Il ritorno di Lorenza Ghinelli, che racconta il lato oscuro dell'infanzia
Scoperta da Gordiano Lupi, Lorenza Ghinelli ha esordito un anno fa per Newton Compton con il thriller "Il Divoratore", apprezzato anche all'estero. Ora torna con "La Colpa", un romanzo "che va oltre il genere" e che parla del dolore dell’infanzia ignorato dal mondo adulto e della possibilità di riscattarsi, nonostante tutto. LEGGI UN ESTRATTO SU AFFARITALIANI.IT

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LO SPECIALE
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(per gentile concessione di Newton Compton)
Estefan è steso sul letto nella sua stanza. Niente poster sulle pareti bianche, niente foto, niente vestiti in disordine. Solo fogli sparsi ovunque, pastrocchiati a china nera e rossa. Fissa il soffitto. Fuma una delle sue Gauloises Blondes Blu. Il sacchetto di marijuana è nell’armadio ora. Quand’è messo così, niente erba, niente di niente di niente. Quand’è messo così ha bisogno di ancorarsi, di chiudere gli spifferi del cervello, di rinsaldare le transenne. E invece sente solo spazi sterminati e un vento che porta via. Estefan non vorrebbe pensare ma pensa. Delirium. Un’ossessione che ritorna. Passano mesi, a volte anni interi e non ci pensa. Poi ricorda che lo scivolo aveva un buco e i buchi in quella storia sono ben più grossi di quello nello scivolo. E se avesse sognato e se fosse accaduto e se fosse impazzito e se fosse malato e se e se e se. Qualcosa di parassita, da qualche parte, prolifica nel suo cervello. La suoneria di Estefan urla dal comodino. Il Nokia 3210 vibra contro la Pilot nera spostando un foglio di carta con sopra scritto: Rifuggire gli stilemi del sangue. Non rispondo, pensa. Poi pensa meglio. «Eh», risponde. «Dove cazzo sei». «Martino, sweet honey...».
«Sweet honey un cazzo. Dove sei, avevamo appuntamento alle due. Ho provato a chiamarti un fottio di volte». «Ah, già. È che non c’era campo».
«Ah, già?!».
«Già.
Ero nel campo».
«Estefan».
Estefan lo sa, Martino ha ragione. Quello che non sa è perché riesce a fare il coglione anche quando si sente sommamente di merda.
«Sorry sweet honey. I’m really really sorry. Ora sono a casa». Silenzio. Poi la voce di Martino scala di un ottava, struscia fuori da un anfratto. Calma.
«Mi hai fatto preoccupare».
Estefan tace, Martino continua.
«Le solite palle?»
«...Le solite palle».
«E tu non chiamare mai, mi raccomando».
«Bar Nizzi fra mezz’ora?»
«Bar Nizzi fra mezz’ora».
(...)
IL BOOKTRAILER:


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