E ora il direttore dell'Economist prega

Giovedì, 4 giugno 2009 - 13:53:00


John Micklethwait
"La ripresa globale delle religioni ha molto a che fare con il capitalismo prossimo venturo". La tesi proviene da una fonte veramente inaspettata. John Micklethwait, direttore del "laicissimo" e liberale settimanale L’Economist,  ha pubblicato un libro-inchiesta che parla di cristiani, musulmani, buddisti, di Corano e Vangelo, in collaborazione con il corrispondente americano Adrian Wooldridge. God is back è il titolo.

"CAPITALISMO E RELIGIONE CAMMINANO MANO NELLA MANO" - Intervista dal settimanale Famiglia Cristiana, Micklethwait, di fede "cattolico romana" è convinto: "La democrazia, il mercato, la tecnologia e la ragione, tutto ciò che si supponeva dovesse distruggere la religione, in realtà la rendono più forte. Capitalismo e religione camminano mano nella mano e si rafforzano a vicenda. Dio non è un’alternativa alla modernità, ma una risposta ad essa. In molti Paesi del mondo le Chiese utilizzano gli strumenti della modernità per prosperare e propagare il loro messaggio". 

LA FEDE IN ASCESA - Dunque, continua il direttore, "La religione sta giocando un ruolo sempre più importante nella vita pubblica, sociale e intellettuale. Lo si vede dappertutto: dalle banlieue di Parigi ai sobborghi di Dallas, dagli slums di San Paolo alle baraccopoli di Bombay. Lo sviluppo della cristianità in Cina, con particolare devozione alla Vergine Maria, è qualcosa di sorprendente. Tra l’altro molti leader della protesta dell’89 in piazza Tien an men si sono convertiti al cristianesimo". 



GOD IS BACK. ANCHE NEI LISTINI DI BORSA - Dio è tornato, si direbbe. Sia sulle strade che sui listini di borsa... "L’accresciuta democrazia in Cina può produrre la più grande ondata di cristianesimo di tutti i tempi. L’evangelismo pentecostale in particolare, nato in America e diffuso fino in Francia, in Sudamerica, e in Cina, fornisce alla gente la giusta disposizione psicologica per prosperare nell’economia capitalistica. In effetti la religione agisce con un meccanismo simile a quello innescato dal puritanesimo del XVII secolo e descritto da Weber. Oggi il fulcro però non è più l’Europa settentrionale, dove il capitalismo è nato, ma l’America. L’America profonda delle grandi chiese pentecostali, dove la fede abbraccia democrazia e mercato e dove religione e modernità coesistono felicemente. Per questo sostengo che per la prima volta nella storia il modello che si sta esportando non è il cristianesimo europeo ma quello americano. Che tra l’altro è molto legato all’economia. Se si va nel negozio di libri di una chiesa evangelica, si trovano decine di manuali di business e di management. I predicatori moderni usano modelli di business per evangelizzare più fedeli possibile. Molta gente che entra in quelle chiese non è disperata e alla ricerca di soluzioni. È gente che sta salendo nella scala sociale". 

"LA FEDE PERMETTE DI CAPIRE LE SCELTE DI BARACK OBAMA" - Inutile dire che il pensiero vola al nuovo Presidente degli Stati Uniti, Barack Obama: "La dimensione religiosa in Obama è importante. Lo si evince a partire dal suo libro autobiografico I sogni di mio padre. Questo è uno dei motivi per cui Obama è così interessante agli occhi degli europei. Quando si pensa alla religione americana si pensa a Bush, al newborn, a colui che per sfuggire all’alcolismo riscopre la fede e si rivolge a Dio per essere aiutato. In realtà - continua Micklethwait - la tipica esperienza americana è quella di Obama, con cui molti europei si identificano: un giovane intelligente, di successo, che scopre il significato profondo della vita in una chiesa di Chicago e si converte, dedicando a Dio i suoi sacrifici, il suo passato difficile, ma anche il suo futuro . La fede è ciò che permette di capire il vissuto di Obama, ma anche le sue scelte politiche".

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