Paolo Sortino: "Mi ha ispirato la tragica storia di Elisabeth Fritzl..."
Il caso Fritzl ha ispirato alla lontana anche Emma Donughue, che ha appena pubblicato per Mondadori "Stanza, letto, armadio, specchio", romanzo in cui entra nella testa di un bambino chiuso con la madre da un "uomo ombra"... LO SPECIALE
di Antonio Prudenzano

Paolo Sortino, romano classe '82, insieme a Stefano Moretti sarà uno degli esordienti di punta lanciati da Einaudi nei primi mesi del 2011. Lo hanno anticipato ad Affaritaliani.it Paola Gallo e Dalia Oggero, le due editor della narrativa italiana della casa editrice torinese in una recente intervista (leggila qui, ndr), spiegando: "Si tratta di due esordi davvero potenti, ed è consolante – in un certo senso – anche il dettaglio anagrafico: Moretti ha sessant’anni, Sortino meno di trenta. Il libro di Paolo Sortino, 'Elisabeth', è un romanzo vertiginoso e magnetico sulla complessità del male, capace di trasformare un caso di cronaca (quello di Joseph Frizl, l’ingegnere austriaco che rinchiuse la figlia Elisabeth in un bunker antiatomico costruito sotto casa) in un mito senza tempo. È un libro che ti prende per i piedi e ti trascina in quel bunker, senza attribuire giudizi e colpe. Quella di Sortino è una scelta etica prima che estetica, non c’è morbosità: tutti i pregiudizi che potresti avere di fronte a un libro così, che innesta l’invenzione su una storia vera e terribile, sfarinano riga dopo riga per la forza della narrazione". 
L'autore
Quanto alla biografia di Sortino, nel suo sito personale si scopre che a vent’anni lo scrittore si è diplomato in canto, e che nello stesso anno si è trasferito a Londra, dove per mantenersi ha lavorato in qualità di guardia di sicurezza per Sotheby’s, di ricercatore di mercato per la Ipsos e di lettore di italiano in alcuni college. Definisce quest'esperienza da emigrante “il più dolce disastro di sempre”. Nel frattempo, è tornato a Roma (dove si è trasferito definitivamente nel 2007), e si è iscritto all’università di Tor Vergata (facoltà di lettere). Nel 2008 Maria Sole Abate ha pubblicato un suo racconto nell'antologia "Pronti per Einaudi". Non è un caso, quindi, che Sortino esordisca proprio per la prestigiosa casa editrice torinese, nella collana Supercoralli.

Il suo primo romanzo, in uscita a marzo 2011, è ispirato da una vicenda di cronaca che ha fatto molto discutere: Elisabeth Fritzl per 24 anni è stata tenuta segregata dal padre Josef in un bunker antiatomico di sua costruzione nelle fondamenta di casa, in Austria. Dall’incesto sono nati sette bambini, tre dei quali allevati in superficie, tre nel bunker, uno morto subito dopo la nascita (e che è stato calcinato nella caldaia di casa. Come mai ha scelto proprio questo tema? Quanta realtà e quanta finzione ci sarà nel suo libro? 
Foto di ©JESSIE FREEMAN 2009
"Quello di 'Elisabeth' non è un tema, e sta in questo parte della sua forza. Il caso di cronaca di Elisabeth Fritzl mi è apparso fin da subito una sorta di schema nel quale avrei potuto inserire una serie di chiavi tematiche e muovere alcune riflessioni. Più che raccontare di me, cosa che pure ho fatto disseminando i miei sentimenti e il mio pensiero in ogni brano, ho voluto comprendere a fondo il significato di una vita esemplare.
Realtà e finzione si alternano e si fondono incessantemente nel romanzo e posso dire che esse a loro volta sono due temi tra quelli trattati".
C'è uno scrittore o un'opera a cui si è ispirato per scrivere "Elisabeth"?
"Soprattutto si sono imposte letture di carattere scientifico di diverse discipline, quindi di psicologia analitica, di antropologia, persino di occultismo, le quali già ricadono nei miei interessi. Sono state fondamentali per la mitografia dei personaggi. Tra le opere letterarie, se dovessi citarne una sopra le altre, direi 'La cognizione del dolore'. Non in quanto modello per la composizione del romanzo, ma agente corrosivo per apporre ogni tipo di sintesi affinché a un singolo concetto io potessi accostare una sola immagine di riferimento".
Pensa che il suo romanzo possa diventare un film?
"Non so, francamente. Non riesco a immaginare una trasposizione cinematografica ad opera di autori italiani. Non credo siano pronti per certe cose. Forse all’estero, chissà...".
Quali sono i suoi autori contemporanei preferiti? E tra gli esordienti italiani degli ultimi anni, chi le piace?
"Quelli che più mi coinvolgono, diversissimi tra loro, sono Walter Siti, Emanuele Trevi, Milo de Angelis, Fleur Jaeggy, Massimo Sannelli, Nicola Lagioia, Michele Mari, Massimiliano Parente, ma anche Calasso, Richard Mason, McGrath, Wallace, Vollmann, Parcival Everett, Philippe Forest, che ha fatto del mio cuore ciò che ha voluto. Rispondendo alla sua domanda mi rendo conto che un elenco prenderebbe troppo tempo. Concludo inserendo 'The Wire', romanzo video di David Simon e i graphic novels di Alan Moore. Prenderebbe tempo dire qualcosa di sensato anche degli esordienti. Ci sono diversi autori nati negli anni Ottanta che hanno molto da dire e che meritano di essere letti con attenzione. Per quello che può valere, mi sia concesso di salvare un nome dal mare magnum della microeditoria: Luca Colafrancesco. Un autore dal quale ogni esordiente può ritenersi lieto di essere rappresentato, perché è poeta vero".
Sta già lavorando al nuovo libro?
"Di idee ne ho una dozzina, ma è ancora presto. Al momento sono molto impegnato con l’editing di 'Elisabeth'. Poi ho una quantità di libri da leggere che ho tralasciato, coi quali voglio mettermi in pari".



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