Keith Jarrett e la libertà
Eccola qua la matematica che mi piace, quella che 1 +1 non è detto che faccia sempre due: puoi fare entrare un giardinetto di bambù nel mondo, non il mondo in un giardinetto di bambù.”. Perché la somma delle parti non è l’intero, c’è sempre qualcosa che ci trascende, volenti o nolenti il Mistero sarà sempre più di noi. Abbasso le statistiche, wiwa ciò che succede solo una volta e che non è mai “caso”! Ma verità d’altra realtà fatta di leggi che non conosciamo, ma che per questo mica non esistono! La sincronicità, per esempio, è una di queste, ma non è ingabbiabile come sempre vogliamo fare, non esistono certezze! Il nostro bisogno di certezze è diventato patologia di sicurezza. Esiste la novità radicale della creazione, ogni volta ogni cosa.
Come, sempre sul Corriere di oggi, (visto che oggi è valsa la pena di comprarlo!) Claudio Magris rammemora a proposito di Ibsen che annotava: “pretendere di vivere ( di vivere veramente, autenticamente) è da megalomani”.
Naturalmente , prosegue Magris, Ibsen sapeva bene che senza questa megalomania non si vive la vita vera, ma sapeva pure che soltanto se ci si rende conto di quanto ardua, temeraria sia questa necessaria pretesa, ci si può avvicinar un po’ di più all’autenticità”. Personalmente credo che anche l’autenticità sia sempre, come ogni cosa del resto, un moto al luogo, siamo fatti di infiniti fotogrammi tutti dietro –o davanti – a noi e quello che conta è la co-creazione del successivo. (Ricordarsi che tempo e spazio siamo noi, non c’è sopra e sotto, davanti e dietro, ( la pietra smeraldina insegna) ma tutto si svolge qui e ora nella relazione, dove anche la Verità è relativa a.)
Ecco perché Jarrett, che suonerà nei prossimi giorni al Rossini di Napoli, ci arriverà almeno tre giorni prima, come fa sempre, “perché non ho bisogno di provare, ma di camminare per le strade, ascoltare i rumori. La musica di una città è nella sua aria: basta saperla ascoltare. Ecco perché la globalizzazione è così terribile: un solo mondo, una sola lingua? Una noia inimmaginabile... suonare è un atto estremo, voglio trascendere le possibilità fisiche del mio pianoforte ( leggete ciò che dice del pianoforte: nù babà!) voglio che suoni come una voce umana, come una chitarra, come un uccellino...tento sempre di andare oltre...le note mi arrivano come un vapore sottile, come vapore acqueo: E io cerco di coglierne la forma prima che svaniscano nell’aria”. Che ne dite? Poesia e Fisica allo stato puro, mente e materia che l’Artista vede e sente e mangia e beve e vive e ci porta in vita, benedetto eretico che è!
Ma dato che penso che ognuno di noi è artista eretico co-creatore del nuovo, basta smetterla di avere paura delle parti spiazzanti uniche e irripetibili che in noi fioriscono e basta smetterla di chiamare Rin tin tin o il deus ex machina, chè nessuno arriva a salvarci, se noi stessi non iniziamo a praticare l’arte dell’ascolto del divino e del cosmo, che da tempo ormai ci stanno chiedendo aiuto e amici, facciamo molta ma molta attenzione, perché : dato che la musica di una città è nella sua aria .....Uomini di buona volontà comportiamoci di conseguenza!



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