Jonathan Trigell miglior scrittore esordiente europeo 2010. L'INTERVISTA

Venerdì, 28 maggio 2010 - 10:06:00

GAIA RAYNERI CON "PULCE NON C'E'" (EINAUDI) VINCE IL PREMIO KIHLGREN OPERA PRIMA. BATTUTE PER UN VOTO SILVIA AVALLONE E BENEDETTA TOBAGI

La vincitrice dell’undicesima edizione del Premio Letterario Edoardo Kihlgren Opera Prima – Città di Milano, promosso dall’Associazione Amici di Edoardo in collaborazione con il Comune di Milano, Settore Tempo Libero è Gaia Rayneri, con “Pulce non c’è”. Seconde classificate, a pari merito, sono Silvia Avallone con “Acciaio” e Benedetta Tobagi con “Come mi batte forte il tuo cuore”.

Il premio, quest’anno tutto al femminile, è stato un’occasione per confrontarsi con il mondo adolescenziale contemporaneo, grazie alla varietà delle esperienze di vita rappresentate dalle tre autrici protagoniste: l’elaborazione di un lutto famigliare, di un omicidio, che è diventato un fatto storico del proprio paese; la deriva umana di una provincia operaia italiana, che smorza i sogni di giovani e adulti; infine la denuncia di quanto può essere deleteria la prevaricazione da parte delle istituzioni sugli individui, soprattutto quando queste sbagliano.

 Come ogni anno le tre serate di presentazione dei testi finalisti sono state l’occasione per fare incontrare le autrici e il pubblico, composto dalle scuole medie superiori coinvolte attraverso la Giuria delle Scuole, dai frequentatori del Barrio’s che conta 30.000 presenze annue e da tutto il bacino milanese e dell’hinterland.

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di Antonio Prudenzano

Jonathan Trigell Boy A Isbn
La copertina

Il primo romanzo del 36enne scrittore inglese Jonathan Trigell, "Boy A", uscito nel 2004, pubblicato in Italia da Isbn l'anno scorso e diventato anche un film omonimo con Andrew Garfield e Peter Mullan, si è appena aggiudicato il Premio Kihlgren opera prima per la narrativa europea 2010. Il romanzo, a cui nel 2007 Trigell (da tempo "autoesiliatosi" a Chamonix Mont-Blanc, dove lavora come giornalista e istruttore di sci), ha fatto seguire "Cham", continua quindi a riscuotere successo in tutto il mondo, Italia compresa. In parte ispirato a una storia vera, "Boy A" racconta di Jack, appena uscito dal carcere a 24 anni, che da bambino ha commesso un crimine terribile. Per lui che non ha mai potuto conoscere il mondo è l'inizio di una nuova vita, ma con un'altra identità. Sì perché Jack non è il suo vero nome. Nessuno deve sapere che il mostro-bambino è tornato libero. Ben presto però la voce comincia a spargersi... 

Jonathan Trigell Boy A Isbn
L'autore
Jonathan Trigell, dovesse riscrivere oggi "Boy A", cambierebbe qualcosa nella trama? Oggi la società occidentale è diventata più violenta e impaurita, e avrebbe quindi ancor più difficoltà a perdonare il suo Jack?
"Forse tornerei a una versione precedente: nella prima stesura, infatti, il coinvolgimento nel crimine di Boy A era reso più esplicito, ma poi il mio agente mi convinse ad attenuarlo. Adesso, alcuni lettori vengono via pensando che fosse più che altro uno spettatore del suo complice e, poiché non è mai stata mia intenzione ottenere questo risultato, probabilmente tornerei a una versione più vicina all’originale. A parte questo, sono abbastanza soddisfatto della versione finale. Non so se la società occidentale stia veramente diventando più violenta, penso piuttosto che i media calchino molto di più la mano. La paura aumenta le vendite dei giornali. È interessante, però, che in Gran Bretagna lo scorso anno vi siano stati due casi di grande risonanza, in cui i colpevoli erano due ragazzi più o meno della stessa età dei due protagonisti del mio romanzo. Inoltre, uno dei ragazzi che uccise James Bulger, forse il più celebre caso di omicidio di un bambino nel Regno Unito, è stato arrestato nuovamente per non aver rispettato le condizioni del rilascio. Penso che se 'Boy A' fosse pubblicato per la prima volta ora, nel Regno Unito, attirerebbe molte più critiche".

"Boy A" è diventato anche un film. Ha apprezzato la versione cinematografica del suo romanzo d'esordio?
"Sì, penso che fosse un grande film, davvero fedele al libro. La prima volta che l’ho visto mi sono sentito strano, perché alcune parti erano così simili a quelle che avevo immaginato, che ho avuto quasi la sensazione che me le avessero rubate dalla mente. Ad ogni modo, mi è stato detto che la mia scrittura è molto visiva, quindi, forse, è per questo che il regista John Crowley ci ha ricavato delle idee. Era strano e difficile pensare che stesse succedendo davvero, ma penso che il film sia bello e terribilmente triste".

A livello di stile e struttura, i suoi libri e la sua scrittura sono più influenzati dalla letteratura o dal cinema?
"Da entrambe, penso: quel che è certo è che, quando scrivo, ragiono per immagini e guardo molti film. Il mio secondo romanzo, 'Cham', è stato influenzato dal film di Spike Lee, 'Summer of Sam'. Però, certo, sono stato influenzato anche dai libri. Penso che John Updike abbia costituito la mia influenza letteraria più forte. Quando ho letto il suo romanzo 'Corri, coniglio', mi sono reso conto che era così che volevo scrivere".

Conosce qualche scrittore noir italiano?
"Ho paura di non averne ancora letto nessuno... Ho conosciuto Simona Vinci al Cormayeur Noir Festival e i suoi libri mi hanno dato l’impressione di essere molto interessanti, ma non penso siano stati tradotti in inglese".

Cosa pensa del successo dei noir scandinavi?
"Continuo a sentirne parlare alla radio, ma l’unico che abbia letto, anni fa, è 'Il senso di Smilla per la neve' di Peter Hoeg. Penso che ci sia molta pubblicità intorno a questo genere, comunque. Ricordo che quando 'Il Dio delle piccole' cose ha vinto il Booker Prize, si leggeva che gli agenti e gli editori riempivano gli aerei diretti verso l’India, alla ricerca di un altro Arundhati Roy, quando era chiaro che avevano le stesse probabilità di trovare un altro caso letterario in qualsiasi altro posto. Ora sembra che lo stesso stia accadendo con i thriller scandinavi. Se non altro mi è un po’ dispiaciuto che Stieg Larsson – che ha dato il via a questa mania – non abbia potuto godere del successo internazionale quand’era ancora in vita".

Cosa può anticipare sulla trama del suo terzo libro, "Genesis"?
"Be’, senza svelare troppo, dirò che si allontana completamente dai miei due romanzi precedenti. Tratta della genetica e dei dilemmi che ne scaturiranno in un futuro abbastanza prossimo. Non mi piace la parola 'fantascienza'; come Margaret Atwood, penso che 'letteratura speculativa' sia una definizione più calzante. Il libro, in realtà, non si chiamerà più 'Genesis', che d’altronde era un titolo di lavorazione. Ora propendo per 'Genus' – una bella parola latina – che sembra funzioni meglio. Nonostante sia ambientato in un futuro prossimo, penso che questo romanzo mantenga in ogni caso una vena noir".

Per quanto pensa ancora di restare "autoesiliato" a Chamonix Mont-Blanc, dove lavora come giornalista e istruttore di sci?
"Non penso di tornare a vivere in Inghilterra per adesso. Amo le montagne e da noi non ce ne sono degne di nota. Chamonix è un bel posto e quando ho voglia di un piatto italiano, mi basta attraversare la galleria per essere in Italia".

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