Luciana Castellina: "Dedicherei lo Strega ai compagni con cui ho provato a cambiare il mondo"
| UNA FESTA PER LA SCRITTRICE A Luciana Castellina la casa editrice Nottetempo dedica una festa, ospitata dalla terrazza della Fondazione Olivetti. L'autrice discuterà con Carlo Lizzani del suo libro, e a seguire verrà offerto un aperitivo con buffet. L'appuntamento è per domani, martedì 24 maggio, dalle ore 18.30, in via Zanardelli n.34, a Roma.
LO SPECIALE
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![]() Luciana Castellina |
Luciana Castellina, "La scoperta del mondo" è un diario e racconta la sua iniziazione politica. Era un'altra Italia, quella della sua giovinezza. Quali sono state le reazioni dei ragazzi di oggi che hanno letto il suo libro?
"Una qualche curiosità per come era la politica tanti anni fa, senza somiglianze con quella di adesso".
Con che spirito partecipa al Premio Strega?
"Con lo spirito di una debuttante ancorché attempata".
Tra gli Amici della Domenica in tanti la stimano e potrebbero votarla. Addirittura, c'è chi arriva a ipotizzare una sua vittoria, che metterebbe fine al "monopolio" dei grandi gruppi editoriali sullo Strega. La vittoria per lei è un'utopia o un sogno realizzabile? Eventualmente, a chi la dedicherebbe?
"Non mi aspettavo che questa mia rivisitazione del diario adolescenziale, compiuta per spiegare ai miei nipoti come era il mio tempo, diventasse un libro. Tanto meno che fosse proposto da qualcuno per lo Strega, non parliamo della possibilità che entrasse fra i 12 proposti alla giuria. Tutto il resto è una straordinaria avventura... A chi dedicherei il premio nell’eventualità remota di una vittoria? Ai miei compagni della più bella avventura possibile nella vita: quella di cambiare il mondo e rendere compatibili due obiettivi fino ad oggi rimasti contraddittori: libertà e uguaglianza".
Ha letto gli altri libri in corsa al premio Strega? Ce n'è qualcuno che l'ha colpita in modo particolare?
"Mi ha positivamente colpito che quasi tutti i libri in competizione per lo Strega di quest’anno siano così attenti ( e preoccupati) della vicenda umana che viviamo. A me sembra un buon segno, perché credo che la letteratura debba interpretare ed esprimere, sia pure nei suoi modi immaginifici, il proprio tempo".
I giovani e la politica: da sinistra a destra, l'età media di chi è al potere è piuttosto alta. "Colpa" di un sistema chiuso o, anche, di giovani che non riescono a farsi strada?
"Non sopporto i 'rottamatori' e neppure i 'grillini'. I vecchi sono diversi fra loro così come i giovani. Se per molti versi amo di più, non i vecchi, ma i vecchi vecchi, è perché so che la loro selezione, per diventare dirigenti politici (e cioè interpreti dei loro rappresentati e capaci di prospettare una visione del mondo) passava per una dura gavetta, non solo per qualche talk show televisivo. Poi, naturalmente, ci sono i vecchi arroccati al potere che non capiscono quanto di nuovo porta la storia. Ma non tutti i giovani che vorrebbero sostituirli sono più capaci di intendere gli umori nuovi".
Più in generale, le nuove generazioni la fanno ben sperare per il futuro del Paese?
"Le nuove generazioni subiscono una devastante assenza di prospettive di vita. Questo induce disperazione e non necessariamente forza alternativa. Ricostruirla, come è necessario, è, ovviamente, compito dei giovani, ma si tratta di un cammino difficile, faticoso, in cui la prima cosa che si dovrà fare, è liberarsi delle facilonerie generazionali".
E per tornare alla politica italiana, a sinistra chi la convince di più tra i volti "nuovi"?
"Di volti ce ne sono di migliori e di peggiori. Ma sono convinta che fino a quando si resterà ai volti non si andrà lontano. Io credo sia necessaria la partecipazione e la soggettività collettiva. Perciò punto su quei 'volti' che – come Niki Vendola - condividono questa mia opinione".
Li ha citati prima in una risposta: cosa pensa del successo dei "grillini" nel primo turno delle amministrative?
"Il mio giudizio sui grillini è totalmente negativo. Io sono convinta che il peggio non sia il berlusconismo ma la retorica dell’antipolitica di cui i grillini sono i paladini. Questo è il vero cancro della società italiana attuale, quello che dà forza a Berlusconi che della politica – in quanto partecipazione attiva e organizzata dei cittadini – vorrebbe fare a meno".
"L’indignazione è sempre la premessa, ma occorre un seguito: la ribellione". Lo ha scritto in "Ribelliamoci. L’alternativa va costruita", la sua risposta al bestseller di Stéphane Hessel (uscita da poche settimane per Aliberti editore). Pensa davvero che l'Italia sia pronta a ribellarsi e a costruire l'alternativa?
"No, non lo penso: la ribellione stessa è una premessa, come l’indignazione. Poi c’è bisogno di idee, di convincere gli altri a condividerle, di esercitare egemonia, di costruire rapporti di forza, esperienze reali, insomma:di un progetto. Da questo, nonostante molti sintomi positivi recenti, siamo ancora lontani".
Sta già lavorando al prossimo libro?
"Per ora sto pensando ad altro: innanzitutto al prossimo referendum. E poi alle vacanze".



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