"Decrescita felice? Da sempre Feltrinelli non inonda il mercato. E i risultati ci danno ragione, anche in un momento difficile come questo"

Martedì, 19 luglio 2011 - 08:04:00

LA "DECRESCITA FELICE" DIVIDE GLI EDITORI MEDIO-PICCOLI ITALIANI. E SU AFFARITALIANI.IT INTERVIENE RAFFAELLO AVANZINI (NEWTON COMPTON)...

Gli editori italiani si "dividono" sulla proposta di "decrescita felice" ("Pubblicare meno, pubblicare meglio") lanciata da Cassini (Minimum Fax). Oltre al problema delle rese, c'è anche il "fantasma" Amazon che fa paura. Nel dibattito, che oggi su Repubblica ha coinvolto numerosi editori medio-piccoli (e non mancano i dubbi sulla proposta di Cassini), interviene su Affaritaliani.it Raffaello Avanzini di Newton Compton, che un po' sorpresa spiega: "Rispetto all'anno scorso, quest'anno portiamo in libreria 13 titoli in meno. Allo stesso tempo, però, in questi primi mesi del 2011 siamo in crescita del 25% sul mercato". E aggiunge: "Produrre meno, produrre meglio? Io aggiungo: prezzi più giusti, e cioè più bassi. E' la mia ricetta vincente". E su Amazon: "E' un problema per i grandi gruppi e per i loro negozi online, che già ne subiscono la concorrenza. Dico sì alla concorrenza di Amazon, ma serve una tutela dai loro super-sconti". LEGGI L'INTERVISTA COMPLETA E SEGUI IL DIBATTITO CON LE VARIE POSIZIONI DEGLI EDITORI ITALIANI

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di Antonio Prudenzano

Almeno a parole, pare proprio che la "decrescita felice" auspicata dal gruppo di lavoro Tq e riproposta da Marco Cassini di Minimum Fax, rappresenti già il presente di buona parte dell'editoria libraria italiana. Ieri, su Repubblica, numerosi editori si sono divisi sulla necessità di "pubblicare meno, pubblicare meglio", alla luce dell'ascesa del grave problema delle "rese" e senza dimenticare lo "spettro" rappresentato da Amazon. Nel box a destra i particolari sui vari interventi, oltre a quello di Raffaello Avanzini di Newton Compton, intervistato da Affaritaliani.it. Anche Avanzini, un po' a sorpresa, ieri si è detto favorevole alla "decrescita felice", che già vede protagonista il suo marchio, che "nel 2011 pubblica 13 titoli in meno rispetto all'anno scorso". Ma ha aggiunto: "Oltre a produrre meno e a produrre meglio, la mia ricetta vincente (a quanto dichiara Avanzini, 'in questi primi mesi del 2011 siamo in crescita del 25% sul mercato', ndr) prevede prezzi più 'giusti', e cioè più bassi". L'editore di Newton Compton ha parlato anche di Amazon: "E' un problema per i grandi gruppi e per i loro negozi online, che già ne subiscono la concorrenza. Io, invece, sono favorevole alla concorrenza di Amazon, ma serve una tutela dai loro super-sconti".

Dopo che ieri Repubblica ha coinvolto nel dibattito editori medi e piccoli, oggi è stato il turno di due grandi gruppi editoriali, Rcs Libri e Gems: Massimo Turchetta (direttore generale Libri Trade Rizzoli) ha spiegato: "Il problema posto è giusto e la proposta è condivisibile (...). Chi non vorrebbe pubblicare meno titoli e venderne di più?". Ma poi ha anche sottolineato la necessità "di fare abbastanza novità da darsi la possibilità di incappare nel bestseller inaspettato, ma non così tante da vedersi restituire i propri titoli per far spazio a quelli nuovi". Stefano Mauri (presidente e ad di Gems), a sua volta ha dichiarato di aver sempre messo in atto la decrescita "quando ho acquisito e risanato case editrici in difficoltà". E ha aggiunto: "Bisogna badare a non tagliare titoli di cui è impossibile anticipare le potenzialità...".

feltrinelli

Sull'argomento Affaritaliani.it ha sentito il parere del direttore editoriale Feltrinelli Gianluca Foglia.  

60mila novità circa all'anno, 160 nuovi libri al giorno, e le rese dei volumi (per alcuni titoli) che sono passate dall'8% al 30% (di conseguenza, la "vita" dei testi  in libreria si riduce ulteriormente). Molti editori indipendenti, a partire da Marco Cassini (editore di Minimum Fax), propongono la "decrescita felice" anche per  l'editoria libraria italiana: produrre meno per produrre meglio, in sintesi (tutti i particolari e gli interventi nel box a destra, ndr). Gianluca Foglia, cosa ne pensa?
"Penso che in questo senso l’esperienza e le pratiche di Feltrinelli non siano assimilabili a quelle dei grandi gruppi. Da sempre, per scelta consapevole e meditata, abbiamo deciso di non inondare il mercato con una quantità di proposte che il mercato non è in grado di assorbire. Pubblichiamo poco più di 100 novità all’anno, privilegiando la qualità, il rigore della selezione, la continuità del rapporto con gli autori e con i lettori. Con questa pattuglia limitata ma qualificatissima di titoli e autori proviamo a giocarci la nostra partita alla pari con gruppi che pubblicano anche 7/8 volte il numero di novità che pubblichiamo noi. Da questo punto di vista, mi sembra di poter dire che Feltrinelli già mette in pratica la proposta di Cassini di produrre meno per produrre meglio. E i risultati ci stanno dando ragione, se è vero che per il 2012 – che pure è un anno molto difficile per tutti - prevediamo un incremento significativo dei nostri risultati pur a parità di titoli pubblicati. Direi dunque piuttosto una crescita felice. Detto questo, condivido l’affermazione di Giuseppe Laterza secondo cui la quantità di titoli non è necessariamente un male, ma può anche essere considerata una garanzia di pluralismo e varietà del mercato".

I piccoli editori accusano i grandi gruppi di prendere sempre più spazi in libreria. Il problema esiste? La nuova legge sul prezzo del libro attualmente in discussione  che effetti sortirà in questo senso?
"Eppure proprio i piccoli editori hanno messo a segno in questi anni - più che in passato - alcuni colpi davvero notevoli, si pensi a E/O con 'L’eleganza del riccio' o a Fazi con la saga di Stephanie Meyer, o anche alla stessa Minimum Fax con il grande successo del libro a quattro mani Camilleri/Lucarelli. Per non parlare ovviamente di Sellerio e delle sue tante fortunatissime scoperte. Segno che il mercato premia non solo le rendite di posizione ma anche le idee e la fantasia editoriale, non importa che queste provengano da grandi o piccole realtà".

Lorenzo Fazio, fondatore di Chiarelettere, a Repubblica ha dichiarato: "La decrescita ha un rischio: i criteri. Temo che si sceglierebbero solo i libri che possono andare in televisione". Andrebbe a finire davvero così?
"Non credo che andrebbe a finire così. O almeno credo che chi decidesse di seguire in modo esclusivo o privilegiato questo criterio non andrebbe molto lontano, visto che quasi nessuno dei grandi fenomeni editoriali di questi anni – da Saviano a Camilleri, da Moccia a Giordano a Larsson – si presentava come un fenomeno televisivo precostituito prima che i lettori ne decretassero il successo".

E poi, sullo sfondo, c'è "il fantasma" Amazon. Il problema, come dice Giuseppe Laterza a Repubblica, "sta nella crescente concentrazione della distribuzione: e la  più grande è Amazon"? E sempre a proposito di Amazon, in vista del prossimo futuro il colosso americano è da considerarsi lo spettro da cui "difendersi"? O è possibile una co- esistenza positiva, magari con nuovi accordi specifici?
"Non so se Amazon sia uno spettro, sicuramente è una realtà che nei prossimi anni vedrà aumentare esponenzialmente il suo peso anche in Italia. Ed è vero che di fronte a un tale colosso, la distinzione tra editori grandi e piccoli, così come siamo abituati a concepirla, tende quasi a scomparire. Quello che so, per la qualità del lavoro editoriale che si svolge oggi in Italia in tante realtà, è che tutti – grandi e piccoli – di fronte al colosso venderemo ben cara la pelle".

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