J.A.S.T., in anteprima su Affaritaliani.it il primo serial TV su carta...
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Su Affaritaliani.it (in fondo all'articolo) le prime pagine in anteprima, che spiegano meglio di tante parole cos'è davvero "J.U.S.T."...
Gli autori di J.A.S.T.:
Lorenza Ghinelli, classe 1981. Attualmente vive a Roma dove lavora come Editor e soggettista per la Taodue. Il Divoratore, in uscita prossimamente per Newton Compton, è diventato il caso letterario italiano dell’ultima Fiera del Libro di Francoforte. Ha un blog personale: www.lorenzaghinelli.blogspot.com
Daniele Rudoni è nato a Novara nel 1977. Attualmente lavora per Sergio Bonelli Editore e Marvel Publishing America, e come insegnante di Tecnica del Fumetto all’Accademia di Belle Arti di Novara. Per Marsilio, insieme a Simone Sarasso, ha pubblicato nel 2009 la graphic novel United We Stand. Il blog di Daniele Rudoni è www.danielerudoni.it
Simone Sarasso, classe ’78, vive a Novara. È suo il soggetto della serie interattiva Frammenti (http://www.frammenti.tv/), andata in onda su Current TV, e collabora come soggettista con la Taodue. Per Marsilio sono usciti i primi due romanzi di un trittico noir sui misteri della Storia d’Italia: Confine di Stato (2007, finalista al Premio Scerbanenco) e Settanta (2009). È autore, insieme a Daniele Rudoni, della graphic novel United We Stand (Marsilio, 2009). ll suo blog è www.confinedistato.blogspot.com
IL BOOKTRAILER
IN ANTEPRIMA SU AFFARITALIANI.IT LE PRIME PAGINE DEL LIBRO
Intro
Kiefer Sutherland, nell’ultimo disco del cofanetto della season one di 24, accoglieva il telespettatore con aria rassicurante, raccontando a grandi linee quello che succede nella serie. Spoilerando qua e là, Kiefer diceva abbastanza. Ma mai troppo. Riportava, anticipava, parlava senza peli sulla lingua degli episodi della stagione. A rigor di logica, il mio ruolo qui e adesso sarebbe lo stesso. Spiegarvi cosa è J.A.S.T. e darvi qualche anticipazione su quello che vi aspetta nelle prossime pagine. Ma non posso farlo per un sacco di ragioni. La mia situazione è piuttosto diversa da quella di mr. Sutherland. Kiefer poteva permettersi di spifferarvi qualcosa per due mo tivi: 1) Le “anticipazioni” ve le faceva nell’ultimo disco (e si presume che la visione parta dal primo). 2) Non erano poi vere preview, dal momento che la serie, negli States, era stata un successone. Le vicende non erano più così segrete, almeno per la maggior parte dei fruitori. E inoltre l’acquirente tipo del cofanetto è di solito un cultore. Che si è innamorato puntata dopo puntata, che ha sbavato ogni sette giorni per sapere come sarebbe andata a finire. E che, con l’acquisto del cofanetto, vuole esercitare il proprio feticistico senso di possesso sulla serie stessa. Dunque, nessun problema per Kiefer: poteva sbottonarsi quanto gli pareva. Cosa che io non posso fare. Nessuno sa ancora nulla di J.A.S.T. Non è passata in tv e non ha milioni di fan in tutto il mondo. Se n’è parlato in rete. Qualcuno ha visto il trailer. Ma nessuno sa niente di preciso. Se mi mettessi a parlare troppo, vi rovinerei la sorpresa. Per cui non dirò molto, promesso. Riguardo alla storia, mi limito a farvi sapere che è una storia di spie. Ma credo che ci foste arrivati da soli. Sul prodotto che avete per le mani, invece, lasciatemi spendere un paio di parole in più. Citando 24 in apertura, dovrei avervi messo la pulce nell’orecchio. A ogni modo, ecco come stanno le cose:
SE PENSATE D’AVER COMPRATO UN ROMANZO, SIETE FUORI STRADA. QUESTA È UNA SERIE TV.
Il fatto che non sia mai passata in tv non è rilevante. E anche se in tv non ci passerà mai, la cosa non ci sposta di un millimetro. Quella che state per affrontare, è un’esperienza d’intrattenimento senza precedenti. Quello che avete tra le mani è il cofanetto del primo serial su carta della storia dell’entertainment. Confine di Stato, il mio romanzo d’esordio, strizzava l’occhio al cinema. E si portava appresso un bagaglio di espedienti sia narrativi (la sequenza d’apertura descritta dall’occhio di una macchina da presa) che visivi (i titoli di testa) che lo rendevano un ibrido tra settima arte e letteratura. J.A.S.T. di ibrido non ha nulla: è un serial televisivo, dalla prima all’ultima pagina. E segue pedestremente le regole del genere, a cominciare dalla durata di ogni singolo episodio. Una delle caratteristiche dei seriali americani è che ogni puntata dura tra i quaranta e i quarantatré minuti. Questo tipo di format è dettato dal palinsesto: ai quaranta minuti di show ne vengono aggiunti venti di pubblicità, Questa è una regola inderogabile, che si applica (con apparente controsenso) anche a 24. Anche se, in linea di principio, ha la pretesa di essere girato in tempo reale (ventiquattro puntate da un’ora per raccontare una giornata del suo protagonista, Jack Bauer), le puntate durano quaranta minuti. Quello che succede durante la pubblicità, semplicemente non viene narrato. In osservanza a questo precetto aureo, ogni episodio di J.A.S.T. durerà quaranta minuti. Più o meno. I minuti sono calcolati sul tempo di lettura. Se siete particolarmente lenti a leggere, fate conto di non esservi alzati dal divano durante la pubblicità. La prima stagione di J.A.S.T. sarà composta da dieci episodi, di cui uno doppio. Solo il pilot avrà una lunghezza differente (sarà leggermente più corto). E questo, ancora una volta, in pieno spirito da serial. In genere viene girato e mostrato ai produttori un pilota della serie. Se i produttori dicono sì, la serie si fa. Altrimenti, amen. I pilot sono di solito produzioni low budget, e la cifra da spendere comunemente condiziona la durata dell’episodio (il pilot di Lost è addirittura doppio – ottanta minuti –, quello dell’Isola di Gilligan durava trenta minuti appena). Nel nostro caso, le cose non hanno deviato molto dalla normale routine degli Studios: tempo fa scrissi il pilota di J.A.S.T. e lo proposi all’editore. Gli parlai del progetto della serie e ne fu entusiasta. Da lì in poi nacquero le preoccupazioni narrative in relazione alla tempistica. Ma il primo episodio restò com’era: fuori scala. Scrivere su un numero di pagine fisso crea non pochi problemi allo sceneggiatore. La storia non può sbrodolare, deve essere il più essenziale possibile. Il non detto deve restare tale e trama, personaggi e tempi del racconto devono interagire attraverso un meccanismo perfetto. Scrivere con questi paletti (specie per gente come il sottoscritto, che tende a essere molto prolissa) è stato faticosissimo, ma parecchio stimolante. Ha insegnato all’intero collettivo che la stessa storia si può raccontare con la metà delle parole. E questo genere di insegnamenti è oro. Prima di lasciarvi al vostro serial nuovo di zecca, chiudo col suggerimento che Jerry Bruckheimer – il più grande produttore di serie televisive al mondo – regala a ogni nuovo sceneggiatore che entra nella scuderia: Ragazzo, ogni episodio inizia con una scena d’azione e un problema da risolvere. Nel corso dei quaranta minuti, il problema trova la propria soluzione. La puntata si chiude con un altro problema. Apparentemente insolubile. Il genere di consiglio che vale cento dollari a parola. Inutile dirvi che nessuno di noi se n’è scordato mentre faceva il proprio lavoro. E ora, basta chiacchiere.Come dice Kiefer: Now, please, enjoy the first season of J.A.S.T.
Simone Sarasso
Direttore artistico
J.A.S.T. Season one
(continua in libreria)



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