La crisi delle piccole librerie? Un problema di formazione
Le piccole librerie sono in crisi. Il piacere di entrare in un luogo caldo, a misura di cliente, dove essere consigliati e respirare profumo di carta sembra non esercitare più nessun tipo di appeal sugli italiani. Nell'inchiesta di Affari del Muoiono le piccole librerie storiche, i cinema e i negozi di musica (leggila) si spiegava chiaramente: il megastore ha preso il posto della bottega. E molti personaggi dello spettacolo e dell'editoria si dicevano 'addolorati' per questo inarrestabile processo. Ma le domande rimaste senza risposta sono ancora molte. Una su tutte il ruolo del marketing nei processi che determinano i passaggi culturali.
"La crisi delle botteghe e piccole librerie è una conseguenza della polarizzazione del mercato, che offre spazio solo alle grandi superfici - in cui è possibile trovare di tutto - e ai negozi di nicchia". Daniele Trevisani, esperto di Formazione aziendale personalizzata, Consulenza e Coaching e autore del saggio Il potenziale umano, racconta ad Affaritaliani.it le logiche che stanno dietro al successo dei centri commerciali.
"Chi non riesce a trasformarsi in un negozio di alta specializzazione, in un mercato supersegmentato, è destinato a sparire". Specifica. Poi fa una pausa e aggiunge: "Non esiste una singola responsabilità o un particolare progetto di qualche stratega del marketing in tutto questo, solo la nostra incapacità italiana di affermare un modello di distribuzione alternativo ai grandi centri, riscoprire le identità locali a prezzi avvicinabili. Mentre dall’estero vengono a copiare le piazze italiane e le ripropongono nei centri commerciali, noi rinunciamo ad una identità". Il problema è più ampio dunque. Riguarda l'identità. Identità di un Paese che sembra aver abbandonato le sue tradizioni più intime "anche per l’incapacità di rinnovare il concetto di negozio tradizionale, e fare la formazione degli addetti".
Poi conclude: "Paghiamo a caro prezzo la non adeguata formazione degli store manager e dei negozi. Se questo processo non si inverte, presto diventeremo una semplice colonia commerciale di catene altrui".



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