Iperborea riscopre il Nobel norvegese Bjørnstjerne Bjørnson
| LO SPECIALE
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Il libro – In uno sperduto paesino a picco su un fiordo, nella Norvegia di fine Ottocento, si sparge la voce che il pastore della comunità, Adolf Sang, sia dotato di un prodigioso potere taumaturgico, in grado di sanare i malati e addirittura, si dice, di resuscitare i morti. Uomini e donne accorrono per essere guariti dalle sue preghiere, o anche solo per assistere al “miracolo”, all’evento che potrebbe rinvigorire una fede vacillante, indebolita ogni giorno di più in tempi di scienza e di dubbio. Ma il miracolo più atteso tarda ad avverarsi: la moglie del pastore, Klara, è immobilizzata a letto da oltre un mese e la fede del marito sembra non avere effetto su di lei, donna educata alla razionalità in una “irrequieta famiglia di scettici. Anzi di persone intelligenti”. La fede ha davvero bisogno di miracoli? È autosuggestione o è capacità di spingersi “al di là delle forze umane”? Mentre gli intellettuali si interrogano, contadini e pescatori continuano a rigenerarsi al mite canto del pastore, e perfino una natura incantata, in cui strani bagliori attraversano il cielo, pare ubbidire alla sua voce. Grande classico del teatro nordico, il dramma è una parabola commovente sullo scacco dell’uomo religioso davanti alla scienza, ma soprattutto – e in questo sta la sua ambigua modernità – dell’uomo di scienza davanti a tutto ciò che esula dalla sua filosofia. 
La copertina
L’autore – Bjørnstjerne Martinus Bjørnson (Kvikne, 8 dicembre 1832 – Parigi, 26 aprile 1910) fu poeta, drammaturgo e scrittore. Sul piano artistico concorse assieme ad Henrik Ibsen alla nascita della moderna drammaturgia norvegese e scandinava. Figlio di un pastore protestante di origine contadina, Bjørnson studiò a Molde e Oslo, pur non riuscendo mai a portare a termine i propri studi universitari. Dal 1860 al 1863 viaggiò e soggiornò a lungo all'estero, in America, in Francia, in Germania e in Italia. La sua prima fase artistica si contraddistinse per un marcato romanticismo, per poi avvicinarsi a problematiche sociali, assestandosi su posizioni radical-liberali. Grazie anche al suo forte interesse per la politica e le questioni sociali, ebbe una costante influenza sulla vita e sulla storia della Norvegia, di cui sostenne sempre l'autonomia e criticò le polverose istituzioni monarchiche e religiose. Vincitore del Premio Nobel nel 1903, tra le sue opere più significative sono da ricordare Il re, la cui pubblicazione suscitò scandalo in tutto il paese, ma anche il controverso dramma sociale, Leonarda e Quando fiorisce il vino nuovo. Molto noto è anche il romanzo Le vie di Dio. 
L'autore
“Bjørnstjerne Bjørnson e l'Italia: letteratura, arte, politica”. Gli appuntamenti:
Roma, giovedì 15 aprile, primo appuntamento presso l’Istituto di Norvegia e poi nella sede del Circolo scandinavo.
Milano, venerdì 16 aprile, presso l’Università degli studi di Milano, un convegno sull’attività di Bjørnson in Italia.



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