Leone, un nuovo editore in ascesa (senza puntare sul digitale). L'intervista
IL CASO/ Con grande fatica il mondo dell'editoria prova a sperimentare e a tenere il passo con le novità tecnologiche e sociali. C'è però un nuovo editore indipendente, "Leone" (fondato a Monza nel 2009), che punta a inserirsi in questo complicato mercato (la distribuzione è nazionale ed è affidata a Pde) rinunciando al web e puntando sulla tradizione (e su un catalogo di qualità). Affaritaliani.it ha intervistato il fondatore Antonio Leone, con un passato da imprenditore e una grande passione per i libri: "Finora il nostro 'bestseller' è 'Scacco alla regina' di Mario Mazzanti, che ha venduto sulle 5mila e i cui diritti sono già stati acquistati all'estero". E spiega: "Neri Pozza e Adelphi restano due modelli a cui ispirarsi". Poi Leone parla di digitale e anticipa le prossime uscite...
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LO SPECIALE
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di Antonio Prudenzano

Antonio Leone, com'è nata l'idea di mettere in piedi una nuova casa editrice?
"La Leone Editore nasce nel gennaio 2009. Dopo una lunga esperienza come imprenditore ho deciso di dedicarmi alla mia antica passione: i libri. Un cambio radicale di vita e di orizzonte, con l’ambizione di produrre un po’ di quei buoni libri che fino ad allora leggevo soltanto".

"Siamo in tutto una ventina di persone, tra interni ed esterni. Pochi, tutto sommato, ma molto motivati. Con l'aumentare della produzione (nel 2012 supereremo i 30 titoli), naturalmente anche la famiglia dovrà allargarsi".
Fate vostro il motto dostoevskijano "la bellezza salverà il mondo". Ma la bellezza basta a tenere in piedi una piccola casa editrice come la vostra? Come vanno i conti?
"Per un piccolo editore, appena nato, la vita è assai difficile. Lo sapevamo, iniziando, e lo sappiamo anche adesso. Crediamo che una sola carta possa essere quella vincente: scegliere con cura e pazienza ciascun volume che mettiamo in catalogo. E qualche soddisfazione in questi anni, pur difficili e duri, ce la siamo presa e ci ha ripagato delle tante fatiche. D’altra parte non nascondiamo che le difficoltà enormi in fatto di distribuzione e promozione, la ristrettezza degli spazi di visibilità (stampa, web etc.), la diffidenza che molti lettori nutrono spesso nei confronti dei tanti piccoli, e purtroppo sconosciuti, marchi, sicuramente non semplifica le cose. Anche se si sta assistendo negli ultimi tempi a un rilancio dell’editoria indipendente, vista come più libera e meno legata agli schemi collaudati dei grandi gruppi. Offrire qualcosa di curato nei dettagli e di fresco e innovativo rispetto a molte cose ‘già viste’ e ‘già lette’ resta la strada migliore per farsi spazio e accreditarsi come marchio serio e affidabile".
I vostri libri sono distribuiti a livello nazionale?
"Sì. La distribuzione è affidata a Pde, uno dei più importanti distributori librari italiani".
Qual è, finora, il vostro libro più venduto?
"Il nostro 'bestseller' è Scacco alla regina di Mario Mazzanti, che ha venduto sulle 5.000 copie e i cui diritti sono già stati acquistati all'estero. Siamo però convinti che L'uomo che salvò la vita al Duce, che esce in questi giorni, potrà eguagliare e superare quel risultato. Del resto il suo autore, Roberto Ciai, ha già avuto la soddisfazione di vedere il suo precedente romanzo 1494 – L'ombra dell'inquisitore (scritto insieme a Marco Lazzeri) venduto in ben 4 Paesi. Questo, per una piccola realtà come la nostra, è sicuramente un grande successo".
Quali sono le uscite su cui puntate di più per i prossimi mesi?
"A gennaio, in concomitanza con la giornata della memoria per le vittime della Shoah, uscirà Ebreo, del misterioso autore canadese D. O. Dodd. Si tratta di una parabola nera ambientata fuori dal tempo e dallo spazio, che si può rifare al detto latino homo homini lupus. Il romanzo ha avuto grande successo in patria, è già stato tradotto in molti Paesi e ne sono stati recentemente acquistati i diritti per trarne una versione cinematografica. Per marzo, invece, è prevista la pubblicazione di Nella tana del lupo, altro thriller di Mario Mazzanti, che ci auguriamo ripeta e superi il successo di Scacco alla regina (del resto, 'coltivare' i propri autori deve essere un percorso obbligatorio per i piccoli editori). Abbiamo poi in programma la pubblicazione di diversi noir di autori d'oltremanica, come Louise Welsh, che in Italia è uscita in precedenza con Garzanti, e averla con noi implica un notevole salto di qualità. Difatti, la presenteremo ufficialmente al Salone del libro di Torino 2012. O Caro Ramsay, un'altra eccezionale scrittrice scozzese Inoltre porteremo avanti la nostra collana di classici, a cui teniamo molto, con la riscoperta e riproposizione di opere dimenticate ma di valore, come abbiamo fatto per Jack London e Jerome".

"Gli esempi non mancano, ma Neri Pozza e Adelphi restano due modelli a cui ispirarsi. La cura nella scelta degli autori di queste due realtà permettono al lettore di acquistare il libro senza saperne nulla… e non restare quasi mai deluso. Vorremmo che, un giorno, un numero altrettanto grande di lettori dicesse lo stesso di noi. Modelli da evitare ce ne sono parecchi, dai piccoli ai grandi. Di sicuro non aspiriamo a diventare un grande gruppo editoriale contenitore di qualsiasi cosa venga scritta in Italia, ma ci piacerebbe, crescendo, mantenere la stessa umiltà e la stessa dedizione alla qualità che adoperiamo ora. Sperando che un giorno la necessità diventi virtù".
Ma cosa pensa degli e-book? In futuro anche lei si "convertirà" ai libri digitali?
"Stiamo valutando da tempo la questione e per ora abbiamo deciso di restare alla finestra. Potenzialmente è una rivoluzione totale dell'editoria, ma il mercato, in Italia, forse non è ancora pronto. Indubbiamente, a noi piace sempre di più poter sentire il fruscio della carta, il suo odore e la piacevolezza del contatto. In fondo, il libro, anche come oggetto, è un piccolo capolavoro di per sé".


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