire anni di colonialismo con una legge ad hoc. Gli anni in cui le banlieue bruciavano non sono lontani e la minaccia di nuove rivolte da parte delle tante subculture che popolano il territorio francese è sempre dietro l’angolo, come dimostra la cronaca. La comunità dei rappresentanti musulmani è scioccata e denuncia la volontà repressiva del governo e la stigmatizzazione dell’islam. Oggi, il porta-parola del governo, Luc Chatel, si è pronunciato in favore di una commissione d’inchiesta, richiesta da una sessantina di deputati che denunciano l’uso del burqa in pubblico e non ha escluso la possibilità di arrivare a una legge che ne sancisca l’illegalità in quanto espressione di sottomissione da parte delle donne.

di Iskra Naydenova Cannizzaro

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