L'Italia è malata di sesso, ma la pornografia è un genere serio. L'intervista allo storico e massmediologo Pietro Adamo

Martedì, 13 dicembre 2011 - 11:30:00

di Virginia Perini

Dalle allusioni nelle docce del Grande Fratello agli scandali politici. L'Italia è "malata" di sesso. E tutto finisce in una parola, abusata, soprusata: pornografia. Sarà deludente per alcuni scoprire che tra giornali, tv e dibattiti, parlando di pornografia, si finisce quasi sempre al cospetto di posizioni superficiali che non riescono a liberarsi dal marchio del dilettantismo culturale. Lungi dall'essere la più bassa e sciocca delle forme espressive, per conoscerne i meccanismi e analizzarne i riflessi sociali e politici è necessaria, al contrario di quanto pensano in molti, una grande competenza. E' un fenomeno di massa che ha imposto in varie parti del mondo uno star system autoctono e ha dato vita a filoni indipendenti nell'editoria e nel cinema e che non c'entra nulla con il 'pansessismo' di cui è affetta la società. Sminuirlo, relegarlo alla parte più trash della natura umana significa peccare di superficialità. Almeno è questa la sensazione che si ha parlando con Pietro Adamo. Lui è docente di Storia moderna, autore con Giulio Giorello di Quale Dio per la sinistra?, con Stefano Benzoni di Psychofarmers® e ha dedicato parte della sua carriera storico-filosofica alla pornografia. Prima che sparisse dalle edicole e dalla Rete è stato una firma autorevole di Videoimpulse, l'unica rivista italiana dedicata alla critica del cinema porno, ma è coi saggi La pornografia e i suoi nemici, Il porno di massa. Percorsi dell'hard contemporaneo e Pornografie che ha posto le basi per una accurata analisi del genere porno. "E' un tema così vasto e su cui l'opinione pubblica fa così tanta confusione...". Reagisce così alla proposta di intervista su come il web ha cambiato la pornografia. Dice che nemmeno due ore di tempo servirebbero ad affrontare l'argomento. "Proviamo...".  

Che cosa rende tanto difficile affrontare l'argomento?
"Come il jazz o la techno, come l’horror nel cinema, anche il porno è diventato dagli anni Sessanta a oggi oggetto culturale di massa".

Ma genere ancora polemiche accese...
"Più di ogni altro genere però, soffre di una generale assenza critica, una critica capace di scavare nei suoi meandri, di decodificarne i tic nervosi, i procedimenti occulti, la strutturazione delle sottocategorie, di rivelarne le genealogie e le fenomenologie interne".

Oggi la parola pornografia è utilizzata incondizionatamente. Dai reality all'arte. Da che cosa deriva questa tendenza "pan-sessista"?
"I costumi sono cambiati, viviamo in una società che tende a far vedere sempre di più e che è fondata sulla commercializzazione dell'immagine. Non si sa dove si andrà a finire e con quale escamotage si potrà catturare l'attenzione del pubblico in futuro. Siamo vittime dell'estremizzazione costante. Del tentativo di sfondare sempre di più i limiti del sensibile. Questa tendenza contagia anche la pornografia (come ha contagiato il cinema e la politica), quindi si cerca di andare oltre il sesso, di 'mostrare' ancora di più, ma non coincide con la pornografia che, al contrario, è una forma espressiva che esiste da sempre e non si identifica con un genere".

Qual è il più grande luogo comune sulla pornografia?
"Pensarla come una forma espressiva diversa dalle altre solo perché se ne parla di meno. E pensare che riguardi questi tempi. Una volta si diceva: non la so definire, ma la riconosco quando la vedo. Ecco. La pornografia è la rappresentazione del sesso esplicito ed esiste da sempre. C'è però molta confusione al riguardo. Per esempio la si associa a Tinto Brass che invece solo in un film è arrivato a sfiorarla".

Ma secondo lei è una forma d'arte?
"Non tutta lo è. E' come nella letteratura: tutti i libri sono arte? Moccia è arte? Ci sono dei prodotti che lo sono a tutti gli effetti, altri che sono robaccia. La pornografia non è diversa dalle altre forme di espressione. Cerca di sconvolgere esattamente come le altre forme d'arte".

Ma è qualcosa di prettamente maschile? O come sostiene l'editrice Dian Hanson, curatrice di diversi volumi dedicati al nudo d'arte, può essere destinata o creata anche per le donne?
"Anche in questo caso, come ogni arte è indifferente il genere che la crea..."

E il web? Come ha cambiato la pornografia?
"Ha ucciso l'idea che la pornografia possa essere considerata come un fenomeno cinematografico. L'ha riportata alle sue origini. Fu Gola profonda a portare al cinema la pornografia, prima di allora (anni 60) nessuno la identificava con i film. Negli anni Ottanta invece erano di moda le videocassette. La forma pornografica per eccellenza però è il frame di pochi minuti in cui viene riprodotto l'atto sessuale, il sex act lo chiamano i pornografi. Ora la Rete ci riporta al loop, alla scena".

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